lunedì, 25 maggio 2020
image0

CULTURA SICILIANA

Print pagePDF pageEmail page

…se mala segnoria, che sempre accora
li popoli suggetti, non avesse
mosso Palermo a gridar “Mora, mora!”

Paradiso, canto VIII, vv.73 – 75
Lo ha scritto un uomo perbene, tale Dante Alighieri, a proposito dei Vespri siciliani. Anche oggi, come nell’anno del Signore 1282, la misura è colma e le offese impudenti di parole e di azioni non sono più tollerabili. Offendere i siciliani, dividerli in uno “sparuto” gruppo di facinorosi e in un gregge silenzioso di acquiescente connivenza “perbene”, ha acceso la miccia del dissenso e il giocattolo dell’ARS si sta sfaldando.
Se qualcuno (non ne farò il nome, non vale la pena citarlo) ritiene che i buoni siciliani siano quelli che stanno in silenzio, non c’è altro da dire per tararne la statura morale e umana. L’assessore da lui nominato pochi giorni fa con squilli di tromba e rullo di tamburi è un buon siciliano? Lo dimostra la sua attività di giornalista all’avanguardia (nel senso di avanguardista, con tutto quel che tale termine da retrobottega di rigatteria storica richiama…).
Peccato che ora è costretto a dimettersi dal ruolo di direttore del giornale online dal nome che si presenta da sè, IlSicilia.it. Il Sicilia? Che originalità è mascolinizzare il femminile? Ma cosa posso capirne io dell’operazione di un finissimo intellettuale perbene, tanto perbene da usare il viso di una bimba che preferisce “Giovinezza” a “Bella ciao”, di affermare che Mattarella divide gli italiani con la festa della Liberazione?
Mi fermo qui nell’elenco delle gesta recenti perché la scelta delle parole qualifica la personalità più degli atteggiamenti. In un’intervista a caldo, ha definito “stantio” il modo con cui i siciliani prendono le distanze dalla Lega. Come per dire che non siamo in grado di capire le magnifiche opportunità della risaputa intelligenza leghista per la Cultura isolana. Siamo stantii come un tozzo di pane ammuffito noi sparuti ribelli. Bene, ci sono diverse vedute e diversi punti di vista. Si è liberi di pensare, e nel privato è sacrosanto che ognuno creda in ciò che vuole, esserne orgoglioso. Ma nel privato, ripeto. A chi può interessare se il suo pensiero si è modellato sulle baggianate esoteriche di Julius Evola e del Gruppo di Ur (scusate, questo appellativo mi ha fatto pensare ad Aldo, Giovanni e Giacomo nello sketch del figlio di Ptar e nipote di Kmer), sulla cospirazione da quattro soldi del “Protocollo dei Savi di Sion” della mente patologicamente devastata di Céline (non ne metto in dubbio gli esiti letterari, solo quelli). In privato, l’ineffabile Samonà può anche credere che “Il  codice Da Vinci” sia un catalogo  di occulte verità che noi, povera e bassa plebe, non potremo mai capire. Ma da un assessore alla cultura non possono accettarlo. Se il governatore (minuscolo voluto) avesse detto che non poteva fare diversamente per il patto d’alleanza che doveva essere onorato, forse gliela si passava ob torto collo (“mischinu, deve tenersi buono il Salvinio”), lui invece ha aggiunto al danno la beffa, definendo questo nuovo compare un uomo illuminato. E questo i siciliani non possono accettarlo, ne hanno subíto troppo dagli illuminati di tutti i tempi, dai francesi Angiolini in poi.
Illuminati siamo? Abbagliati siamo rimasti da questo portento carismatico deflagrato dopo il buio bimestrale tutt’altro che esoterico e senza doni del Paraclito; appena usciti dalle capanne interiori, abbiamo ricevuto la massiccia dose dei politicanti fenomenali che allegrano le nostre contrade. Avremmo voluto brindare per aver superato la “mascherata” indenni, ma le mascherine carnascialesche si aggirano ancora e sempre tra di noi, evocando fantasmi del passato. Mi è passata la voglia di brindare.

Marisa Scopello

Condividi!