venerdì, 7 agosto 2020
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A tavola con gli Dei (a cura di Marisa Scopello)

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Il banchetto di Timachida è arrivato alla conclusione, quasi. Dico quasi perché i dolci sono tanti e, nonostante sia già sazia, non posso non assaggiarne uno per ogni varietà, ne va dell’onore che gli devo tributare come ospite d’onore. Timachida ha capito che dovrò fare uno sforzo e, per venirmi incontro, mi versa una coppa di vino caldo aromatizzato con buccia di limone e semi di finocchio selvatico, “Ti aiuterà a passare con leggerezza alle nuove portate”. Mentre sorseggio la bevanda, arrivano i piatti con i dolci appoggiati su foglie fresche di limone, dolci caldi di forno e di padella. Sono dorati, hanno forme fantasiose e profumi inebrianti.
“Questi sono i Tetiromeni Plakountes rodiensi. Assaggiane uno, è delizioso”. Lo faccio e scopro il morbido ripieno racchiuso nell’involucro di pasta.
“La pasta si chiama placenta ed è fatta di farina, acqua, olio d’oliva e sale. L’acqua si intiepidisce con l’olio e il sale, si versa nella farina impastando fino ad avere una consistenza liscia ed elastica; si fanno delle piccole sfere che devono riposare coperte in un luogo fresco. Si stendono le placente sottilissime in forma di cerchio, al centro si mette ricotta di capra passata al setaccio, mandorle pestate, miele, scorza di limone e cinnamomo. Si chiudono le placente a forma di mezza luna, si passano nelle uova sbattute e si friggono nell’olio bollente. Quando i Tetiromeni sono dorati, si fanno asciugare su un panno di lino, poi si cospargono di altro miele e cinnamomo”. Ma il miele è quello di rose, prodotto da Timachida nelle sue arnie e si accende di delicati sentori floreali.
Passo ad assaggiare gli altri dolci: Pemma, tortine con noci e uva di Corinto; un grande Popanon Monomphalon con una protuberanza (ombelico) centrale; Myllos, a forma di genitali femminili, sacri a Demetra; Enkhytos, piccoli pasticcini a spirale fritti nello strutto e poi cosparsi di miele; Itrion, fatto di miele e sesamo.
È già il tramonto ed è tempo di salutare Timachida e Rodi, ringraziando per la generosa ospitalità
“Cosa ne sarà di tutto il cibo rimasto?”
“Stasera faremo una grande festa con fuochi e balli, perché il cibo è gioia di vivere e tutti devono esserne partecipi, anche le donne, protagoniste del lavoro in cucina di giorno, e di sera danzatrici sensuali”.
Mi piace questa filosofia, con il lusso condiviso e una, seppur piccola, concessione al ruolo femminile, non solo divinità mediterranee ma anche lavoratrici e compagne di vita.
Chiede dove mi recherò adesso.
“Veleggerò verso Oriente. Spero di raggiungere Costantinopoli entro una settimana, se il vento sarà favorevole”.
Grazie, Timachida, del tempo che mi hai dedicato e di tutte le attenzioni con cui hai reso molto piacevole l’inizio del mio lungo viaggio. Kaire.

 

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