lunedì, 25 maggio 2020
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ECONOMIA IN RIANIMAZIONE E COVID-19 IN STANDBY

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Dopo la crisi del 2008 gli economisti ricevettero critiche pesanti per non aver capito che cosa stava succedendo nel sistema economico-finanziario.

A ragion del vero molti studiosi non afferrarono subito la fenomenologia che stava mettendo in difficoltà il mondo finanziario, ma alcuni lo avevano capito benissimo e tra questi il prof Robert Shiller dell’università di Yale, che per queste ricerche nel 2013 ricevette il Nobel per l’economia.

Purtroppo, non sono stati ascoltati dalla politica.

Dopo il fallimento di una delle più importanti banche statunitensi (Lehman Brothers) gli economisti reagirono in fretta, evitando che la crisi si trasformasse in una seconda Grande  Depressione (quella del 1929-33 ).

Tutto questo è stato fatto grazie alla lezione che gli economisti hanno imparato studiando la Grande Depressione degli anni trenta del secolo scorso e gli errori che allora furono compiuti.

Oggi si tratta di una crisi pandemica tutta in mano ai virologi famosi (come i professori Giuseppe Ramazzi, Ilaria Capua, Giuseppe Mantovani e altri) che si alternano al capezzale del cosiddetto Covid-19 dallo scorso inverno (2019), quando i primi allarmi arrivarono in Italia dalla Cina.

Ma questi pochi virologi che avevano già  capito il rischio  – come gli economisti del  prima 2008 –  purtroppo non sono stati ascoltati in tempo dalla politica.

Ai virologi, ai medici, agli infermieri e operatori sanitari per il grande impegno dato e al terribile tributo pagato in vite umane per salvaguardare la vita di tutti noi va il nostro vivo ringraziamento.

In Italia abbiamo – in questo strano momento –  anche un altro tipo di esperto: il “tuttologo”. I tuttologi sono sempre disponibili a riempire gli spazi dei talk show. Sono soggetti capaci di parlare di qualunque cosa, dalla politica all’astronoma, passando per l’economia e la virologia. Nulla di male, a volte è pure divertente. Ma deve essere  sempre chiara a tutti la differenza che passa tra uno scienziato e un tuttologo.

Ci chiediamo: il coronavirus è in fase calante?

Speriamo, ma non cantiamo vittoria fino a che non salta fuori un vaccino. Quindi la cautela è d’obbligo.

Ora veniamo a un altro virus che ha messo in ginocchio il nostro Paese.

Parlo dell’ “Economia ammalata”, in terapia intensiva per noi economisti.

E la politica, anche qui in ritardo, che fa?

Dopo tre mesi di cincischiamenti il governo ha pensato di curare l’ammalata, anziché con una cura da cavallo per farla riprendere, ripiegando  – ancora una volta –  su una terapia palliativa (fatta di bonus a pioggia). Eppure c’erano e ci sono tute le condizioni perché questa tremenda emergenza sanitaria potesse fare anche da spinta  a recuperare i tanti ritardi del Paese.

Infatti il decreto Rilancio in questione (di 55 miliardi di euro) partorito dopo tre mesi di litigiosità tra i partiti che compongono la maggioranza, formato da ben 464 pagine con 256 articoli di difficile lettura, è arrivato finalmente in porto. Ma la scelta degli strumenti di attuazione e i tempi sono oscuri.

Non solo deve essere ancora approvato dal Parlamento per essere convertito il legge. Quindi è ancora emendabile.

Tale decreto è un affastellamento di misure nel tentativo di creare  un giustificato ombrello sotto il quale chiunque possa sentirsi aiutato.

Si passa dagli aiuti alle compagnie aeree ai voucher vacanze, dall’agricoltura  all’ecobonus passando per le imprese, e poi bonus per badanti e baby sitter e smart working. Insomma, una serie di provvedimenti coi quali accontentare tutti.

A proposito del Dl Rilancio, il prof Sabino Cassese ha ben detto sul Corriere della sera quanto segue: “trattasi di un Dl con intento prevalentemente risarcitorio e vede lo Stato proporsi innanzitutto nella sua veste di redistributore”.

Aggiungiamo anche che è pieno di lacci e laccioli (come era solito dire Guido Carli) per le imprese e le partite iva.

Signori politici, l’Italia del futuro non può e non deve essere soltanto quella dei redditi di emergenza, di cittadinanza e di sanatorie per immigrati e clandestini.

Una delle priorità del Paese sono invece le infrastrutture.

C’è ancora bisogno di specificare quanto se ne avverta la necessità?

E che dire del fisco? Che vuol dire per ora rimandiamo tutti i pagamenti a settembre per aiutare imprese,  commercianti e cittadini,?

E poi…. si ricomincia dove eravamo rimasti con tasse e norme che si rincorrono come birilli per strozzare i malcapitati?

Noi consigliamo invece di rinviare ogni gravame fiscale al 2021 per favorire nell’anno in corso la ripresa economica. Auspichiamo inoltre che il governo trovi il coraggio di porre mano a una seria riduzione della pressione fiscale.

Caro presidente Conte, diciamoci la verità: a questo punto che differenza passa tra il cosiddetto Decreto Rilancio e la Legge di Bilancio? Sappi che quest’ultima nel nostro Paese  è stata sempre usata come mezzo per amministrare il consenso. Quindi siamo alle solite?

L’emergenza avrebbe dovuto consigliarlo ad agire per singoli provvedimenti, da dedicare a imprese (vero motore dell’economia), alla scuola e via dicendo.

Ma questo avrebbe significato fare scelte  e assumersi la responsabilità – non più eludibile – di dare al nostro Paese una direzione. Invece lei sceglie la via più facile con meno rischi: le scorciatoie.

Caro premier Conte, oggi le imprese di qualunque grandezza sono in ginocchio e per farle ripartire hanno bisogno di sussidi e non di prestiti. Se vogliamo tenere in vita aziende, negozi, ristoranti, bar, pesca e così via, metta mano ad aiuti concreti e molti  a fondo perduto.

E confermando ancora una volta – se ce ne fosse bisogno – che la passione della politica nazionale è di occuparsi di risorse e soldi da distribuire. Ma col particolare che, quando non si tratta di sussidi, spesso quel denaro resta in cassa, perché la parte facile è annunciare e stanziare, quella difficile è come spendere.

Concludo qui, poco speranzoso come economista per l’incompetenza dell’attuale esecutivo ma fiducioso nelle capacità innate dei nostri imprenditori capaci oggi, come ieri, di fare grande questo Paese.

Anton Cechov mi viene incontro – per chiudere questa mia disamina – con la riflessione che segue: “Verrà un giorno in cui sapremo il perché di tutto questo, di tante sofferenze… Allora non ci saranno più misteri, ma nel frattempo dobbiamo vivere”.

Salvatore G Blasco

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