venerdì, 7 agosto 2020
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GLI EFFETTI DEL PATERNALISMO

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Durante la fase dilagante della pandemia il Governo nazionale ha assunto un atteggiamento “paternalistico” utile a rassicurarci sul fatto che ne saremmo usciti sani e salvi, e anche utile a convincerci che dovevamo resistere e far passare l’ondata. Nella fase dello stravolgimento della quotidianità è stato l’atteggiamento giusto e si è mostrato efficace.

Nel “lungo” durante del contagio dilagante, però, il tono avrebbe dovuto essere rimodulato, avrebbe dovuto essere centrato più sulla cruda realtà del dopo, sarebbe stato utile uscire dal paternalismo per entrare nella crudezza realistica tipica del “padre” responsabile, preoccupato e consapevole, capace di dire la verità durissima del dopo e predisporre tutti a rimboccarsi le maniche per assumere la responsabilità che la circostanza richiedeva.

Invece, purtroppo, con il medesimo atteggiamento (paternalistico) il Governo ha promesso che non saremmo stati lasciati soli, che nessuno sarebbe rimasto indietro, e, tra decreti e conferenze stampa è riuscito a convincerci che, con la sua guida e la nostra pazienza, saremmo riusciti a fare una nazione migliore, più giusta,  più efficiente. Ci ha fatto sperare, e un po’ anche credere, che saremmo riusciti a tramutare la mazzata in opportunità, che avremmo colto l’occasione per correggere le storture e superare i ritardi cumulati negli ultimi quarant’anni. La corda vibrante del paternalismo ha creato l’illusione che saremmo riusciti a superare quello che, in passato, per ignavia politica, si era pietrificato tramutandosi in ostacolo.

Ora che la morsa del virus si è allentata i nodi che vengono al pettine sono quelli vecchi, ma anche quelli nuovi, quelli insiti in seno al governo stesso, che non sta riuscendo a mostrarsi motore propulsore, piuttosto appare il primo ad essere in ritardo e anche vago.

Non voglio entrare nel merito di quel groviglio melmoso fatto di difficoltà di tenuta della coalizione che lo sostiene, mancanza di competenze di alcuni ministri, incapacità di contatto con la realtà di ogni ambito dei servizi e dell’economia, difficoltà che metterebbero in difficoltà chiunque si trovasse in quel posto, ma i fatti dicono che ciascuno si sta trovando solo ad affrontare una realtà che deve essere necessariamente diversa dal prima della pandemia, ma che deve inventarsi da sé e a mani nude.

Quelli che hanno una certa età questa cosa la sapevano, cioè sapevano che sarebbe andata così, sapevano che le difficoltà tocca affrontarle dal singolo individuo, e sanno che l’esito, perché si possa giungere a buon fine, dipende dalla capacità individuale. Sappiamo che questa è una massima della vita. Un vecchio adagio siciliano recita “veru ca l’amicu si n’affrigghi, ma mischinu ‘cu l’avi n’cuoddu li travagghi” ovvero il problema è di chi lo vive, di chi ci sta in mezzo, il prossimo scrolla le spalle.

Quando il Presidente del Consiglio prometteva aiuti ed elargiva rassicurazioni non credo fosse in malafede, piuttosto credo che desse per scontato di avere a che fare con una popolazione nazionale matura, saggia, responsabile, pronta a fare la propria parte con disponibilità senza limiti, cioè disposta in atteggiamento proattivo, consapevole della difficoltà causate dal disastro pandemico. Conti (fatti da Conte) senza conoscere l’oste.

L’oste, cioè il popolo italiano, è immaturo, infantile, irresponsabile, oppositivo, indolente, in cerca del padre protettivo che faccia per lui, pronto a lamentarsi e a denigrare tutto ciò che gli richiede di mettersi in gioco per assumere responsabilità.

La ripartenza quindi è durissima, anche perché, anziché agire con buona volontà, ognuno di noi prima aspetta la soluzione confezionata, poi quando gli viene chiesto di confezionarla, cioè predisporla con le proprie mani e casomai chiedere aiuto in caso di difficoltà insuperabili, strepita, denigra, perde tempo, e, se gli riesce, agisce anche contro, per dispetto, per dimostrare che il padre non è padre ma patrigno.

Prendiamo ad esempio (ma è paradigma per ogni altra realtà) il settore della scuola, è evidente che, durante la fase di isolamento, ciascuno dei collaboratori del Ministero di riferimento, si sarebbe dovuto mettere al lavoro, in contatto da remoto con la Ministra, ciascuno da casa propria, per predisporre un sistema da portare pronto al Ministero per venire discusso e approvato appena fosse stato possibile uscire dalla chiusura totale. Insomma, ogni funzionario, in comunicazione con la Ministra, avrebbe dovuto comporre la parte di competenza per simulare un modello teorico plausibile, utile ad essere sottoposto ad eventuali ritocchi prima di venire approvato dal Consiglio dei Ministri in tempi rapidi in modo da poter venire trasmesso ai dirigenti scolastici già nei primissimi giorni di maggio.

Giunge invece a fine giugno, due mesi prima della riapertura delle scuole, due mesi compreso agosto. Giunge inoltre in forma leggera, sotto forma di linee di orientamento, afferma ciò che ogni madre di famiglia già sapeva: gli alunni dovranno stare in classe distanziati, esattamente come tutti quanti nel momento in cui entriamo in un locale chiuso.

Questa misura era prevedibile, scontata, non c’era bisogno di aspettare le linee guida ufficiali, ogni dirigente scolastico avrebbe potuto fare i conti in anticipo, in base al numero di alunni frequentanti avrebbe potuto ipotizzare  il numero di aule necessarie da reperire, avrebbe potuto interloquire col Sindaco o con la provincia per chiedere quali spazi altri avrebbero potuto mettere a disposizione per risolvere il problema del distanziamento, locali dove fare eventuali interventi leggeri di adeguamento per tempo.

Tutto questo poteva essere messo in piattaforma ancora prima che il ritardatario Governo e la poco avveduta Ministra si pronunciasse, perché era ovvio che tale lavoro andava fatto luogo per luogo, era ovvio che le classi pollaio, per ragioni igieniche, non avrebbero più potuto  esistere. Era anche ovvio che a fare questo lavoro non potevano che essere i dirigenti scolastici, con l’aiuto dei tecnici del Comune per il concorso planimetrico, con il concorso dei rappresentanti istituzionali di riferimento in modo da ipotizzare dove e come reperire spazi.

Invece nessuno ha fatto nulla, si è atteso il pronunciamento ministeriale, magari illudendosi che avrebbe mandato il “disegnino” bello e fatto a ciascun dirigente. Certo il disegnino avrebbe dovuto farlo la ministra Azzolina, elaborando i dati territoriali fatti prelevare da un “drone” tramite un rilievo misurativo dall’alto, e poi messi in rapporto al numero di alunni, contati mentre all’interno delle loro case praticavano la didattica a distanza.

Se la Ministra Azzolina fosse stata adeguata alle aspettative avrebbe agito questa strategia, poi di suo pugno avrebbe redatto “il disegnino” e spedito ad ogni dirigente, che, in piena sicurezza e fuori da ogni responsabilità, lo avrebbe passato agli insegnanti, e costoro, via whatsApp lo avrebbero potuto trasmettere ai genitori.

Purtroppo la Ministra non sa disegnare, purtroppo non conosce l’uso mirabolante dei droni, e non all’altezza delle aspettative com’è, richiede ai dirigenti di fare ciò che è logico che tocchi a loro.

Se il lavoro che non poteva che essere fatto in loco fosse stato fatto in tempo, senza aspettare che pervenisse dall’alto il disegnino planimetrico illustrato e colorato, il ritardo, imperdonabile, del Ministero potrebbe essere colmato con lo sforzo congiunto fra istituzioni locali e regionali, forse il 14 settembre non sarebbe stato tutto pronto a puntino, forse il primo mese ci sarebbe stata la necessità di doppi turni, forse si sarebbe reso ancora necessario qualche appuntamento di didattica a distanza per qualche settimana, ma entro la fine di ottobre la situazione si sarebbe potuta normalizzare.

In questo atteggiamento attendista chi farà le spese dello scaricabarile saranno studenti e famiglie, ma quello che le famiglie non sanno tollerare è che la Ministra non ha previsto sanzioni e ripercussioni sulla carriera e sul portafoglio di chi fa resistenza indolente e lascia ai singoli solo l’alternativa di reagire imbracciando i forconi. La delusione conseguente al paternalismo può generare queste reazioni!

Le famiglie, quelle che pensando alla scuola tribolano dall’otto di marzo scorso, quelle che già si misurano con la disoccupazione, con le innumerevoli difficoltà finanziarie, non possono accettare le lamentele di chi aspettava il disegnino colorato fatto dalla Azzolina, alle famiglie basta sapere che il Ministero ha promesso di mettere a disposizione il personale aggiuntivo che si dimostrerà essere necessario e i fondi per i lavori di riadattamento dei locali aggiuntivi necessari, il resto è compito dei dirigenti che il 14 settembre dovranno trovarsi pronti, con il lavoro eseguito, altrimenti sarà rivolta sociale contro di loro.

Carmela Giannì

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