mercoledì, 22 gennaio 2020
fiaccolata2-2

FARISEI

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Quello che sto per scrivere mi renderà invisa alla quasi totalità di chi avrà la voglia e la pazienza di leggerlo, ma sento l’urgenza di dire un “basta!” a certo pietismo buonista e ipocrita.

Mi riferisco alle partecipazioni di massa ai funerali, agli applausi al feretro, ai voli di palloncini e alle fiaccolate, tutta paccottiglia che serve solo a gettare altra calce sui sepolcri imbiancati, a sentirsi più buoni e con la coscienza a posto solo per aver partecipato alla manifestazione pubblica del cordoglio.

Il caso delle due sedicenni romane travolte ed uccise a corso Francia da un guidatore ventenne è emblematico di come tre giovani siano stati causa del proprio destino per incoscienza e mala educazione.

Corso Francia è da sempre una strada pericolosa, dritta e larga com’è di prosecuzione in pieno centro abitato della Via Flaminia Nuova, che porta direttamente al G.R.A. e alle autostrade: facilmente chi entra in città da quella direzione può essere tratto in inganno dalle caratteristiche della strada, e credere di poter ancora guidare come in autostrada. Insomma, a Corso Francia si corre!

Nel tratto dove è avvenuto l’incidente, nei pressi del Viadotto Nervi, la strada ha ben sei corsie: quattro verso Ponte Flaminio con la rampa di salita al viadotto, e due verso la Via Flaminia Nuova, divise da un guard-rail. La larghezza da attraversare per i pedoni è di circa trenta metri. Il passaggio pedonale più vicino è dotato di un semaforo a tre luci anche per i pedoni, che quindi vengono avvertiti dell’avvento dello stop dal giallo, e non dalla consueta immagine verde lampeggiante per pochi secondi.

Le due ragazzine sono state probabilmente vittime di un gioco assurdo, l’attraversamento di Corso Francia a semaforo rosso per i pedoni, e lontano dalle strisce, che pare sia di moda tra i giovanissimi residenti tra Vigna Clara e la Collina Fleming, zone “bene” della Capitale. I comportamenti stupidamente “coraggiosi” dei giovanissimi sono purtroppo una piaga diffusa in tutti i paesi ricchi, come certi ragazzini inglesi che per scommessa attraversano di corsa i binari al sopraggiungere del treno. Da noi capita che ci siano bande di minorenni che si divertono a buttare massi dai cavalcavia sulla strada sottostante, e qualche volta ci scappa il morto. Per restare in zona Roma nord, non mancano i fidanzatini che, stanchi dei lucchetti, usano ponte Flaminio per scattarsi selfie estremi a penzoloni dalle balaustre.

Il ragazzo che le ha investite sostiene di non averle viste: di notte sotto una pioggia battente, in un tratto mal illuminato e probabilmente coperte da un’altra auto che occupava la corsia a destra della sua auto, la cosa è credibile.

Ricordiamo comunque che è un neo patentato: la legge considera tale chiunque abbia conseguito la patente da meno di tre anni. Un neo patentato non può guidare auto con potenza superiore a 70kw, non può superare i 100km/h in autostrada e i 90 su strade extraurbane e deve essere completamente sobrio, con tasso alcolemico pari a zero. Il giovane, appena ventenne, aveva già subìto il ritiro della patente e la decurtazione di molti punti dalla patente per una serie di infrazioni gravi al Codice della Strada: che ci faceva in giro su un suv Koleos che ha almeno 110 se non 143kw, per giunta bevuto e, forse, anche fatto?

Il destino ha fatto incontrare tragicamente due amiche, che tenendosi per mano sono stolidamente andate correndo incontro ad una morte assurdamente inutile, e un ragazzo figlio di papà, recidivo a comportamenti pericolosamente fuorilegge, che anche in caso di accertato concorso di colpa sarà giustamente marchiato a vita come assassino.

I genitori del ragazzo hanno prontamente assoldato avvocati di chiarissima fama per difenderlo, i genitori delle ragazze chiedono giustizia, non vendetta… “Ma de chè”, come si dice a Roma.

Giustizia, vendetta… sono solo parole che coprono a stento l’enorme dolore causato in gran parte dal rimorso per non essere riusciti a dare ai propri figli il senso delle responsabilità personali per ogni atto della propria vita, e a non dare coscienza dell’esistenza di limiti e di regole, che non vanno interpretati come imposizioni autoritarie oppressive della libertà, ma come norme dettate dal buonsenso in un contesto di civile sopravvivenza.

L’orrore di questo tragico accadimento potrebbe avere una sua utilità se solo fosse capace di indurre nei giovani un po’ di prudenza e quel pizzico di senso critico capace di dar loro la forza di uscire dal gregge a testa alta, consci del proprio valore al di fuori di mode e di comportamenti da seguire ed emulare a tutti i costi.

Non saranno fiori, lumini e peluche, né commoventi letterine a mettere a posto le coscienze: che non si creda di archiviare una tragedia così con qualche giorno di commenti con faccine piangenti sui social. C’è solo da meditare, molto e in silenzio, sulle proprie responsabilità.

Un richiamo alle responsabilità di chi sa, di chi ha visto, di chi si era accorto che qualcosa non andava e si è voltato dall’altra parte, di chi diventa omertoso e si comporta come le tre scimmiette per non farsi coinvolgere, è doveroso farlo ai modicani tutti.

Che senso ha celebrare fastosi ed ultrapartecipati funerali a Peppe Lucifora, ufficialmente amatissimo e stimato da tutti ma in realtà protagonista di un nauseante e morboso chiacchiericcio ufficioso, alimentato purtroppo da un silenzio assordante delle autorità investigative?

Che senso ha una fiaccolata in memoria di Antonio Aurnia, spinto al suicidio da una situazione economica di enorme difficoltà, generata e lucrata da personaggi tutti presenti e piangenti al funerale?

Troppo spesso si è visto come l’invidia per il successo generi l’atroce cattiveria di volersi “levari u piaciri” nel distruggere la vita altrui. Maldicenza, calunnie e lettere anonime sono all’ordine del giorno. Ma anche fingere di dare ascolto e di aiutare un amico, negare un credito lecitamente chiesto e buttare il malcapitato tra i tentacoli degli strozzini sono comportamenti disgustosi abbastanza comuni, quando non apertamente criminali.

E allora, basta con questi mezzucci anestetizzanti. Lasciamo stare applausi, fiori, palloncini, fiaccole e peluche.

Rispettiamo il dolore delle famiglie e la memoria di chi non c’è più con affettuosa ma discreta vicinanza e, soprattutto, con la collaborazione senza remore all’accertamento delle responsabilità.

Perché un sepolcro, anche se imbiancato di fresco, puzza.

Lavinia P. de Naro Papa

 

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