lunedì, 6 luglio 2020
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UNA CORONA TROPPO PESANTE

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Siamo già assenti.

Era gennaio quando abbiamo sentito per la prima volta la parola coronavirus, da quel giorno, in poco più di due mesi, quella “corona” la stiamo portando tutti addosso ed è pesantissima, sia i contagiati, sia tutto il resto della gente  che sta chiusa a casa o che lavora con le dovute accortezze e anche quell’altra parte di gente che non ha casa e vive sulla strada abbandonata a se stessa, soprattutto, ad oggi, sono già troppi coloro che, pur lottando, aiutando, non mollando, sono rimasti schiacciati dal suo peso e se ne sono andati all’insaputa di tutti pur apparendo ogni giorno in una conta.

I bambini, prima di tutti noi, sulla loro testa stanno portando una corona troppo pesante, stanno vivendo e hanno già imparato a mantenere la distanza di un contatto fisico, chiusi in una stanza, seduti davanti a uno schermo studiano, giocano, fanno palestra, viaggiano.

Per gli adulti è più difficile, soprattutto per gli anziani che hanno sentito parlare di tecnologia ma non l’hanno mai vissuta completamente e quindi, soli, chiusi in casa o in casa di riposo, senza essere visitati neppure dai propri figli, aspettano con paura il momento in cui avranno più bisogno di una carezza e di una mano stretta nella loro consapevoli che nessuno oserà avvicinarsi ad abbracciarli per sentirne l’ultimo respiro.

Noi che siamo tutti gli altri, intanto ci additiamo dentro a un contesto surreale, fatto di silenzi se ci incontriamo a un metro di distanza, di teste basse, di occhi che non si incontrano più, di sorrisi che non esistono più, arrabbiati col mondo intero e non con noi stessi giudichiamo chiunque osi transigere le regole che ci sono state inflitte, senza sapere niente l’uno dell’altro e come va a finire, però cantiamo dentro a una catena quasi già del tutto spezzata e aspettiamo tempi migliori senza voler neppure immaginare che quando torneremo non saremo più gli stessi.

Non sorrideremo più a nessuno per strada, non alzeremo più i nostri occhi al cielo neppure per pregare, non guarderemo più il mare, non abbracceremo più i nostri figli.

Forse avremo salvato il pianeta terra ma non noi uomini che di superficialità abbiamo vissuto con codardia e senza rispetto, soprattutto senza nessuna responsabilità verso noi stessi.

La storia siamo noi, ma queste pagine che stiamo scrivendo sulla nostra pelle, un giorno avranno cancellato la maggior parte dell’esistenza umana sulla terra e nessuno saprà mai come le abbiamo scritte, perché le cose non raccontano ma si fanno manovrare a piacimento da altre cose.

A questo punto le altre cose siamo noi, oggetti e non soggetti.

La corona la stiamo portando tutti in testa e non ne siamo orgogliosi, siamo tutti re dentro a una reggia senza corte.

Sofia Ruta   

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