venerdì, 7 agosto 2020
l'editoriale di Luisa Montù

CLAUDIO, ACCIDENTI A TE!

Print pagePDF pageEmail page

Se volessimo dar credito a quelle teorie che vorrebbero il covid19 creato in laboratorio, non dovremmo pensare che lo scienziato che ne è stato l’autore abbia fatto il maggiore danno possibile all’umanità. All’umanità forse, agli italiani no di sicuro. Non da quando l’imperatore Claudio ebbe la malaugurata idea di inventare la burocrazia.

All’epoca il Senato era andato prendendosi sempre maggiori poteri, tanto che si poteva affermare senza timore di essere troppo lontani dal vero che la gestione dello Stato si trovava più nelle sue mani che in quelle dell’imperatore. A questo già Caligola aveva tentato di ribellarsi, ma l’aveva fatto nel modo peggiore, cioè prendendolo di petto in modo plateale (famosa è la nomina alla carica senatoriale del suo cavallo, Invictus), infatti ben presto era stato ucciso e, soprattutto, il suo nome era stato infangato in tutti i modi e lo sarebbe stato a lungo nel tempo da storici compiacenti e servili come Svetonio. Claudio, più furbo e anche piuttosto pauroso, pur mostrandosi amico dei senatori, affidò alcuni incarichi della pubblica amministrazione, oltre che a dei cavalieri, come già fatto da Augusto, anche a liberti di propria fiducia, che furono i progenitori dei burocrati attuali.

Naturalmente qui abbiamo riassunto il processo come più non si potrebbe, anche perché non è a una lezione di storia antica che ci apprestiamo, ma vogliamo solo denunciare quella timorosa furbizia di chi ha dato il via a quella che oggi costituisce una delle maggiori difficoltà dell’Italia.

Già il fatto che ogni iniziativa, ogni azione, ogni permesso, debba attraversare una miriade di passaggi fa comprendere come qualsiasi tipo di entusiasmo sia inevitabilmente soffocato dai lacci in cui viene avviluppato.

Le opere pubbliche, come anche quelle private, devono attraversare mille passaggi totalmente inutili. Già, perché al giorno d’oggi, la burocrazia dovrebbe avere il compito di controllare che tutto sia svolto secondo le norme in vigore nel paese, al contrario finisce per favorire gli intrallazzi e la disonestà.

La situazione ha pesato particolarmente in occasione di questa pandemia, perché gli aiuti stanziati dal Governo sono arrivati con una tale lentezza, sempre che già siano arrivati, che a ben poco sono serviti. Risultato? Il livello di povertà del paese è aumentato vertiginosamente.

Eppure questo è un problema col quale facciamo i conti da decenni e che da un pezzo avrebbe dovuto essere risolto. Ne sanno qualcosa i terremotati delle Marche, che ancora aspettano quella ricostruzione che forse non verrà mai. Quando i passaggi sono infiniti, è facile trasmettere tangenti e mazzette da una mano all’altra senza sapere dove davvero siano finite. Come scrisse Giovenale, “quis custodiet ispos custodes?”. Eh già, il nodo da risolvere sta tutto lì, perché, aumentando il numero di custodi, dovrà in modo esponenziale aumentare il numero di chi li custodisce, ma resterà inevitabilmente l’impossibilità di controllare davvero.

Per non parlare poi dei costi stratosferici che richiede un apparato burocratico come il nostro, un apparato inutile, spesso dannoso, che si mangia le risorse del Paese come un grissino.

La prima cosa da fare per salvare l’Italia sarebbe quella di snellire, ma di molto, l’apparato burocratico. E’ vero, se ne parla, se ne parla da anni, ma nessun governo lo fa. Perché? Forse perché non conviene? Forse perché è più facile attribuire gli errori ai legacci della burocrazia anziché assumersi la responsabilità dell’incapacità di amministrare? O forse perché in una democrazia ai pochi amministratori di buona volontà non è concessa la forza politica per sovvertire una situazione comoda a troppi, specie a chi della burocrazia si fa scudo per mascherare intrallazzi inammissibili? Il governo che lo facesse dimostrerebbe che, finalmente, ha prevalso la Politica sul Potere. Accadrà mai?

Già, tutti timorosi e furbastri come il vecchio Claudio, che ha pensato a proteggere se stesso e non il popolo.

Ah, Claudio, accidenti a te!

 

 

Condividi!