mercoledì, 15 luglio 2020
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CHE CONFUSIONE!

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“Che confusione, sarà perché ti amo”, e poi ancora: “Se cade il mondo, sarà perché ti amo, stringimi forte e stammi più vicino…”. Iniziava e finiva così una canzone del 1981 dei Ricchi e Poveri.

Pare una prefazione dell’epoca attuale, il gruppo, col suo nome d’arte, rispecchia la società odierna, troppo ricca o troppo povera, la nostra umanità non ha una via di mezzo, dalla confusione di chi vorrebbe dare e ricevere solo amore, fino ad arrivare alla caduta a terra con nessuno vicino o stretto in un abbraccio e dunque, nel disagio più totale, assiste, ascolta e vive impotente questa canzone sulla sua stessa pelle.

E la confusione odierna è proprio questa, è in testa come pure è se ci si guarda attorno infilando il naso nei negozi di abbigliamento e nei loro camerini, nei bar, nei ristoranti, per le strade, sulle spiagge, negli uffici e nei laboratori sanitari privati e pubblici, finanche dentro ogni istituto, scuola, casa o macchina che sia.

Non si capisce niente.

Si salvano i parrucchieri e gli estetisti, quelli che onestamente hanno lavorato da sempre nel rispetto di ogni singola persona, gli altri no e per altri intendo chi lavora in nero nel settore di bellezza ma anche in qualsiasi altro settore, o chi, pur avendo in regola un’attività, non ha mai tenuto conto delle regole e neppure adesso le tiene in conto. Ma i parrucchieri e gli estetisti onesti che ancora adesso sono stati penalizzati e attaccati durante e dopo la pandemia che continua a persistere, sono gli unici ad eseguire e a rispettare ogni singola regola prevista per la corretta igiene e sanificazione del locale, per la distanza in tutti i sensi per ogni singolo lavoro su cliente, anche per l’attesa, dove è stato consigliato loro di adibire spazi comodi e all’aperto durante i lavori tecnici (non tutti questo però possono permetterselo) e comunque stanno lavorando a testa alta, nonostante la lentezza obbligatoria del lavoro, utilizzando tutto l’occorrente monouso o lavabile e igienizzabile possibile per proteggere i clienti e per proteggere se stessi. Ma gli altri? Cosa fanno gli altri, iniziando dai luoghi pubblici sanitari e sociali?

Adesso vorremmo darvi un po’ di informazioni utili.

Se occorrono medicinali da prendere alla farmacia dell’ospedale Maggiore di Modica, non bisogna più entrare all’interno dell’ospedale, hanno tagliato il vetro per metà a una finestra che dà direttamente sulla strada, da lì si può ritirare o richiedere cosa serve per il paziente e si deve anche firmare sul davanzale esterno la ricetta; succede però, che il davanzale sia pieno di scorie di piccioni, tranquilli, sono asciutte, non ha piovuto in questi giorni, quindi ci si possono anche poggiare le mani sopra (forse adesso è più pulito ma il vetro tagliato e medicato è sempre lì). Se però ti chiamano per una visita medica che non hai potuto effettuare durante il lock down, ti dicono che devi presentarti prima al triage e poi in ambulatorio con guanti, mascherina e soprattutto senza nessun accompagnatore, ti fanno entrare, controllano se effettivamente hai in prenotazione una visita medica, poi ti fanno accomodare fuori e devi aspettare che all’ora giusta ti chiamino loro. Corridoi infiniti poi ti attendono, sono vuoti i posti a sedere all’interno e non incontri nessuno, tranne l’infermiera e poi il medico che ti visita, il tutto a debita distanza.

Se invece vai all’ambulatorio dell’ospedale Busacca di Scicli, appena arrivi noti una gran fila di persone giovani o anziane, fuori sotto il sole cocente e chiedi loro se si può entrare nella saletta d’attesa e ti rispondono in coro, con tono quasi di disgusto: “Certo che può, a discapito suo però!” Perplesso, non capisci ma ci provi, entri e vedi una stanza piena di sedie, sempre vuota. Arrivi a chiederti se hai sbagliato luogo ma poi ecco che una specie d’infermiera, entrando, senza neppure salutare, allunga il braccio e prende con due dita la tua ricetta e poi ti dice: “Si accomodi fuori, la chiameremo noi quando sarà il suo turno”. E non hai neppure il tempo di chiedere se invece di stare al sole, ti potresti accomodare su una di quelle sedie vuote. Niente paura, per te lo chiede un’altra persona stanca di stare in piedi sotto il sole cocente che in risposta riceve un secco: “No, sennò poi dobbiamo sanificare tutto”.

Se poi accompagni un genitore anziano da un medico di famiglia, anziano anche lui, perché loro lo conoscono da una vita e hanno piena fiducia in lui che, come loro, è rimasto fermo agli anni trenta, prima devi prendere l’appuntamento (e mi pare giusto), poi trovi lo stesso tanti pazienti, sia fuori che dentro lo studio, vicini o distanti ma che hanno bisogno di risposte e cure come tutti i presenti. Immobile e in silenzio non dici nulla per non urtare nessuno, infine entri nello studio medico che fa odore di fumo di sigaretta e ne vedi due di pacchetti, uno sopra la scrivania e uno accanto al lettino delle visite e ti chiedi come possa un medico di questi dire a un paziente di smettere di fumare, perché il fumo fa male. Ma forse non glielo dirà mai! Intanto inizi a spiegare i problemi e i controlli che vuoi far fare al tuo papà o alla tua mamma che sta male e a cui non hanno fatto alcun controllo da più di tre mesi. Come risposta, con un tono un po’ provocatorio, lo senti che ti risponde: “Sì, esami del cuore mi pare non ne ha fatti mai, ma le consiglio io il nome di un medico privato, perché in ospedale ancora non funziona nulla”. E poi: “Sì, una serie di analisi, ma le consiglio sempre in un ambulatorio privato, in ospedale ancora non funziona nulla”.

Ebbene sì, esci da lì alquanto confuso ma non lo fai notare ai tuoi, prenoti la visita cardiologica per tua madre o tuo padre dal medico privato, l’accompagni all’ambulatorio privato per gli esami, dove, sì, c’è una lunga fila d’attesa fuori e sotto il sole cocente, ma tu prendi il numeretto ed esci e poi corri a prendere tua madre o tuo padre e torni, ma la fila è sempre tutta là, però, se lo chiedi, fanno accomodare gli anziani che non possono stare in piedi su una sedia all’interno della sala d’attesa, con le dovute distanze e c’è perfino il gel per igienizzare le mani ma loro, gentilissimi davvero, sono impreparati alla folla di pazienti che prima passava per il laboratorio di analisi dell’ospedale e non hanno fuori un gazebo per riparare le persone dal caldo di adesso e dall’acqua piovana o dal vento che prima o poi arriveranno.

E nell’attesa, confuso più che mai, ripensi sconcertato a quel negozio dove sei stato e che, quando hai chiesto di provare un vestito, ti è stato categoricamente risposto di no, all’altro dove invece ti hanno fatto provare tutto e nello stesso camerino dove prima stava un altro cliente, quelli con la X non si usano, quelli senza X sì, per tutti, ma, ad ogni cambio di persona, non viene sanificato e neppure igienizzato nulla, però la mascherina per rispetto al proprietario del negozio e ai commessi non la devi togliere un momento, se poi vuoi effettuare un cambio ma ti sei portato il capo di abbigliamento a casa, non puoi, devi tenertelo come ricordo.

Ripensi alla pizzeria dove hai dovuto lasciare il tuo nome e cognome e numero di telefono per la registrazione e all’altra che la settimana successiva non ti ha chiesto nulla eppure era super affollata.

Ripensi alla partita della Juve e del Napoli, che ha vinto in un campo vuoto e senza pubblico ma dopo la vittoria ha riempito una regione intera di gente stretta e felice.

Ripensi ai giovani studenti che, chiusi in casa per tutti questi mesi, hanno studiato davanti a un computer e ai loro maestri che hanno cercato di continuare col loro insegnamento a bambini e ragazzi di ogni età e, pur non avendo sempre un programma adeguato pronto, e purtroppo non tutti preparati in tema di digitalizzazione, hanno fatto l’impossibile per gestire la situazione e si sono visti comunque accusati in egual misura da parte di genitori che non hanno saputo apprezzare i loro sforzi e li hanno addirittura additati per aver continuato a prendere lo stipendio mensile non meritandolo. Certamente non sono stati i professori a chiudere le scuole e sicuramente ognuno di loro ha dato il massimo e ha sofferto per la situazione venutasi a creare, però, sotto il sole stai bruciando e quasi svieni ma ti chiedi cosa stiano facendo tutti, prima di arrivare all’autunno, per migliorare ogni struttura pubblica. Stanno lavorando forse solo per privatizzare ogni cosa? E’ così che deve andare il mondo? Ricchi o poveri? Dove sono i diritti e i doveri e chi è tenuto davvero a rispettarli?

Lo si è capito bene che la vita di ogni persona è basata sul lavoro e sulla salute, allora forse è arrivata l’ora di lavorare onestamente tutti, in ogni luogo, tempo o spazio per vivere veramente in salute e non ritrovarci chiusi in casa e senza un lavoro che ci mantenga in vita, altrimenti l’unica cosa che si può fare è andare dai parrucchieri ed estetisti a rilassarsi, perché, a parte il loro dignitoso lavoro, sono bravi consolatori, confessori, psicologi, medici, professori, terapeuti, insegnanti e tanto altro. Gli abusivi sono un’altra cosa e non sono solo nel campo della bellezza ma in ogni campo medico, sociale, privato, pubblico, sanitario, anche ecclesiastico, sono quelli che si sentono tanto ricchi senza fare nulla ma, più di tutti, sono poveri di onestà.

Sofia Ruta

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