lunedì, 25 maggio 2020
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TRANSUMANZA

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Arrivato il 4 maggio, la Fase 2 ci ha trovato scalpitanti in molti e spaesati in parecchi per la bimestrale abitudine di stare in ciabatte, e non ci credo che vi siete vestiti di tutto punto indossando  cravatte e scarpe eleganti da balcone (tutt’al più vi concedo le snickers). E ora? Spero che molti si siano dedicati al perfezionamento della propria grammatica (tra una brioche e una pasta al forno, una conferenza stampa e un’arringa virtuale) e ci abbiano dato dentro con gli esercizi sull’uso e le forme verbali del congiuntivo, dato che esso richiama il termine che Conte, il Presidente del Consiglio, ha citato nell’ultima conferenza stampa di aprile. Il termine ha suscitato una serissima riflessione nazional popolare su chi siano i congiunti. Molti si sono chiesti: sono i parenti stretti? Sino a quale grado? E gli amici, i compagni, i cugini? Anche quelli di campagna?
Congiunti congiuntivi, non condizionali; perché quelli di “…se io avrei”  saranno ostracizzati senza pietà.
E congiunti vivi e vegeti, bardati di guanti di lattice e mascherine  personalizzate e griffate, di seta pura per fare le fighe in odore di odalische; agli uomini che non debbono chiedere mai lasciamo quelle che sembrano Pampers (a taluni si addicono, tanto le facce di culo ce le hanno di natura!).
Chiome fluenti e teste rapate, mascherine di carnevale e chirurgiche, parole smozzicate e filtrate così da evitare condizionali trapassati e futuri anteriori che si intrecciano nell’aria condizionata della barriera anti contagio ricongiungendoci con le vie e le piazze con questa difficoltà comunicativa. Ma è meglio così che ricominciare con un nuovo lockdown? Piuttosto diamo spazio alla fantasia colorandole di questo maggio in fiore.
Però, e nel frattempo, un pensiero si mette di traverso e mi viene di pensare alle pecore…
Ricordate l’intervallo televisivo con gregge e arpa in sottofondo musicale di quel bianco e nero d’antan? L’immagine ovina è stata  molto gettonata nei  mesi “secolari” appena trascorsi: si è parlato di immunità di gregge (grande Johnson!), si è diffusa tra i credenti la parabola del Buon Pastore…
A me è venuto in mente D’Annunzio (stavolta non quello danzante in tandem con Ermione sotto la pioggia, troppo grande il rischio polmonite), quello abruzzese dei tratturi e degli stazzi. Avete indovinato: quello de “La transumanza”, perché è così che siamo arrivati alla seconda Fase, pecore e “crasti” guidati da pastori in maschera che spingono pecore (o lemming?, mi viene il dubbio). Una bella categoria, questi pastori europei, nazionali, regionali, comunali, mi sembrano spesso lupi mimetizzati sotto la pelle d’agnello, pronti a sbavare mentre perseguono il loro “particolare” fatto di proseliti e interessi travestiti di buonismo. Bisogna riprendere? Allora, zitto tu e zitto io, togliamo le lampadine a luce calda modicane; chi se ne frega di Modica e della comunità se i nuovi led possono essere un affare sublime per pochi esteti incompresi? E mi taccio, tanto continueremo ad essere pecore congiunte da interessi e condizionate da un deleterio egoismo che disgiunge e distanzia oltre misura.

Marisa Scopello

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