mercoledì, 22 gennaio 2020
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TANTA GIOIA AL “PICCOLO PALCOSCENICO”

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Chiudendo gli occhi il pomeriggio del 5 gennaio al Piccolo Palcoscenico, è stato come fare un tuffo nel passato, un viaggio nel tempo tra i campi di cotone della Louisiana, nelle radici di quella cultura nata dalla sofferenza degli schiavi che si è tradotta in una costellazione di espressioni musicali, dallo Spiritual al Soul, dal Jazz al Gospel, tutti intrisi della straordinaria creatività dei neri d’America, il cui dolore si è sublimato nel canto che è preghiera cristiana e laica ma, soprattutto, profondamente umana.
Sì, è bastato chiudere gli occhi e il Gospel Choir del Maestro Aurelio Pitino ha fatto il resto con una sovrabbondanza di emozioni per l’eccellenza dell’esibizione che ha trascinato gli spettatori con la potenza della voce solista incalzata dalle risposte del coro e le sue variazioni di armonia e parole.
Aurelio Pitino, modicano vissuto per anni a Torino, ha giocato con le note frangendole, innalzandole, mutandone potere trascinante e intensità ritmica. Il repertorio presentato insieme ai suoi bravissimi ventisei coristi includeva l’inno “Amazing Grace” scritto da John Newton che nel XVIII secolo ha fatto propria la causa dell’abolizionismo con discorsi ispirati.
Ma c’erano anche “Kumbaya my Lord”, “When the Saints go marching in” e tanto altro, a riprova che il Gospel e la negritudine non sono un fatto di “pelle” ma appartengono alla categoria dello spirito.
La serata è stata resa ricca e articolata dalla sensibilità del Maestro Giorgio Rizza alla tastiera e da Alessandro Sparacino che non si è limitato a fare gli onori di casa ma ha fatto parte dello spettacolo leggendo, tra un inno e l’altro, brani relativi al tema in un crescendo di parole che smuovono montagne di indifferenza, fino a “Le orme sulla sabbia” di un anonimo brasiliano: parole confortanti nell’offrire certezze nell’incertezza della vita, quelle di avere sempre Qualcuno accanto, anche nei giorni del dolore e dell’abbandono.
Ma la musica è anche gioia, e domenica c’era gioia al Piccolo Palcoscenico, la si sentiva come piccoli vortici e folate che spiravano dal palco alle poltrone, dalle quinte alle pareti, come una luce che si esprimeva nell’applauso scrosciante e illuminava volti e sorrisi degli artisti e del pubblico. Tanta gioia.

Marisa Scopello

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