giovedì, 20 febbraio 2020
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LA NOTTE DELLA LUNA

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931e82f0-2f83-4e14-8505-22fae2c63a08La luna è stato il tema argomentativo ed espositivo con cui la calda, suadente ed ormai affermata voce di Alessandro Sparacino, ha fatto sì che  il passato di 50 anni fa, ormai lontano, affiorasse in ognuno dei partecipanti all’evento teatrale così singolarmente presentatoci da una pregevole locandina illustrata  dai disegni di Iacopo Di Martino a cui auguriamo una brillante carriera come grafico e disegnatore.691ff7bd-ea66-42c9-a68d-3c0271a85988

In modo agevole, perché favorita dalle chiare indicazioni fornitemi, ho raggiunto in contrada Musebbi la sede ufficiale dello spazio culturale del “Piccolo Palcoscenico”. Mi sono trovata con sorpresa in un luogo caldo e accogliente, all’ insegna di una cordiale ospitalità, in compagnia di persone  che piacevolmente dimostrano di voler condividere momenti di benessere e di crescita e non di voler semplicemente occupare un posto in teatro.

Le  voci indimenticabili di Tito Stagno e di Ruggero Orlando hanno dato avvio al reading scritto dalla professoressa Marisa Scopello, dandoci ancora una volta prova del suo amore per il mondo dei classici. Amore di cui ha reso partecipi da antica data anche i suoi studenti.

L’ atmosfera era resa ancor più preziosa dall’alternarsi delle letture con musiche e canzoni senza tempo scelte sempre con cura dall’autrice.

Tutto contribuiva a far sì che il passato si attuasse nel presente attraverso le emozioni di ciascuno dei presenti. Tutto questo si percepiva anche fra i giovani numerosi presenti in sala.

La richiesta è sempre quella: …dimmi  luna…

E la luna è sempre lì, in silenzio… non ha mai risposto… e continua a brillare o a nascondersi imperterrita ed imperturbabile anche quando quella notte lontana di 50 anni fa, la notte del 21 luglio 1969, stava per essere profanato dal piede dell’Uomo.

Eravamo “mature” soltanto da qualche giorno io e la mia compagna di banco della V A, in quella calda estate. Eravamo ancora fresche di parafrasi e commenti sulle liriche e prose dei maggiori autori della nostra letteratura. Autori tutti che avevamo immolato alla contingenza nozionistica degli esami che proprio in quelle ore volevamo buttarci alle spalle. Anche noi ci trovavamo a piedi nudi sulla sabbia della spiaggia di Punta Secca, lontane sicuramente dalla spiaggia di Micenci. Anche noi eravamo combattute tra il voler ancora scorrazzare a piedi nudi sulla sabbia ancora calda e il raggiungere lo chalet fatto di assi di legno dove il primo maxischermo che vedevo in vita mia ci stava dando l’immagine della prima impronta dell’Uomo sulla luna.

Da qualche parte  ho ancora conservate riviste e giornali comprati in edicola appena fatto giorno…

Il nostro attore-lettore ci ha confidato che diffida della veridicità dell’ impresa  americana e quasi quasi vorrei essere scettica anch’io, tanto più che il povero Astolfo ha perso da tempo la speranza di andare a recuperare il senno di Orlando e forse ad Orlando fa anche comodo rimanere nella sua pazzia, vi si nasconde dietro e finge di non vedere i suoi fallimenti.

Il pensiero dell’Ariosto si presenta in tutta la sua attualità: l’uomo ha frainteso il mito del progresso e della crescita economica  come se la terra fosse inesauribile e così anche le sue risorse: aria, boschi, acqua, giacimenti.

E alla luna, ormai paga e forse stufa,  nessun pastore errante rivolge gli occhi innocenti e pieni di stupore per sapere da lei: chi sono io?

L’uomo dei nostri tempi chiede al massimo come sopravvivere e si ritiene soddisfatto se riesce a consumare la sua esistenza in uno spazio ridotto ad una specie  di lunapark permanente.

Però, alla fine c’è Ciaula. E lui la luna la scopre, la  vede quando, schiacciato dal peso del suo patire, riesce ad uscire dal suo cunicolo. Rimane abbagliato da tanta luce, si commuove, piange, prende coscienza e vede che esiste Altro, ma capisco adesso perché il suo creatore (Pirandello), lo chiamò Ciaula. Da noi la ciaula è un povero uccello notturno che non vuole godere della luce del sole, non canta, ma ciaulia, si lamenta e non riesce a far di più.

Pure Ungaretti volle celebrare con i suoi versi quell’evento tanto eccezionale di 50 anni fa, volendo ricordare al borioso re dell’ universo, che la luna, come la terra, non è che un altro granellino di cenere  in un’immensità che non si riesce nemmeno a concepire e da chissà quanto tempo è lì che fa a botte col nostro pianeta per carpire al sole un po’ di luce e di calore, quel tanto che possa permettere, a uno dei due compari conterranei del Martoglio, di risparmiare nell’alimentazione del suo lume a petrolio. E, pur di risultare vincitori nell’ autocelebrazione della loro atavica ignoranza, in simpatico dialetto catanese, adattano le loro preferenze chi per il sole, chi per la luna, non per esigenze  scientifiche o speculative, ma solo perché soggiogati da contingenze materiali insite nella loro grama esistenza quotidiana.

Ma intelligenza è anche ridere, e Marisa Scopello l’ha più volte sperimentato nella sua lunga carriera di insegnante. E attraverso la voce e il gesticolare di Alessandro Sparacino, gli animali di Trilussa, in perfetto dialetto romanesco, ricordano all’uomo che ormai gli conviene abbandonare la sua boria di infallibilità. Dai tempi dei tempi, in silenzio, assiste ai suoi misfatti e mai imparerà dai suoi errori.

Giuseppina Partenza

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