lunedì, 6 luglio 2020
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I PUFFI E IL DEGUELLO

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“Che è meglio”, una frase di Puffo Quattrocchi che torna come un mantra in questi giorni: sto in casa che è meglio, non guardo telegiornali che è meglio…
La mattina, col sonno appena lasciato, per un attimo pensiamo a organizzarci la giornata secondo i consueti canoni, poi ci rendiamo conto che non andrà così e allora ci difendiamo con i nostri “che è meglio”. Piccola e povera consolazione quando la musica prevalente è quella di un Requiem che stride con le immagini di tenera bellezza delle lepri che saltano per i prati milanesi.
Requiem che tocca sino in fondo se tra i morti anonimi (idea falsa, perché i morti sono sempre di qualcuno) incominciamo a riconoscerne alcuni; fa sentire più accanto l’alito pestilenziale e, su un proscenio immaginario, vediamo scorrere le mura sfondate, gli spari, gli ordini urlati dal gen. Santa Ana a Fort Alamo, e Davy Crockett assediato mentre la tromba suona il Deguello, avvertendo che nessuno sarà risparmiato. Il nemico invisibile soffia nella sua tromba e si dilata senza rispettare confini, si espande e pianta le sue tende luttuose in ogni dove; realizziamo la sensazione di sentirci come il toro accerchiato da picadores e banderilleros, spettacolo atroce e fatale a senso unico.
Eppure resistiamo sorridendo (per quel che si può) con Michele Arezzo che, in streaming, domenica 22 racconta di Giovannino Guareschi, del suo “Zibaldino” e porta un po’ di bellezza con le sue letture sempre eleganti e motivate.
E sorridi di quelle lepri, dei delfini in laguna, sorridi alla tortora che si posa sul cortile tubando e non sapendo.
Oggi voglio chiudere fuori la pioggia, scaldarmi con l’ennesima borsa d’acqua calda e sforzarmi di credere alla “social catena” di persone che aiutano persone come canta la mia amica Ilde nel suo video. Ci debbo credere, ci dobbiamo credere. Che è meglio.

Marisa Scopello

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