mercoledì, 22 gennaio 2020
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UN SEGNO DI PACE: LA FAMIGLIA

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d3355dd8-bbdf-4bd5-99ed-9f7dc306e638Con uno spettacolo davvero emozionante sulla Famiglia Santa a Betlemme, domenica 29 dicembre la Compagnia del Piccolo Teatro di Modica ha voluto regalare a tutti i presenti un “Segno di Pace” molto speciale, un appuntamento molto atteso in città, giunto ormai alla 27° edizione dal lontano 1993. Il Duomo di San Pietro è stata la cornice perfetta per inscenare un recital che ha posto al centro la storia sempre magica dell’annuncio e del concepimento del Cristo in quella Notte Santa in cui il segno mirabile dell’amore infinito di Dio per l’uomo si compie nell’incarnazione del Cristo. La rappresentazione ha sviluppato un tema che quest’anno Papa Francesco ha voluto spiegare e sottolineare con molta attenzione nella sua lettera apostolica “Admirabile signum”, un documento che spiega il significato e il valore del presepe partendo dalle lontane origini francescane del Natale del 1223 in cui San Francesco rappresentò a Greccio la prima natività, fino ad arrivare al valore che questo gesto “creativo” assume oggi per tutti quelli che lo fanno nelle loro case e non solo. I momenti di recitazione sono stati contornati da brani interpretati dal gruppo “Muorika mia”, diretto dal maestro Abbate, mentre i testi interpretati sono un intreccio di brani tratti dal Vangelo con spunti dal libro di Erri de Luca “In nome della madre” e dalla lettera apostolica “Admirabile”, un copione che ha davvero emozionato soprattutto per l’interpretazione che gli attori del Piccolo Teatro hanno saputo rilevarne. Un aspetto che ha reso la serata davvero speciale è la presenza del presidio cittadino di Libera- associazioni, nomi e numeri contro le mafie, rappresentata dal portavoce Francesco Rendo, associazione a cui è stata interamente devoluta la somma donata liberamente dal pubblico presente, un gesto molto significativo in un tempo assai difficile per la legalità e la giustizia.

Comunque questo appuntamento ci ha portato a riflettere sul tema del Presepe ma nello specifico della Famiglia; notiamo appunto che ancora una volta il fulcro di ogni cosa è quel nucleo originario dove ognuno di noi dà inizio alla propria storia: la Famiglia! Questo a mio parere è il messaggio di PACE universale che tutti dovremmo cogliere ma non solo a Natale e davanti al Presepe, dobbiamo cogliere il SEGNO UNIVERSALE che abbraccia ogni fede, ogni religione, ogni credenza: l’amore della famiglia e nella famiglia è il vero motore di ogni nostro divenire! Senza delle solide radici sulle quali costruire la nostra identità, come possiamo credere in noi stessi ed edificare il nostro domani? Senza un luogo intimo dove possiamo leggere noi stessi senza che nessuno ci giudichi o ci condanni, che uomini e donne concreti possiamo pensare di diventare? E infine senza un luogo dove poter imparare a riconoscere cosa significhi veramente amare, come possiamo innamorarci dell’amore e comprenderne ogni sua sfumatura? Ma di quale famiglia stiamo parlando? Non tutti gli uomini e le donne di questo pianeta hanno una famiglia alle spalle su cui poter contare, sappiamo quanta ingiustizia e malvagità regni nel mondo, l’odio ormai sgretola ogni legame affettivo, in molti paesi parecchi bambini sono privati anche del diritto di vivere in una famiglia perché nati già schiavi… E non mi riferisco solo ai paesi dove i regimi integralisti hanno preso potere, mi riferisco anche a molti paesi dell’occidente, dove solitudine e corsa al potere prevalgono su ogni cosa!  Allora oggi più che mai dobbiamo riscoprire dove si può trovare la famiglia e cosa s’intende per essa. Oggi la famiglia tradizionale, il nucleo primordiale genitori-figli è divenuta un’istituzione fragile a volte rara, quel cerchio perfetto della vita che la società reputa alla base dell’evoluzione è divenuta quasi un ideale, addirittura in molti pensano che sia “fuori moda” mettere su famiglia… Ma allora dove va ricercata questa tanto famosa e sfrattata famiglia? Va ricercata là dove si concretizza l’Amore, tutti possono diventare genitori di figli adottivi, bastano gli occhi attenti di un padre o di una madre per sentirsi figlio ed ereditare l’amore filiale, non è la genetica che rende genitori o figli ma una sola cosa lo fa: l’amore; ritornando al simbolo del presepe, proprio di questo aspetto Giuseppe ne è segno tangibile, accoglie un figlio non suo geneticamente ma suo per amore, è un uomo che in nome dell’amore sfida le regole del tempo e accetta un figlio sconosciuto che ama fin dal momento in cui gli viene annunciato. Allora anche attraverso questo modello così lontano possiamo comprendere che è quel sentimento incondizionato di affetto che guida l’altro alla pace, alla gioia, alla serenità che genera Famiglia, e se vogliamo essere davvero in armonia col mondo e con noi stessi, dobbiamo edificare la nostra vita proprio attraverso questo ampio concetto di Famiglia che va inteso come nucleo fondante in cui ognuno attraverso l’amore dell’altro trova la piena libertà di essere se stesso!

Graziana Iurato

 

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