venerdì, 7 agosto 2020
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BUONSENSO E IPOCRISIA

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Aldilà della facile ironia sull’imbarazzo dei clienti della prostituta peruviana che si è scoperta malata di covid19, sui possibili e probabili problemi che potrebbero loro nascere in famiglia in caso dovessero essere stati contagiati, questa situazione verificatasi in periodo di pandemia mette ancora una volta in evidenza un annoso problema, ossia quello della, come da sempre viene definita, professione più antica del mondo.

Facciamo bene attenzione: se è la professione più antica del mondo e, come sappiamo tutti, è stata in molte epoche storiche, specie (ma guarda un po’!) le più vicine a quella moderna, osteggiata, disprezzata, considerata addirittura reato, perché continua a esistere sempre e comunque? Se oggi (in pratica da quando si è affermato non il cristianesimo, ma il cattolicesimo) l’ipocrisia è diventata la base portante della nostra società, vogliamo pensare alle tante civiltà del passato, molto più degne di essere qualificate tali, e chiederci quale fosse la posizione delle prostitute  al loro interno? Vogliamo pensare alle geishe in Giappone? Vogliamo pensare ai babilonesi, che tutelavano la proprietà delle donne fra cui le prostitute? Vogliamo pensare ai Sumeri dove la prostituzione era sacra? Vogliamo pensare all’antica Grecia, dove le prostitute erano le uniche donne indipendenti nella società e tenute a pagare le tasse, dove la prostituta Aspasia al tempo di Pericle fu forse più influente di Pericle stesso? Vogliamo pensare all’antica Roma, dove la prostituzione era esercitata liberamente, rispettata e protetta da Venere? Dobbiamo continuare?

Che le vecchie case chiuse abolite dalla Legge Merlin fossero una vergogna per il paese è indiscutibile, ma oggi l’alternativa è quella di far gestire la prostituzione dalla malavita. Dalla padella nella brace!

Più di una volta le prostitute hanno chiesto di ufficializzare il loro lavoro e di pagare le tasse. Crediamo sarebbe un’entrata mica da niente per lo Stato! Perché allora negarla sdegnosamente? Per quanto ci si possa scervellare per individuare il motivo, riusciamo a trovarne solo uno: l’ipocrisia, l’ipocrisia che umilia le nostre intelligenze, l’ipocrisia che ci fa esaltare chi è morto (tanto ormai è morto)  dopo averlo azzannato quando era vivo (perché ci faceva comodo).

Prendiamo una situazione come quella attuale: i parrucchieri, gli estetisti, i fisioterapisti, insomma tutte le categorie ufficializzate di lavoratori che si devono trovare a stretto contatto con i loro clienti, sono tenute a usare determinate precauzioni, a sanificare l’ambiente di lavoro, insomma a procedere mettendo in atto tutte le misure che possano evitare un contagio. Poiché si tratta di professioni riconosciute, tassate, sono soggette a quei controlli che la loro ufficialità consente. Le prostitute no. Loro sono controllate dai papponi che le sfruttano e se ne infischiano altamente se loro o i loro clienti si ammalano.

Lasciamo, ovviamente, le considerazioni fisiologiche, neurologiche, biologiche e quant’altro a chi di competenza. Noi abbiamo voluto porre l’attenzione esclusivamente sulla ricaduta della situazione attuale sotto l’aspetto sociale e pratico. A parte l’attuale contingenza riguardante il contagio da covid19, ci si è mai chiesti infatti quanto diminuirebbe la criminalità se si rendesse la prostituzione una professione come le altre? Certo che ce lo siamo chiesto, ma abbiamo concluso che è meglio tenerci la criminalità che rinunciare alla nostra vergognosa ipocrisia. Mamma mia, quanto siamo civili!

LuM

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