giovedì, 9 aprile 2020
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MA FARE UN PASSO VERSO LA CIVILTÀ, NO?

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Nella prima edizione dell’Enciclopedia Treccani (1929), la città di Modica viene definita come “la più singolare città d’Italia, dopo Venezia” per la gran quantità di ponti che ne univano le varie parti scavalcando i due torrenti che la solcano, prima che fossero coperti. Questa similitudine è oramai venuta meno, ma ce n’è un’altra in fieri, sicuramente meno prestigiosa: Modica, come Venezia, sta diventando una città solo per i turisti, senza più la sua gente a popolarne vicoli e cortili: una cartolina tridimensionale senz’anima. I veneziani sono scappati a Mestre, i modicani alla Sorda.

Negli ultimi anni sono nati come funghi una quantità di Bed&Breakfast, case vacanza e alberghi che offrono ospitalità anche di alto profilo, così come ristoranti, pizzerie, wine bar, gelaterie ed altri punti di ristorazione di buon livello, in grado di soddisfare qualunque richiesta. Numerosi, ovviamente, i negozi di paccottiglia turistica e le immancabili cioccolaterie, onore e vanto, ma anche croce e delizia, tutto modicano.

La massima parte delle attività di ristorazione si è andata concentrando a Modica Bassa, e in particolare in un breve tratto di Corso Umberto, mentre le attività ricettive interessano anche Modica Alta e alcune contrade rurali, spesso ospitate in antichi caseggiati, palazzi e masserie restaurati con gusto raffinato.

La gran parte dei modicani che ha deciso di vivere in un contesto urbano, ha scelto di trasferirsi nei nuovi quartieri sorti sull’altopiano, in case moderne che offrono comfort certamente superiori a quelle dei vecchi rioni arrampicati sulle coste rocciose, raggiungibili faticosamente con scale e viuzze tortuose.

Tuttavia la bellezza pittoresca della città vecchia ha attirato numerosa gente da fuori, stranieri ed anche italiani che hanno trovato negli Iblei una nuova Toscana. L’antico ghetto, Cartellone, che gode di una vista mozzafiato della rocca e delle due Matrici, è praticamente privo di abitanti autoctoni, sostituiti da agiati forestieri.

Altri quartieri antichi hanno avuto sorte diversa: le case abbandonate dai modicani sono state occupate da profughi e da immigrati est europei, nord africani ed anche sud americani. Al Pizzo si parla in albanese, a Santa Teresa in arabo.

C’è, tuttavia, un nutrito gruppo di cittadini resistenti al trasferimento nei quartieri moderni, uno “zoccolo duro” formato da modicani che non vogliono lasciare le proprie case di famiglia, anche a costo di non avere il supermercato sotto casa e di avere problemi di parcheggio. Costoro, oltre che aggravati dalla manutenzione delle case e da tasse inique, invece di essere ringraziati per il mantenimento in vita di parti importanti del centro, vengono puntualmente puniti e sequestrati in casa tutti i fine-settimana per dare spazio alla movida.

La chiusura al traffico di parte del Corso Umberto impedisce a molte persone, costrette da motivi di lavoro a rincasare dopo l’orario stabilito, di poter arrivare a casa senza dover cercare, chissà dove, un parcheggio. Anche se hanno il garage sotto casa, non lo possono raggiungere.

Ma questo è il problema minore rispetto alla tutela della sicurezza.

Feste patronali ed eventi speciali, come Chocomodica, di fatto paralizzano mezza città con installazioni di gazebi, luminarie, bancarelle e mercatini. Palchi per concerti monopolizzano Piazza Matteotti e, talvolta, Piazza Monumento.

Piazza Matteotti fortunatamente è uno spazio solo lambito dal Corso come un’antica agorà greca, e quindi può ospitare assembramenti; quando il palco occupa Piazza Monumento, praticamente bloccando l’intersezione tra Corso Umberto e Via Marchesa Tedeschi che sono le uniche strade utilizzabili in caso di emergenza, la sicurezza della gente è a rischio. Finora è andata bene, ma cosa succederebbe se un’ambulanza dovesse fendere la folla per un’urgenza? E Vigili del Fuoco, Polizia e Carabinieri?

Per carità di patria, cerchiamo di non pensare a calamità naturali o ad eventi criminali che dovessero creare panico! Basta ricordare come uno spray al peperoncino in mano a minorenni delinquenti ha portato la morte a Torino e nella discoteca di Corinaldo. A quanto pare lo spray al peperoncino è diventato di moda tra i deficienti dello sballo del sabato sera, per ora solo nelle discoteche del nord ma, visto il recente non commentabile gemellaggio siculo-leghista, meglio stare in campana!

I recenti episodi di teppismo, le risse e gli incidenti automobilistici causati di notte in pieno centro da ubriachi e tossici che si abbandonano a comportamenti criminali non depongono certo a favore del quieto vivere, e non solo dei residenti.

L’inquinamento sonoro procurato durante i concerti in piazza da musica pompata al limite della soglia del danno acustico, prolungato fino a tarda notte e la totale mancanza di sorveglianza di quanto accade nelle stradine che salgono dal Corso verso il Salvatore, verso Cartellone o verso San Paolo, spesso scarsamente illuminate, rendono veramente insopportabili i fine-settimana di quanti insistono ad abitare in centro. La carenza di servizi igienici pubblici si fa sentire, oh! se si fa sentire…

Ma tutto questo scomodo e rischioso uso di pochi spazi di Modica bassa, destinati a soddisfare i desideri e gli istinti non certo tra i più elevati dei Primati del genere Homo Sapiens e che penalizza quasi tutto il resto della città, è un gioco che vale la pena di giocare? Siamo sicuri che i turisti che scelgono di affrontare indubbi disagi per giungere da noi, siano contenti di trovarsi immersi in un contesto da sagra paesana, tra afrori di cipolla e di fritto, nel frastuono di musica da balera, spesso incapaci di difendersi dall’avidità di commercianti/baristi/ristoratori che, individuato lo straniero, lo “spellano”?

Il turismo che sceglie le nostre zone è un turismo colto, spesso di età avanzata, che cerca bellezza, storia, enogastronomia di eccellenza, paesaggi incontaminati…

Stiamo facendo di tutto per sconsigliare a questo tipo di target, tra l’altro anche danaroso, di tornare, di suggerire agli amici di venire qui e di soggiornarvi a lungo. Una politica del turismo casareccia, improvvisata e stupidamente lucrativa ha da anni messo in ginocchio Marina di Modica: se si continua su questa strada Modica potrà contare forse solo sulle gite scolastiche o su un mordi-e-fuggi totalmente privo di ricadute utili.

Che fare per aggiustare il tiro? Come far convivere residenti contenti con turisti soddisfatti?

Ben vengano le isole pedonali, ma in posti dove ci siano attrattive per la gente: negozi, chiese, palazzi, musei aperti in orari di passeggio, posti tranquilli dove potersi sedere a chiacchierare, a leggere o, se piace, anche a giocare a scacchi o a briscola.

È deprimente vedere invece gente che deambula annoiata senza meta al centro di Corso Umberto, tra vetrine spente e portoni sbarrati, priva di un posto dove sedersi o socializzare senza essere obbligata a consumare cibarie… Cosa che non succede a Scicli dove la sera, in Via Mormino Penna e zone limitrofe, sono aperti e visitabili palazzi, chiese e musei, anche perché offrono di frequente mostre e concerti interessanti.

Si potrebbe far partecipare tutto il centro storico ad una operazione di rivitalizzazione dando la possibilità a giovani volenterosi, ma anche agli anziani ricchi di esperienze da tramandare, di riportare in vita antiche botteghe artigianali dove trovare prodotti anche artistici locali, non solo chincaglierie made in China.

Ci sono prodotti tipicamente nostrani diventati introvabili: le stuoie di canne, i cannisci, i cesti di steli di frumento, i panari, le coffe e le scope di palma di San Pietro. È sparita l’arte della tessitura di tappeti fatti riusando vecchi tessuti o di stuoie rustiche ma coloratissime: chi ricorda le bisacce a doppia tasca, i viertili? Non c’è più nessuno che produca finimenti, selle, fruste, sonagliere, gghiummi e cianciane, nessun lattoniere che faccia quartare, secchi, brocche e scarfamanu. Botteghe di restauro di mobili, pitture, marmi, dorature, e poi ricami e merletti, ceramisti impagliatori di sedie, legatorie di libri… sono tante le attività che potrebbero attirare il turismo nelle zone più caratteristiche dei vecchi quartieri, oltre che a soddisfare anche necessità locali.

Naturalmente occorrerebbe una seria pianificazione, che preveda studi di tipo urbanistico e socio-economico di sviluppo, oltre ad una normativa snella per il rilascio di autorizzazioni e di accesso privilegiato al credito.

Modica deve capire che anche l’offerta di eventi culturali di indubbia qualità che propone deve essere programmata, per evitare sovrapposizioni di luoghi e di orari che danneggiano le iniziative e sconcertano il pubblico. Organizzare la presentazione di due libri o il vernissage di due mostre nello stesso giorno e allo stesso orario è controproducente, ma accade spesso.

Tralasciamo per ora tutte le problematiche legate al traffico ed ai disservizi che colpiscono tutti i modicani: ne potremmo parlare per ore. Qui ci preme insistere sull’uso responsabile del centro storico e rispettoso dei suoi abitanti, autoctoni e no, che insistono a tenerlo in vita anche se vecchio e scomodo ma che ha tutte le valenze per rinascere e diventare oro per tutta la comunità.

Lavinia P. de Naro Papa

 

 

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