venerdì, 7 agosto 2020
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SI TORNA A TEATRO

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Era ora di tornare a teatro nell’aria calda dell’11 luglio con tutte le precauzioni necessarie, mascherine e distanziamento. Ad accoglierci con il disinfettante c’era Edgar, la simpatica silhouette del maggiordomo che la ditta Grondal metterà ancora a disposizione del Piccolo Palcoscenico per tutti i prossimi appuntamenti.
È stato un ritrovarsi di occhi sorridenti a distanza di tempo e di spazio, consapevoli della tempesta attraversata che è anche il tema dello spettacolo. L’acronimo COVID (Con Orgoglio Verso Il Domani) è stato pensato da Alessandro Sparacino per cucire o rammendare col filo delle parole i giorni sbiaditi e le loro oscure sorelle dei mesi “marziani” della solitudine, e racconta una galleria di persone assediate dalla paura che si manifesta in comportamenti strani: l’insopprimibile e atavico bisogno di acquistare cibo, figli che non vanno a visitare la madre sola con la scusa di evitarle un possibile contagio, cuochi stellati improvvisati, solitudini riempite di incontri sognati e sognanti. C’è il professore avanti con gli anni, novello Pigmalione, che dà vita ad un consolatorio fantasma femminile; c’è l’impiegata in smart working che si veste con cura dalla cintola in su, tanto leggins e pantofole sono invisibili in streaming; c’è l’impenitente affamato di conquiste femminili che si fa conquistare dal blu profondo come un oceano degli occhi della commessa del supermarket (Ah, Saphiria, esotica creatura…); c’è l’esperienza estrema del ragazzo che si credeva invincibile, finito intubato all’ospedale; c’è chi, incapace di qualsiasi creatività, ha esaurito la voglia di leggere, di scrivere, di guardare al futuro, e si tuffa nel proprio armadio alla ricerca di tracce di felicità passate, piccole e trascurabili, perché ogni armadio ha la sua Narnia, senza fauni e animali parlanti; una Narnia di proiezioni all’indietro, di piaceri volatili legati a profumi, ai colori di abiti smessi, fiammiferi che brillano un attimo nel buio del presente.
Questo 2020 finora da dimenticare, con i suoi massacri fisici e mentali, con i tanti morti che diminuiscono ma non accennano a cessare, ha messo l’accento sulla precarietà dell’esistere, anzi l’ha scritta a lettere maiuscole e livide come un’aurora boreale foriera di sventure nelle notti di tutta l’umanità; questo 2020, dicevo, si è fatto spettacolo serio nel dehor del Piccolo Palcoscenico con le formidabili presenze di Rita Abela, Angelo Abela, Alessandro Sparacino, e la partecipazione di Cinzia Alfano, Ornella Fratantonio, Cinzia Minardo e Maria Luisa Alfano.
I testi, creati o reinterpretati da Alessandro, sono stati introdotti da un pezzo di “Novecento” di Baricco, quello del quadro e del chiodo: “…È meglio che non ci pensi, se no esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino e non la ami più. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio…”
Quando, come quest’anno, tutto è cambiato… Fran… Ma noi siamo ancora qua ad applaudire l’arte così ricca di umanità di Sparacino attore e regista, ostinato a riprovarci e a riappendere il quadro a un altro chiodo (si spera più solido), con orgoglio verso il domani.

image1Marisa Scopello 

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