lunedì, 25 maggio 2020
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DOMANDE IN TEMPO DI CLAUSURA

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In questo tempo di coatta persistenza all’interno delle nostre abitazioni, esaurita la voglia di cantare tutti insieme dalle terrazze, abboffati come maiali da montagne di cibo verace fatto in casa, sfiniti dal bombardamento incessante di notizie vere e false sull’andamento dell’epidemia e con gli zebedei a pezzi per i consigli e i pareri di tuttologi esperti che pontificano da mane a sera nei salotti televisivi, ci restano ancora delle domande a cui nessuno finora ha pensato di dare una risposta.

Che fine hanno fatto i commercianti e i ristoratori cinesi che per primi hanno chiuso le loro attività, vista l’aria che tirava di pregiudizio popolare nei loro confronti quali creatori e propalatori dell’infezione? Per una comunità straordinariamente attiva e capace di ritmi di lavoro per noi occidentali assolutamente insostenibili dev’essere un periodo durissimo: chiusi ad impigrire in casa e senza guadagni! Con questo notevolissimo sacrificio hanno dimostrato un grande rispetto verso gli italiani che li ospitano, che spesso sono sospettosi ed hanno atteggiamenti di diffidenza quando non di razzismo. Hanno dimostrato, mettendosi tutti in isolamento molto tempo prima che l’obbligo di chiusura fosse esteso a tutti per decreto, che non un solo caso di contagio è stato determinato dal contatto con loro. Le ordinanze leghiste padane che pretendevano di espellere dalle scuole tutti gli studenti cinesi, anche se nati in Italia e mai stati in Cina, sono state così sepolte. Amen.

Nei quotidiani bollettini della Protezione Civile sui contagiati, malati in terapia intensiva e defunti, mancano dei dati analitici importanti. Per prima cosa, manca la distinzione tra persone morte per patologie preesistenti aggravate dal corona virus e quelle vittima del solo virus e poi, fra quanti sono morti in ospedale e quanti a casa loro: la quantità spropositata di decessi italiani rispetto a quelli tedeschi, per esempio, potrebbe essere dovuta proprio ad un calcolo onnicomprensivo, impietosamente ed autolesionisticamente reso pubblico ed usato cinicamente da media incapaci di resistere alla miseria della lotta politica di bassissimo livello. Non dimentichiamoci del danno d’immagine che ci siamo procurati da soli e che ha, di fatto, autorizzato il mondo intero a considerarci untori, perché brutti sporchi e cattivi, e soprattutto mangiatori di pizza!

Un altro dato che ci piacerebbe conoscere è quello relativo alla provenienza etnica dei defunti in Italia: quanti sono i morti cinesi, africani, europei non italiani? Tra i fomentatori del terrore in tanti hanno annunciato l’arrivo di barconi con migliaia di infetti: a tutt’oggi solo un ragazzo nordafricano è risultato positivo ed è in quarantena a Pozzallo. Ciò non significa che l’Italia debba continuare ad essere il paese ospitante elettivo: in considerazione che il rischio di contagio nel nostro paese è molto forte, nessun porto italiano può essere considerato sicuro, ed è bene che le ONG straniere se ne facciano una ragione e ne accettino le conseguenze.

lavinia paola de naro papa

 

 

 

 

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