lunedì, 25 maggio 2020
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COVID19: OSSERVAZIONI E DEDUZIONI

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La pandemia in atto ci regala parecchio tempo da dedicare alla riflessione, e osservando l’andamento delle cose viene spontaneo trarne delle deduzioni.

Ci siamo accorti, andando a fare faticosamente la spesa bardati di guanti e mascherine in fila indiana distanziata, che i prezzi della frutta e della verdura sono lievitati parecchio. Il settore agricolo è in ginocchio per l’assenza della manodopera addetta alla raccolta, visto che gli stagionali stranieri, per lo più rumeni, non possono al momento muoversi dal loro paese.

Sappiamo che nel vittoriese/comisano la presenza rumena è sempre stata forte, e sappiamo anche che purtroppo tra i lavoratori rumeni spesso si consumano azioni delittuose, a danno loro – soprattutto delle donne oggetto di violenze e sfruttamento – ma anche a danno nostro – per i continui furti di rame, ad esempio -. Questo malessere di vita nasce da un coacervo di situazioni sempre sul filo dell’illegalità: una legislazione farraginosa e fiscalmente pesantissima per i datori di lavoro determina l’irregolarità delle assunzioni e incentiva il lavoro in nero.

Va da sé che la situazione d’emergenza attuale deve essere affrontata immediatamente, evitando il consueto ricorso ad inefficaci pannicelli caldi. Il settore agroalimentare non sa che farsene di elargizioni pseudo caritatevoli di miserrime cifre, ma ha bisogno di una ristrutturazione profonda del settore che parta dalla produzione, che deve essere giustamente remunerativa per i coltivatori che lavorano duramente a rischio, soggetti come sono alle bizzarrie meteorologiche e alle fitopatologie, per arrivare fino alla distribuzione finale del prodotto.

Il problema è certamente complesso, poiché investe la completa rilettura delle filiere, che andrebbero molto accorciate eliminando tanti passaggi parassitari utili solo a riempire le tasche degli intermediari e a vuotare quelle dei consumatori. C’è poi da fare una seria riflessione sui modi e le tipologie degli imballaggi, e sui trasporti: argomenti serissimi che coinvolgono tematiche planetarie.

Nell’immediato, e a scala regional-nazionale, la manodopera non mancherebbe se solo si volesse in un colpo solo eliminare il caporalato, la schiavitù e l’irregolarità degli immigrati. Consentire a tanta gente di uscire dalla clandestinità e di avere un ruolo sociale definito, beninteso coi pro e i contro che lo status di cittadino italiano comporta, darebbe un bel colpo alle mafie e ai loro schifosi traffici.

Finirebbe così la scandalosa palude che vede ingrassare chi si occupa dell’accoglienza speculando sugli aiuti di Stato, e dove sguazzano innumerevoli nullafacenti ragazzoni dediti, sfacciatamente impuniti, allo spaccio di droga, col risultato di vedere il ringalluzzirsi delle più becere rivendicazioni razziste da parte di certe frange di “benpensanti”.

Ovviamente, gli immigrati che rifiutassero l’onore e gli oneri che la regolarizzazione comporta e che insistessero nei comportamenti malavitosi andrebbero rispediti al loro paese a calci in culo. E, ancora più ovviamente, si devono trovare tutte le misure capaci di bloccare il fenomeno dell’immigrazione clandestina, favorendo l’uscita dei paesi centrafricani dallo stato di quarto mondo miserabile in cui si trovano. Se solo europei, statunitensi e cinesi riuscissero a capire che la loro stessa sopravvivenza dipenderà da quanto, rinfoderando i rapaci artigli, sapranno rinunciare a un modello di società che fa dell’egoismo e della cupidigia la sua bandiera.

Lo snellimento della burocrazia e la totale revisione della legislazione fiscale, che attualmente paralizzano fino allo strangolamento mortale i datori di lavoro e che favoriscono ogni sorta di raggiro furbescamente legalizzato, devono essere obiettivi primari! Lo chiedono a gran voce anche i nostri figli, quelli che ancora insistono a credere di poter vivere dignitosamente nel proprio paese.

Si inizi da subito a defiscalizzare il lavoro e a facilitare le assunzioni almeno a tempi medi, magari premiando i datori di lavoro che assumono e pagano almeno il minimo sindacale, cosa che purtroppo qui da noi è un miraggio: volere è potere.

I seicento euro piovuti senza discriminazioni nelle tasche di lavoratori autonomi e di partite IVA possono dare solo un minimo di respiro, quel tanto che basta a pagare una bolletta e a fare la spesa per una settimana, beneficio da cui sono stati esclusi i pensionati e i lavoratori titolari di contratti a tempo determinato. Tra queste ultime categorie si trovano invece i veri bisognosi, quelli che si dibattono in uno stato di reale miseria: i percettori di pensioni minime e coloro che, lavorando anche dodici ore al giorno con contratti mensili non sempre rinnovabili, si vedono attribuite in busta paga dodici ore al mese (!), vivendo in uno stato di precarietà disumano. La sperequazione tra un professionista mediamente affermato e un ultra quarantenne che riesce a stento ad avere un ingaggio da apprendista salta agli occhi!

L.de Naro Papa

per la foto si ringrazia Giovanni Denaro

 

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