lunedì, 25 maggio 2020
l'editoriale di Luisa Montù

SI PUÒ DEFINIRE L’AMICIZIA?

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Trovandosi a conversare in famiglia, il noto critico d’arte e poeta Renato Civello ebbe a dire: “Noi stiamo bene insieme, non tanto perché siamo parenti, ma soprattutto perché siamo amici.”

Già, l’amicizia, quella vera, quella rara in verità, è spesso un legame ben più profondo di quello più astratto del sangue. In Toscana si usa dire “parenti serpenti” e questo spesso è vero,  ma sovente, anche quando il legame con la propria famiglia è forte e profondo e sincero, non è la sua compagnia che si cerca, e non parliamo qui di grigliata o falò sulla spiaggia, quanto della necessità di comunicare, di aprirsi, di ascoltare, di condividere appieno momenti, sensazioni, impressioni, si cerca la compagnia dell’amico, perché i parenti te li ha dati il destino, gli amici invece te li scegli tu, sono quelli ai quali non ti lega solo l’affetto, per quanto profondo possa essere, ma un certo modo di sentire che non vuole dire pensarla allo stesso modo, anzi, ma piuttosto condividere (parola abusata, purtroppo, eppure, in questo caso, forse sufficientemente esplicativa) percezioni e sensazioni.

A volte però capita anche che proprio fra quei parenti ci siano pure i tuoi migliori amici. Chi lo stabilisce? Forse sono quelle affinità elettive di goethiana memoria che la scienza ancora non è stata in grado di spiegare. Esistono e basta. Noi, semplicemente, ci abbandoniamo a una realtà che da un lato ci fa sentire protetti dall’altro ci dà gioia.

Nel decreto relativo alla seconda fase di questa interminabile quarantena si è concessa la possibilità di visite ai “congiunti”. Certo, un decreto soggetto all’algida dizione tecnico-giuridica non avrebbe potuto in alcun altro modo indicare il rapporto emotivo che lega due persone. Si può identificare il legame affettivo che unisce due amanti non conviventi, ma l’amicizia come la si può spiegare? Nemmeno i più grandi poeti sono stati capaci di farlo e ci dovrebbe riuscire il linguaggio del burocrate o del giurista?

D’altro canto noi, noi che la proviamo, siamo in grado di spiegarla? E, ancor più, siamo in grado di sapere quando è reale e quando fittizia? Persone delle quali ci siamo fidati ad ogni istante, per le quali abbiamo fatto sacrifici con naturalezza e gioia, nel momento in cui siamo noi ad aver bisogno di aggrapparci alla loro mano si tirano indietro, mostrandosi individui estranei che non riconosciamo più come coloro che avevamo chiamato “amici”.

Se dunque chi è amico e chi non lo è non lo sappiamo nemmeno noi, come possiamo pretendere che lo possa sapere il governo?

Noi forse, in alcuni casi, lo possiamo scoprire. Chi è stato privilegiato dalla vita è sempre circondato da persone che si dichiarano “amici”, che cercano in mille modi di dimostrargli stima e affetto fino al punto che lui ci crede, ne è profondamente convinto, si affida a loro. Se capita però che, per un qualche motivo, la vita, la fortuna, gli voltino le spalle, allora tutti quegli “amici” spariranno, anzi saranno proprio loro i più lesti a sotterrarne ogni residuo di fortuna. Allora, solo allora, arriverà qualcuno che avrà il coraggio di tendergli la mano. Arriverà l’Amico, quello vero, e allora, solo allora, lo si riconoscerà.

In fondo, anche a distanza, quando un sentimento è vero e profondo, il modo di manifestarlo c’è sempre, perché l’amicizia è qualcosa di speciale e, come tale, deve essere indistruttibile, la distanza è un’arma che mai potrà danneggiarla.

E’ proprio per questo che non si riuscirà mai a definirla con le parole, quindi non lamentiamoci se un arido decreto ha potuto consentire gli incontri coi congiunti ma non è stato capace di trovare il modo di individuare con fredde parole l’amico: perché la possibilità di definire l’Amico non esisterà mai.

 

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