lunedì, 25 maggio 2020
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OSSERVAZIONI E DEDUZIONI – FASE 2

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Lunedì 4 maggio: la svolta, si riapre!

Calma, andiamoci piano… diciamo che più che di riaperture si tratta di spiragli. Troppi? Pochi? Dipende!

L’ultimo decreto del Presidente del Consiglio fissa come inderogabili principi la cosiddetta “distanza sociale” e l’obbligo dell’uso di mascherine e di guanti quando si esce dal proprio domicilio e si può venire in contatto con altre persone.

Appare quindi inutile la bardatura antivirus quando si è nella propria automobile, per giunta da soli, o se si cammina in luoghi deserti: eppure capita in continuazione di vedere gente al volante o persone sole che rientrano a casa dalla spesa percorrendo strade senza anima viva, sottoporsi ad un indubbio fastidio. Chi porta gli occhiali ne sa qualcosa: la condensa che si forma sulle lenti rende ciechi come talpe.

Per contro, c’è gente in fila davanti al supermercato che chiacchiera liberamente coi conoscenti senza mascherina, oppure mascherinata ma col naso di fuori o con la mascherina addirittura calata a protezione del mento o del collo. Guanti pochi, uso del gel disinfettante praticamente ignorato. Sono per lo più uomini giovani o di mezz’età gli indisciplinati. Le donne, specie le giovani signore, sono quasi tutte ben equipaggiate e disciplinate anche se in attesa di entrare nel negozio scambiano due parole con un’amica… solo che alcune sfoggiano carré perfetti, mechès policrome e artigli laccati professionalmente che dopo quasi due mesi di clausura sono impossibili da ottenere senza l’opera di “aiuti” esterni clandestini.

A quanto pare, gli italiani hanno nei confronti dei dispositivi anticontagio lo stesso atteggiamento che ancora in troppi tengono verso le cinture di sicurezza o il casco da motociclista: superficialità e menefreghismo verso la propria (e altrui) incolumità, e puerile timore per una punizione pecuniaria nel caso non si sia riusciti a dribblare un controllo o a “fare fesso lo sbirro”, cosa che all’italiano medio sembra dare una soddisfazione senza pari.

Ciò detto, visto che da oggi si possono incontrare o andare a visitare i “congiunti”, non è chiaro come questi incontri vadano gestiti. Non dimentichiamo che le stragi di anziani avvenute nelle case di riposo sono state innescate proprio dalle visite dei parenti!

Anche se tardivamente meglio specificato cosa si intende per “congiunto” (familiari fino al sesto grado di parentela o estranei legati da vincoli affettivi di lunga durata) non si capisce perché sia lecito incontrare procugini e catananni, di cui non ci importa niente, e proibito vedere un paio di amici veri! Pensiamo a chi non ha famiglia e viene costretto ancora per chissà quanto tempo a privarsi della compagnia e del conforto di un caro amico diverso dal proprio cane!

I nipotini potranno riabbracciare i nonni o dovranno rimanere a un metro di distanza dai cari vecchietti resi irriconoscibili e anche un po’ inquietanti dalle mascherine?

I fidanzati e gli amanti che si rivedono dopo tanto tempo potranno finalmente abbandonarsi ad amplessi consolatori o dovranno restare ancora sospesi – a un metro di distanza – in quello stato di monadi segaiole in cui il cornavirus li ha costretti?

Visto che il decreto non obbliga a mostrare all’eventuale controllo l’albero genealogico o altre certificazioni (quali?) comprovanti lo stato congiuntivo, la strada ai furbetti appare spianata!

Veniamo adesso all’oggetto più conteso e misconosciuto del momento: la mascherina. Sappiamo che ce ne sono di diversi tipi: la chirurgica, nata per non infettare i pazienti ma che non protegge il medico, e quelle con uno o più filtri che offrono un certo grado di protezione a chi la indossa ma possono essere pericolose perché non trattengono le emissioni di particelle infettive per le persone circostanti.

Sembrerebbe ovvio che le mascherine con sistemi di filtraggio siano riservate al personale sanitario, unitamente alle visiere, alle tute monouso e ai guanti lunghi fino al gomito, e che tutti questi presidi debbano rispondere ad una normativa precisa. Ogni giorno però giungono notizie di sequestri di mascherine non a norma, senza che venga specificato di quale tipo si tratta: se quelle farlocche, sequestrate alla Pivetti,  erano destinate al personale sanitario, la caterva di insulti piovuti addosso alla ex presidente della Camera è totalmente giustificabile. Per contro, non si capisce perché sia lecito l’uso di materiali sicuramente privi di regole e norme, come le mascherine confezionate, spesso a titolo gratuito,  dalle sartorie attualmente senza lavoro e quelle fatte in casa con i materiali più fantasiosi, fino a quelle sostituite da un inconsueto ma geniale uso alternativo di slip e boxer, suggerito da numerosi tutorial cinesi, al pari di sciarpe o foulard in grado di coprire bocca e naso! Il mistero continua… e non tocchiamo il tasto squallido delle speculazioni oscene sui prezzi e sul ritardo delle forniture.

Ci vorrà almeno una decina di giorni per capire se le riaperture di fabbriche e uffici, col relativo afflusso di lavoratori che usano i mezzi di trasporto pubblico, porteranno a nuove restrizioni di movimento o se le nuove modalità ben rispettate saranno state in grado di contenere i contagi. Di sicuro si assiste alla ovvia ripresa dell’uso su larga scala dell’automezzo privato: possiamo dire addio ai cieli puliti lombardi e cinesi, e addio alla bellezza interamente rivelata delle nostre città prive di auto.

Nel frattempo intere categorie artigianali rischiano di non poter riprendere le proprie attività per le limitazioni imposte.

Parrucchieri ed estetisti non possono riaprire i loro locali, di cui pagano comunque affitti e bollette, mentre assistono inermi all’attività abusiva porta-a-porta. Però signore scarmigliate e signori ultra barbuti potranno portare a passeggio Fido e Diana, tosati e pettinati, lustri e profumati, visto che i toelettatori di animali possono riprendere l’attività.

Baristi e ristoratori possono solo fornire cibo da asporto da consumarsi lontano dai propri locali: soluzione che potrà andar bene a rosticcerie, scaccerie e paninoteche, esercizi che d’abitudine offrono cibo da consumare altrove. Ma che gusto potrà dare un caffè espresso servito in bicchierino monouso, bevuto tiepido in piedi e in solitudine, magari dopo aver girato l’angolo della strada? Chi mai potrà mangiare con soddisfazione un manicaretto preparato da uno chef stellato impiattato in misere stoviglie da asporto? Certo, i ristoranti potranno fornire pranzi e cene a domicilio, ma fin quando saranno proibite le riunioni domestiche con parenti e amici la cosa ha poco senso.

Quando poi saranno permesse le riaperture, schermi di plexiglas ci separeranno dagli altri commensali, niente brindisi o assaggi dal piatto del vicino e verremo serviti da camerieri simili ad astronauti. Torneremo ad andare al mare, ma saremo capaci di muoverci e sostare a prendere il sole su spiagge divise a riquadri – c’è chi ha proposto separé di plexiglas con pareti alte due metri dove schiantare di caldo! -percorrendo percorsi scanditi da distanziatori, senza zone gioco per i bambini o per beach-volley? Dovremo fare il bagno rigorosamente da soli o portare tutti maschere subacquee?

Chi ha sperato che la pandemia avrebbe avuto l’aspetto positivo di farci capire che la Natura è stanca dei nostri abusi inquinanti e spreconi, sarà disilluso dalla quantità di materiali usa-e-getta che saremo costretti ad adoperare per chissà quanto a lungo, e per l’uso inevitabile delle automobili che bruciano combustibili fossili, visto che le auto elettriche hanno prezzi che la spaventosa crisi economica scatenata dalle conseguenze della malattia impediranno ai più di comprarle. Terra, mare ed aria ringraziano.

Chi ha sperato che il Covid19 ci avrebbe aiutato a rivalutare i valori quasi perduti che il tempo rallentato ci ha permesso di riconoscere, come il piccolo lavoro manuale, la lettura, la sperimentazione in cucina, la coltivazione delle piante da fiore e da frutto, e a recuperare buoni sentimenti di fratellanza e di collaborazione, dovrà vedersela con l’ansia causata dalle nuove modalità di lavoro e di studio, col continuo stressante sospetto che l’Altro possa essere un potenziale untore.

Da dietro la mascherina si parla poco, la comunicatività della mimica facciale è azzerata…

Abbiamo perso il sorriso.

Lavinia de Naro Papa

disegno di Greta Vetri

 

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