mercoledì, 12 agosto 2020
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IL PONTE SOLIDO DELL’AMOREVOLEZZA…

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Anche a Modica il 31 gennaio i giovani salesiani della città, gli ex allievi e i bambini della scuola Regina Margherita hanno celebrato la festa di Don Bosco, presbitero e pedagogo che nel 1859 fondò la congregazione dei Salesiani e delle figlie di Maria Ausiliatrice. Queste due comunità religiose sono nate dopo l’intensa esperienza di apostolato tra la gioventù povera di Torino che il Santo svolse per anni, ed oggi i salesiani si dedicano ancora a questa missione educatrice tra i giovani, una scommessa formativa che certamente richiede competenze e approcci diversi col mondo dei ragazzi di oggi.

“Egli ha guardato i ragazzi negli occhi, si è messo al loro fianco come Padre e Maestro per aiutarli e maturare […] Don Bosco aiutava i poveri e i giovani in un’epoca di massoni […]”. Queste le parole di Papa Francesco durante l’omelia di quest’anno per ricordare il fondatore dei salesiani nel giorno della sua festa, parole semplici che inducono però a riflettere su quanto importante sia stare a fianco ai ragazzi, non porsi solo come formatori ed insegnanti che devono impartire norme e precetti utili a sviluppare il loro così tanto decantato “Senso Critico”, Don Bosco diceva anche che educare è un’arte, e le sue parole chiave erano: ragione, religione e amorevolezza, termini su cui ha costruito il suo intero percorso pedagogico. Mi voglio soffermare soprattutto sulla parola “amorevolezza”, perché a mio parere è quella dimensione che oggi noi insegnanti in particolare notiamo che manca di più tra i banchi di scuola. Questo sentimento così denso di significato è inscindibile dallo stato di serenità interiore, tutti dovremmo essere amorevoli e concreti quando ci si rapporta con il prossimo, tanto più con un discente, ma c’è da constatare con molto rammarico che questi stati d’animo oggi nelle aule sono delle vere utopie a causa di numerosi fattori… Se dovessi condurre un’analisi di ciò che s’intende per rapporto educativo e formativo oggi partendo proprio da questa constatazione, potrei solo iniziare affermando che noi docenti ci troviamo impreparati difronte al marasma di “problemi” che proprio nelle aule delle scuole di tutta Italia, e non solo, vengono a galla, sembra riduttivo citarne alcuni senza spiegare esattamente ciò a cui stiamo assistendo in prima linea, siamo i diretti testimoni di un cambiamento radicale a cui noi stessi non riusciamo a dare un nome, a trovarne il senso… Mi riferisco al crollo di ogni forma di rispetto per l’altro, alla graduale scomparsa della comunicazione diretta e sensibile, all’affermazione irruenta di una nuova forma di linguaggio più sfrontato, volgare e senza regole, alla tassativa sostituzione del mondo reale con il mondo virtuale tanto seducente e coinvolgente quanto deleterio per la crescita emotiva e relazionale dei nostri figli in particolare. Potrei elencare altri elementi su cui riflettere, ma non serve elencarli, ciò che serve è prenderne atto e cominciare a lavorare in sincronia tutta quanta la società, per costruire un ponte solido che recuperi ciò che stiamo perdendo purtroppo con molta facilità e velocità: l’amorevolezza e la cura verso il Prossimo, due prerogative su cui ognuno di noi dovrebbe rifondare ogni forma di relazione della propria vita, perché credo che tutti possiamo renderci conto di quanto sia necessaria quella ragione di essere che si fa relazione, di quanto importanti siano il dialogo paziente, l’attesa, l’ascolto amorevole che unicamente si prende cura dell’altro.

Graziana Iurato

Dalla buona o cattiva educazione della gioventù dipende un buon o triste avvenire della società. (Don G. Bosco)

 

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