venerdì, 7 agosto 2020
l'editoriale di Luisa Montù

COMPLOTTISTI E SOGNATORI

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Oggi l’umanità ha ceduto all’ignoranza, alla violenza, alla stupidità, alla prevaricazione, all’odio per chi è diverso, ma, visto che l’umanità è composta da individui tutti differenti tra loro, quest’odio si traduce in odio di sé.

La crisi economica, la pandemia che ha portato all’acme la crisi economica, quindi l’insoddisfazione sempre crescente nella vita di ciascuno di noi, hanno esaltato la voglia di ribellarsi senza sapere a che di preciso, di offendere, di aggredire, di umiliare per scaricare la propria umiliazione.

Per cercar di spiegare in qualche modo il mondo in cui stiamo vivendo sono nati innumerevoli gruppi di complottisti, cioè coloro che pretendono a tutti i costi di trovare in quello che succede un perché nascosto, e nascosto (dai potenti, ovviamente) esclusivamente per asservirci, schiavizzarci, annullare la nostra volontà, trasformarci in automi ecc. ecc. Il motivo non ha la minima importanza, usando ricondurre tutto all’avidità di chi detiene le redini del mondo. Così, come si è negata la realtà della pericolosità del coronavirus, si è cominciato a negare tutto quello che fino ad oggi era stato dato per assodato, dallo sbarco dell’uomo sulla luna addirittura alla sfericità della terra, trasformando il terrapiattismo in un dogma incontestabile.

Forse è un modo di sentirsi vivi, forse è un modo di sentirsi rivoluzionari senza essere capaci di fare la rivoluzione, forse è un modo di credersi più intelligenti di quel che si è.

Poi ci sono, ma c’erano anche prima, i sognatori. Sono quelli che, invece di modellare la realtà del presente secondo le proprie distorsioni mentali, vanno a cercare il perché nel passato, consapevoli che per conoscere e capire il presente bisogna risalire alle origini, quindi sciogliere gli enigmi del passato.

Questi studiano i popoli antichi, quelli di cui per primi abbiamo trovato tracce sul nostro pianeta, ma sono anche ben consapevoli che non sempre ciò che si vede e si tocca è la sola realtà, pertanto si rifiutano di escludere che altre genti siano esistite ancora prima di queste. Loro sanno di non sapere e sta in questo la loro forza, quella che i soloni del “sapere”, quelli che sono convinti di sapere tutto a priori (quanti ne conosciamo e incontriamo ogni giorno!), scioccamente credono una debolezza.

C’è stato chi ha ipotizzato (ma non è cosa solo di oggi) che in un tempo lontano viaggiatori venuti dalle stelle abbiano visitato il nostro pianeta. Non è un’ipotesi fatta a caso, ma giustificata dallo studio della storia e dall’analisi di strutture dell’antichità che i mezzi a disposizione dei nostri antenati non avrebbero potuto consentire di realizzare. Si sono rivisitati i miti che presentavano gli dei antichi come creature superiori all’uomo ma che dell’uomo avevano pregi e difetti, quindi perché non supporre che non fossero creazioni della fantasia mistica ma creature più evolute, quindi incomprensibili per i nostri antenati, intenzionate a far crescere le conoscenze di quegli uomini primitivi?

E ci sono i racconti di antiche tribù i cui discendenti sono ancora presenti, pochi, certo, ma che serbano nettamente il ricordo di quanto tramandato dai loro antenati che raccontavano degli uomini venuti dalle stelle, non dei, uomini, ma provenienti da luoghi immensamente lontani.

Poi c’è lo studio dei popoli del passato, della loro storia, del loro modo di vivere, della loro visione del mondo che li circondava. Pensiamo ai Greci, ai Persiani, le cui conquiste furono immortalate dai poeti, pensiamo ai Romani, il popolo più rozzo e dedito alla violenza, che con la forza dei suoi eserciti conquistò tutto, o quasi, il mondo allora conosciuto, sì, con la forza delle sue legioni. Ma pensiamo anche agli Etruschi, la cui architettura seppe eguagliare nella tecnica le più ardite strutture del mondo moderno, che dispone di mezzi per quell’epoca del tutto inimmaginabili. Eppure quelle strutture non hanno mai eguagliato la grandiosità di quelle romane, furono splendide, mai appariscenti. Crediamo ci sia una spiegazione profonda: gli Etruschi pensavano alla vita della loro gente, alle case molto più che ai templi, all’agiatezza delle loro città anziché a creare un impero, erano una società dove le donne erano rispettate quanto gli uomini, dove la dignità contava più della fama.  Erano diversi dagli altri rozzi umani. E pensiamo anche a quel popolo meraviglioso giunto fin quasi all’era moderna, i cui pochi discendenti sopravvivono ancora e, proprio loro, ci raccontano degli uomini delle stelle. Parliamo dei Pellerossa, tribù dignitose e fiere, che anche nella battaglia, anche nella violenza spesso necessaria per sopravvivere, non abbandonavano mai il rispetto sia di sé che dell’avversario, che uccidevano gli animali solo per mangiare, mai per il puro gusto di uccidere, che rispettavano la natura, perché loro, sì, loro, i primitivi, sapevano che violentandola avrebbero violentato se stessi e tutta l’umanità.

Gli Etruschi furono sconfitti e assimilati dai romani, i Pellerossa massacrati dai selvaggi invasori europei e i loro pochi discendenti confinati nelle riserve. Fierezza e dignità, in parole povere la vera civiltà, sono state spazzate via dalla mentalità moderna che confonde il coraggio con la violenza, l’autorevolezza col potere, il valore umano con la ricchezza.

Nel mondo ci sono i vincitori e i vinti. Peccato che quelli che valgono di più siano i vinti. Ma crediamo che sia giunto il momento d’imparare gli insegnamenti dei vinti se vogliamo rialzarci dal degrado nel quale siamo sprofondati. Riflettiamoci, ma facciamo presto, perché forse, se davvero le genti delle stelle giunsero un giorno fino a noi, chissà che non si siano anche unite a genti della nostra terra lasciando il loro seme tra di noi, forse proprio in quei sognatori che ora guardano verso le stelle cercando aiuto e conforto. Sono rimasti in pochi però, non aspettiamo che non ne rimanga più nessuno!

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