giovedì, 9 aprile 2020
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MODICA HA PERSO UN PEZZO DEL SUO CUORE

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Arriva la primavera in città, arriva senza sole, mostrando un volto triste, così come è triste Modica perché un suo figlio, forse il figlio che l’ha amata di più, se n’è andato. Durante la notte di questo 21 marzo è infatti deceduto a casa sua, circondato dall’affetto dei suoi cari, Piero Vernuccio, fondatore di Dialogo, che ha diretto per 45 anni con passione e dedizione assoluta.

L’amico di una vita per me, compagno di tante battaglie. Ricordo le discussioni ideologiche da come affrontare un determinato problema cittadino all’impaginazione del giornale, io proiettata verso la modernizzazione, lui saldamente legato alla tradizione. Penso a quel giorno in cui venne da me facendo un gesto di vera amicizia: aveva trovato in vendita una macchina da scrivere antica ma ancora perfettamente funzionante e mi dava la precedenza per l’acquisto. Lo ringraziai ma gli dissi che ormai usavo il computer, che trovavo molto più comodo. Mi guardò come si può guardare un alieno e, tutto contento, mi disse: “Allora me la posso comprare io!”, perché, secondo lui, sulla macchina da scrivere manuale gli articoli venivano molto meglio e mi fece ripensare a Raffaele Poidomani, secondo il quale lo scrittore doveva usare la penna, perché questa attraverso il braccio e la mano riceveva direttamente l’input dal cervello. E lui, invero, venerava Raffaele Poidomani, del quale pubblicò su Dialogo la splendida novella “Mill’anni a navigare”, cosa che mi procurò una cocente invidia e glielo dissi: “Piero, non sapevo cosa fosse l’invidia, ora tu me l’hai fatta conoscere”. Gongolò.

Eravamo profondamente amici, eppure litigavamo spesso, perché non c’erano due persone più radicalmente diverse tra di loro, eppure saldamente unite dal comune amore per la verità. Lui tradizionalista, per nessuna ragione avrebbe rinunciato al cartaceo a favore del web, detestava computer e cellulare, quando non c’era occasione di parlare di persona, si era rassegnato a usare la mail, di whatsapp non gli dovevo nemmeno parlare!

Anche se il nostro fine di giornalisti era sempre e comunque il bene della città, spesso il modo in cui manifestarlo era diverso, da lì le lunghe discussioni, spesso le litigate, gli scontri… che si chiudevano sempre con una risata di complicità. Perché, in fondo, chi ama la stessa cosa resta sempre e comunque complice.

Per un breve periodo era stato assessore all’ecologia del Comune di Modica, ma non aveva avuto voglia di ripetere quell’esperienza perché si era reso conto che non avrebbe comunque potuto fare per Modica tutto quello che avrebbe desiderato. Era proprio agli inizi del suo assessorato che venne da me coi capelli dritti. Mi raccontò che di notte aveva seguito il camion che raccoglieva i rifiuti per controllare come e dove questi venissero scaricati e vide che venivano ammassati tutti in un campo poco fuori dalla città, a cielo aperto. “Ho provveduto immediatamente a far chiudere quello spazio con una rete. – mi disse – Almeno evito che dei bambini ci possano andare a giocare.” Ma era scoraggiato.

Quando mi volli imbarcare nell’avventura della creazione de La Pagina, ne parlai subito con lui. “Sei cretina” mi disse. Ci rimasi malissimo. Gli dissi che da lui mi aspettavo un incoraggiamento e un aiuto, non un tale commento. “Quindi – mi rispose – se vedo che ti stai buttando in un precipizio, non devo prenderti per il colletto e portarti via?” Naturalmente mi buttai ugualmente nell’impresa e lui fu sempre disponibile ad aiutarmi.

Un volta, in tipografia, lo incontrai col figlio Nele, poco più che bambino, che ancora non conoscevo. “Questo è il mio campione.” mi disse.

Adesso se n’è andato e, diciamolo forte, Modica ha perso un pezzo del suo cuore. Ora tocca a te, Nele, il suo campione, difendere la città che lui ha tanto amato.

Luisa Montù

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