venerdì, 7 agosto 2020
l'editoriale di Luisa Montù

QUARANTENA E SOLIDARIETÀ

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Come già era stato ampiamente previsto, la quarantena sarà prorogata, per ora, almeno fino a dopo Pasqua.

All’inizio la gente l’aveva presa quasi come una festa, dandosi appuntamento per cantare dai balconi, inventandosi modi divertenti di fare esercizio fisico tra le mura domestiche, tornando a chiacchierare dalle finestre come si faceva al tempo in cui facebook e gli smartphone non esistevano ancora.

Pian piano però è subentrata la depressione, scatenata in gran parte anche dalle fake news che dilagano in rete e che la gente, sempre più terrorizzata, invia ad amici e parenti moltiplicando il panico di ognuno. Le notizie false, non importa se ottimiste o pessimiste, in un momento come questo determinano, come sosteniamo da tempo, un danno irrimediabile, perché generano conseguenze pericolose, a volte tragiche, al punto che la Rai ha costituito una task force di giornalisti di grande esperienza a tutela della veridicità di quanto viene comunicato. Sempre che ci riescano, perché, in un momento come questo, la rivelazione sorprendente, per quanto stupida o assurda possa essere, ha sulla psiche umana maggiore presa della logica e della concretezza.

Se per molti è il momento della paranoia, per altri è invece quello della solidarietà. Una piccola, piccolissima, parte della popolazione beneficia di laute pensioni o addirittura gestisce patrimoni miliardari, che, sì, potranno subire una flessione in questa contingenza, ma consentiranno sempre e comunque ai loro proprietari di vivere nel lusso, tutti gli altri si trovano o a non poter lavorare o, essendo costretti a lavorare da casa, a vedere pesantemente ridotto il loro volume d’affari, poi ci sono i pensionati statali che, come non arrivavano a fine mese prima, non ci arrivano nemmeno adesso. Ci sono infine i senzatetto che, non potendo più, per il rischio di contagio, essere ammassati in una struttura dove ricevere un pasto caldo o potersi rannicchiare per dormire, si trovano nella situazione peggiore.

E’ normale dunque che scatti la solidarietà, anche perché gli italiani, si sa, sono brava gente, sono sempre stati capaci di usare il cuore.  

Quello che indispettisce però, quello che dà a tutti la sensazione (solo la sensazione?) di essere presi in giro, è sentirsi esortare dalle emittenti televisive, dalle banche, dagli enti di previdenza, insomma da tutte quelle istituzioni che non si sognerebbero mai di elargire, che so, una rata di emolumenti a chi da anni li paga mensilmente o anche solo una riduzione degli stessi in questa contingenza, a versare su un determinato conto dei soldi che non abbiamo, senza alcuna garanzia, tra l’altro, che la somma ricavata andrà davvero a quell’associazione o a quell’ente che ci viene indicato e non piuttosto nelle tasche già ampiamente ricolme di qualcuno, come purtroppo è già successo spesso in passato e, a quanto pare, succede ancora. Ci pensiamo da soli a tendere una mano a chi soffre, l’abbiamo sempre fatto, ma che ce lo suggeriscano le stesse sanguisughe che costantemente avvelenano la nostra vita no, è proprio troppo, ci offende!

Preferiamo la scelta fatta, ad esempio, da alcune squadre di calcio, che hanno provveduto a distribuire camion di provviste ai meno abbienti, oltre a soldi alle strutture sanitarie, da personaggi ricchi e famosi dello sport e dello spettacolo che hanno acquistato attrezzature per ospedali, da stilisti che hanno convertito la loro produzione in mascherine, camici per infermieri e per la protezione civile.

Ma non ci sono stati soltanto loro, i cui patrimoni consentono la solidarietà senza soverchi sacrifici: ci ha riempito di ammirazione, e pure, perché no?, di fierezza il gesto dei carcerati di Contrada Pendente, che, tra loro, hanno raccolto 574 euro per donarli all’ospedale di Modica. Si, carcerati. Reietti della società. Ma reietti davvero? O non piuttosto le vittime di una società, la nostra società, che gratifica il grande truffatore per accanirsi contro il poveretto che ruba per fame?

 

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