giovedì, 20 febbraio 2020
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“DA QUI” PERCHÉ LA STORIA VADA AVANTI

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d6625521-c754-40e8-b299-8a6d95e4d4f4 Il 25 gennaio si è tenuta a Modica, presso la Fondazione G. P. Grimaldi, l’inaugurazione della mostra fotografica “…Da qui” che rimarrà in esposizione fino al 16 febbraio nella stessa sede.
Il presidente della Fondazione, Filippo Pasqualetto, ha aperto la presentazione della mostra con orgoglio per la Fondazione che, ha tenuto a precisare, continuerà ad accogliere tutti gli eventi che, come questo, si presenteranno come strumento di testimonianza riguardo ai rapporti umani, all’integrazione, al meglio della nostra storia.
Maurilio Assenza, docente, direttore della Casa Don Puglisi e vice presidente della Fondazione di Comunità Val di Noto, si è soffermato al profumo e alla bellezza che da ogni volto traspira osservandolo con discrezione e ci permette di entrare in relazione epatica con le persone che ci stanno davanti (epifania dei volti).
Franca Schininà, fotografa, ha raccontato della sua amicizia con Antonello Ragusa e della sua crescita come fotografo nel sociale e di come, affrontando con caparbietà, amicizia, comprensione ma soprattutto amore, abbia imparato velocemente che l’obiettivo è il proseguimento del suo occhio, che a sua volta è il proseguimento della sua anima e che quindi non è una macchina fotografica quella che custodisce i segreti captati nei volti e negli scatti ma il cuore umano che sa guardare oltre le menzogne che ci vengono imposte e vede invece, allargando l’obiettivo, grandi verità che spettano di diritto a tutti.
Barbara Cucinotta, fotografa, emozionata, ha parlato dei personaggi nelle foto e delle persone amorevoli davanti a loro, del messaggio visivo, del coraggio, della grazia, della cura nell’incontro, della consapevolezza di ogni essere superstite della propria vita.
Entrando bene nel tema, ci si rende conto che “…Da qui”, oltre che una mostra, è un’opera grandiosa nata da un progetto pensato e studiato nei più piccoli dettagli da Elisabetta Rizza, che da diversi anni lavora presso il Centro Diurno di Modica (Dipartimento di Salute Mentale) e non è nuova a questo genere di progetti che, all’interno del centro, conduce già da qualche anno con la collaborazione di altri professionisti e artisti, realizzando laboratori di fotografia, teatro, pittura. Lei dunque, insieme ad Antonello Ragusa, fotografo autodidatta che, dal suo primo approccio alla fotografia negli anni 90 ad oggi, è cresciuto tantissimo umanamente grazie alla sua passione per la fotografia, ha lavorato in sintonia per più di un anno, partecipando attivamente e con grande sensibilità alla vita di uomini, donne e bambini venuti da molto lontano e che oggi vivono nel nostro paese grazie al gesto più bello che si può fare per dare speranza: l’accoglienza. Nelle foto di Antonello, raccolte anche in un libro e con i testi che le affiancano curati da Elisabetta, si leggono storie e grandi emozioni che segnano il volto dei protagonisti, insieme all’atteggiamento umile ma dignitoso di ognuno di loro; il sorriso, il raccoglimento, la gioia della semplicità, lo specchio della sofferenza ma anche della serenità che si può vivere  all’interno di una casa di riposo, in una chiesa ortodossa per pregare, nel lavoro delle serre o nelle campagne insieme ai mura a siccu, i panni da stendere o da piegare, l’eleganza, la ricchezza, la povertà, la gioia di vivere.
Li hanno conosciuti e incontrati tante volte, hanno ascoltato con rispetto i loro racconti di vita, i loro bisogni, i sogni, le aspettative, le paure che li accompagnano e che li accomunano. Hanno saputo cogliere le emozioni nel momento dei loro ricordi, esprimendole a parole e stampandole nei loro volti. Hanno atteso, con tanta pazienza, la fiducia, la stima, la complicità di ognuno di loro, l’uno con l’obiettivo, l’altra con professionalità umanistica, uniti dalla sensibilità umana, rendendo il lavoro svolto “una stupefacente realtà di vita” prima di arrivare finalmente alla gratificazione degli uni e degli altri con “…Da qui”, scegliendo, non con facilità, dieci fra loro e tra le migliaia di foto scattate e di parole dettate dal cuore.
E quegli altri, “loro”, i protagonisti principali della mostra, non tutti, sono stati presenti e felici dell’attenzione ricevuta durante la serata, grati per il loro inserimento nella vita sociale, circondati dall’affetto di chi li ha conosciuti prima e poi, dopo e durante l’inaugurazione, davanti alle loro stesse foto, sentendosi parte integrante nel contesto sociale del nostro paese.
Il pubblico presente ha potuto constatare, ascoltando attento i racconti degli intervenuti e poi con l’inaugurazione della mostra, benedetta da padre Antonello, frate cappuccino e parroco della chiesa di San Pietro, anch’egli presente sin dall’inizio della serata, quanto sia gratificante essere parte integrante dell’accoglienza che dà vita all’unione dei popoli riempiendoli di dignità.
E tutto questo lo si può sentire e vedere anche solo dando uno sguardo alle foto appese ai muri e questo hanno raccontato con la mano sul cuore Antonello Ragusa ed Elisabetta Rizza, mentre nella stanza i protagonisti, felici dell’attenzione prestata loro, parlavano insieme ai presenti davanti ai loro ritratti e splendevano ancora di più. Cito solo alcuni di loro: Thierno Barry­ della Nuova Guinea; Lea Andrianoela Meriliane “La Principessa” del Madagascar; Abel Christian Okoro della Nigeria e Abdoulahate Leye del Senegal “I giovani cavalieri”; Lireta Katiaj (scrittrice) dell’Albania.
Tanti dunque i presenti e molti coloro che ogni giorno stanno ammirando la mostra, infinito il progetto dell’accoglienza alla quale tutti dovremmo partecipare con enfasi e rispetto, semplicemente perché, se uno sta bene, l’altro sta meglio e la nostra Storia continua ad andare avanti.

Sofia Ruta  

 

 

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