lunedì, 6 luglio 2020
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LA SCUOLA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

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“E’ nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama”. Questa frase del grande autore Dostoevskij mi ha fatto riflettere molto… In queste settimane così buie, dove ogni cosa sembra aver perso improvvisamente il suo vero senso, ecco che in questa solitudine forzata, in questo silenzio di disperata ricerca, ricompare l’unica vera forza che ci riporta tutti a sperare: la forza dell’amore! La separazione violenta dai nostri cari, la separazione dai nostri parenti e amici, la separazione dai nostri colleghi, dai miei ragazzi, da quei volti che ogni giorno riempivano di sguardi e parole le nostre frenetiche vite, questo brusco distacco ci ha segnato nel profondo…

Devo ammettere che non è semplice tradurre in parole l’insieme di sentimenti ed emozioni che sto provando in queste settimane.

Sono una madre che deve mostrarsi sempre forte e speranzosa, sono un’insegnante che ce la sta mettendo tutta per infondere ottimismo agli allievi e per non perdere soprattutto quei ragazzi che anche prima di tutto questo tendevano a sfuggire di fronte alle proprie responsabilità. Ma non è semplice, per nessuno di noi lo è! Il distacco ferisce, la distanza disorienta, avvilisce, deprime con la sua ingombrante presenza, il vuoto della separazione ti circonda, ti costringe a ricordare azioni, gesti, sguardi che nella routine neanche vedi: piccole cose che ogni giorno intrecciano la relazione con l’altro, gesti quotidiani che quasi non curi perché scontati, aspetti dell’altro che solo adesso mancano davvero, adesso che non ci sono e sei costretto ad inseguire dietro un rigido schermo… L’isolamento ti costringe a guardarti dentro, a scavare per ritrovare momenti, sguardi, parole e comportamenti dove si è costretti a rileggere le tue azioni come da uno specchio ed infine capire… Capire quanto in verità ami, che persona sei e cosa semini ogni giorno della tua vita, la solitudine ti costringe a comprendere quanto ti spendi veramente per gli altri in questo tuo piccolo universo di relazioni…

DAD l’hanno chiamata, la didattica a distanza attivata immediatamente dalla maggior parte di noi docenti, subito incitati dalla Ministra ma certamente spinti da un forte senso di responsabilità verso gli alunni che di colpo si sono ritrovati a casa, senza una guida concreta con cui interagire. Il Ministero dell’Istruzione ha immediatamente messo in campo una serie di provvedimenti per attivare ogni misura che consenta di non “perdere” gli allievi, è stata allestita anche una sezione appositamente dedicata alle scuole dove è possibile trovare piattaforme, webinar e contenuti digitali di supporto ai docenti e agli studenti, così che possano continuare le lezioni senza la brusca interruzione forzata dall’emergenza sanitaria. Inoltre il MIUR ha predisposto che i dirigenti scolastici organizzino un attento monitoraggio del lavoro DaD attuato nel proprio istituto e relazionino tale ricerca attraverso un questionario online di monitoraggio.

Sta funzionando davvero? Nel mio istituto ci siamo attivati subito, soprattutto si sente il peso e la responsabilità per gli allievi che devono affrontare la maturità, e non solo per quelli!  Ho tirato fuori ogni mia pregressa conoscenza in campo per attivarmi e non perdere i contatti con gli studenti, ma l’aspetto che salta subito fuori e che a mio parere rappresenta la grande controversia a questa forma di didattica è che non tutti i ragazzi hanno pari opportunità. Infatti c’è chi tra loro non è dotato di strumenti che gli consentano di fruire di tutti i servizi attivati da noi docenti, e questo è un aspetto antidemocratico che genera disparità, e nello stesso tempo ti fa comprendere che ogni azione deve essere fruibile a tutti, senza distinzione alcuna. Oltre alla preparazione tecnologica e informatica è ovvio che un docente deve dare altro, in questo momento così difficile ciò che conta prima di ogni contenuto o programma è la relazione. Ho sentito subito il dovere di non perdere con i miei studenti la relazione, il dialogo e l’attenzione per ognuno di loro, ma devo ammettere che non è per nulla semplice. La scuola è RELAZIONE, è confronto attivo, è dialogo, è crescita, non è una fredda trasmissione di contenuti da imparare e riportare a memoria. Insegnare significa donare ogni giorno una parte di te, delle tue passioni, dei tuoi interessi, ma è anche ricevere… Insegnare significa mettersi ogni giorno in discussione con se stessi e avere la capacità di mutare per riuscire a trovare la chiave d’accesso di ogni studente che ti ritrovi davanti, una chiave che lo aiuti a scoprire ciò che è e la strada che vuole percorrere… Ed è proprio questo che più manca in una forma DaD di scuola: crescere insieme nella relazione e nel confronto, ogni giorno. Ma so che i ragazzi non si perderanno, perché in questi giorni più che mai tutti sentiamo dentro una forza che ci ricorda un grande dovere: resistere, per poter tornare alla nostra quotidianità magari con una maggiore consapevolezza di quanto prezioso sia l’incontro quotidiano con l’altro!

Graziana Iurato

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