venerdì, 7 agosto 2020
l'editoriale di Luisa Montù

TRA PANICO E FOLLIA 

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Stiamo vivendo giornate strane. Abbiamo l’obbligo di restare a casa e sembra che questo ci debba mandare tutti fuori di testa. Mai come adesso pare che la gente abbia una cogente necessità di uscire, di fare sport, di frequentare gli amici, persino di andare a lavorare, tutte cose che fino a ieri non le avevano nemmeno sfiorato la mente quali bisogni fondamentali della sua vita. Invero molti di coloro che oggi in casa si sentono leoni in gabbia solo pochi giorni fa sognavano di restarsene sul divano a guardare la tv o leggere un libro o giocare coi propri figli o godersi un video-game. Adesso no, adesso smaniano per andare a fare footing, cosa che non hanno mai fatto in vita loro, per vedere amici la cui compagnia hanno sempre trovato noiosa, per andare in palestra a massacrarsi muscoli per tutta la vita mai messi in funzione. Purtroppo la natura umana, e quella italiana in particolare, è fatta così: basta proibirle di fare qualcosa che quel qualcosa diventa di vitale importanza e non ne può proprio fare a meno.

Se da un lato è deprecabile cercare sotterfugi per uscire, dall’altro anche restare in casa può diventare pericoloso. Lo diventa se ci si incolla al computer con l’ansia di trovare notizie sia sulla situazione complessiva che sul virus, perché ci s’imbatte inevitabilmente in una marea di fake news che a volte ci spingono a prendere la situazione alla leggera, a considerare esagerati i provvedimenti quindi ad aumentare la nostra voglia di contravvenire, altre volte invece generano il panico, non meno pericoloso della superficialità. Purtroppo il modo di difendersi da questa moda vergognosa non esiste, perché solo l’esperto del settore può essere in grado di distinguerle e a volte nemmeno lui. Se neanche per noi giornalisti, nonostante le molteplici possibilità di verificare, indagando e consultando molteplici fonti, un’identificazione è sicura, figuriamoci per il cittadino che legge fidandosi inevitabilmente di dichiarazioni che a lui appaiono veritiere. A questo punto ci chiediamo quale sia il gusto perverso e malato di chi le mette in circolazione. Si rende conto chi lo fa del danno enorme che crea? E, intendiamoci, il danno è così grave che, a nostro avviso, lo si potrebbe equiparare all’omicidio o alla tentata strage. L’unica strategia oggi è seguire scrupolosamente le direttive studiate appositamente per questa situazione attingendole direttamente dai siti governativi e poi leggere un romanzo, ascoltare musica, vedere un film, cercando di passare questi giorni bui nel modo meno pesante possibile.

La diffusione della fake news è solo la punta dell’iceberg della stupidità manifestata dalla razza umana. Come avemmo occasione già di dire nel numero scorso, questa contingenza ha fatto rifulgere tale stupidità, non solo in Italia ma in tutto il mondo, che ha fatto sì che si affrontasse il virus prima con eccessiva superficialità, dovendo poi ricorrere, per necessità, a misure drastiche che spesso hanno trasmesso la paura e la paura indebolisce l’organismo rendendolo maggiormente soggetto ad ammalarsi.

S’è detto che la partita Atalanta – Siviglia disputata a Bergamo a porte aperte abbia incrementato il contagio, infatti questa è, in tutta Italia, la città più colpita. In effetti il mondo del calcio pare sia stato l’ultimo ad accettare, e a farlo obtorto collo, le misure governative prese per sconfiggere l’epidemia. Perché questo? Per l’avidità di denaro, sempre e soltanto per la maledetta avidità di denaro.

Dobbiamo riconoscere anzi che proprio l’Italia, in Occidente, si è resa conto prima di molti altri paesi della situazione e ha cercato di prendere con sollecitudine le misure necessarie, dimostrandosi in qualche modo più evoluta di altre nazioni, eppure anche l’Italia l’ha fatto troppo tardi.

Ci è stato detto che la quarantena sarebbe durata fino al 3 aprile, ma, visto l’andamento della pandemia, tutti abbiamo capito che si prolungherà, non sappiamo fino a quando, ma non dobbiamo pensare che, alla fine, tutto tornerà come prima: dovremo affrontare un grave e probabilmente lungo periodo di crisi economica sperando che la classe politica lo sappia gestire meglio di quanto ha fatto nel settore economico fino ad oggi. Invochiamo politici illuminati, sia in Italia che in Europa. Forse è questa la scommessa più grande.

 

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