mercoledì, 15 luglio 2020
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L’EREDITÀ RACCOLTA

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Piero Vernuccio ha lasciato un’eredità impegnativa, immateriale ma consistente, un patrimonio di valore perché alimentato dalla testimonianza, il giornale Dialogo.

Per Piero è stato un progetto attraverso il quale ha militato per ben 43 anni per dare spazio ai valori universali dell’esistenza umana: la verità, la libertà, la giustizia. E’ stato una piattaforma d’azione che ha molto amato e costantemente curato.

In Dialogo Piero ha profuso energia per l’intera vita, una sorta di figlio, infatti gli somiglia, nello stile asciutto, nella linea politica schietta, nel rigore della coerenza. Dialogo ha sempre ospitato contributi di differenti opinioni, ma accomunate dall’essere svincolate dai poteri e dai potentati, questo è stato il rigore della coerenza che lo ha caratterizzato.

Ma Dialogo non è stato un progetto individuale, è stato un progetto condiviso con centinaia di persone, cittadini modicani e non, collaboratori e lettori, per tutti il periodico è stato un punto di riferimento, atteso dagli abbonati, letto anche da coloro che preferivano prenderlo in edicola. Dialogo si è appoggiato su molteplici colonne, ha prosperato come una sorta di pianta rampicante i cui tralci d’appoggio sono aggrappati in tante realtà, imprese, intellettuali, donne e uomini, una sorta di progetto ragnatela costruito col compito di raccogliere tutte le voci libere del territorio, tutti i soggetti capaci di esprimere contributi per il bene della città.

Dialogo, per oltre quarant’anni, ha accomunato quella fetta di società che non si adagia, che non si rassegna, che non tifa per il potente di turno, ma piuttosto si riserva il diritto di agire il proprio spirito critico, quella fetta di umanità che vuole approfondire e ragionare  sull’oggettività, è stato al servizio della fetta di cittadinanza non schiacciata sulla compiacenza.

Il prodigio compiuto da Piero è stato quello di legare a questo “filo” tantissimi individui per comporre la tela interconnessa dello scambio, del dibattito, dell’approfondimento sui fatti, del commento sulle opinioni, insomma il prodigio dell’agorà.

Piero tramite Dialogo ha saputo creare una rete solida di scambi, una sorta d’intesa tra individui diversi tra loro, intesa legata dall’amore per la città, per la verità dei fatti, un’intesa fatta di complicità emotiva e di attenzione razionale, un afflato in difesa del territorio, espresso in parte silenziosamente ed in parte in maniera manifesta, ma sentita.

L’aspetto prodigioso di questa connessione tra individui, legata al giornale come strumento di dibattito, consiste nel fatto che Piero, col suo lavoro certosino, con la sua inflessibile tenacia, con la perseveranza ostinata, contattando uno ad uno collaboratori e lettori, è riuscito a far nascere, fra tutti, una rete di relazioni significativa, un legame, un aggancio identitario. Ciascuno, non importa se lettore o collaboratore o sponsor, ciascuno si è sentito parte della comunità e come tale ha riconosciuto l’altro, tutti, a vario titolo, ma tutti ugualmente parte della medesima comunità, una sorta di circonferenza con al centro Dialogo, cioè Piero, che, con costanza ha saputo tenere accesa una sorta di fiaccola della libertà, un simbolo verso cui ciascuno ha provato l’orgoglio di esserne parte.

Con la dipartita di Piero è caduta la trave su cui si reggeva il tetto, come succede quando si verifica un terremoto, il tetto si è steso sul pavimento, ma non si è divelto, è rimasto integro in attesa di essere riposizionato su una nuova trave in grado di reggerlo al suo posto.

Dialogo, perdendo Piero, ha perso il suo curatore affettivo, solo quello, perché come ogni essere che è stato nutrito dall’amore si è irrobustito al punto da reggere all’urto che certo lo ha fatto vacillare. Adesso bisognerà andare avanti senza di lui, lo si farà, tutti pronti a raccogliere questa preziosa eredità, ripartirà, ritornerà in edicola già a luglio.

Martedì 16 in tanti si sono ritrovati a dire io ci sono, io farò la mia parte, tutti insieme perché lo dobbiamo a Piero, a luglio uscirà il primo numero non curato da Piero ma sarà interamente dedicato a lui, ciascuno dei collaboratori formulerà il ricordo che gli vibra dentro. Ritornerà presto ad assolvere la sua funzione, ritroverà i lettori che lo attendono. A dirigerlo sarà Paolo Oddo, ma a portare avanti l’associazione editoriale sarà l’intero direttivo appena rinnovato, l’ing. Giovanni Savarino è il presidente, fra i componenti il direttivo  anche Emanuele Vernuccio.

Carmela Giannì

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