venerdì, 7 agosto 2020
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IL LUNGO CAMMINO DI SALVATORE FRATANTONIO

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Ammirare i suoi dipinti è facile, rimarranno esposti all’interno del ex Convento fino al 18 agosto e sfogliando il catalogo a lui dedicato e personalizzato da firme di personaggi importanti non per nome ma per l’apprezzamento che hanno avuto nei suoi confronti, semplicemente col contatto visivo e comunicativo che nel suo schivo silenzio infonde in ogni persona che lo incontra.

Più di cento le opere in mostra tra esposizione e catalogo, tante le dediche anche poetiche e contemporanee vissute e ricevute nel corso del tempo, la sua biografia e i tanti maestri dai quali ha preso il meglio e gli amici con cui si è approcciato timidamente ma con tanta grinta e forza per la crescita nella sua ricerca continua di miglioramento.

In ogni tela si respira la libertà di un essere umano che da sempre ha dato voce all’anima e le sue mani al cuore, silenziosa e timida la prima, caldo e prorompente il secondo, un connubio di emozioni palpabili che durante la presentazione e poi la visione delle opere, ha emozionato i presenti e il maestro stesso che, con poche timide parole, ha ringraziato tutti e che poi, davanti alle sue tele, si è lasciato ammirare come ogni suo dipinto, ricordo, momento vissuto.

Un parlato tutto dipinto a mano, incancellabile, come solo un grande Maestro riesce a dare, ascoltando la bellezza della natura e facendosi ascoltare dipingendone ogni piccola sfaccettatura, mettendosi completamente a nudo come i suoi nudi di donne che respirano la libertà di essere meravigliose grazie al suo respiro stesso.

Davanti a un pubblico esagerato e amico, ha aperto la presentazione della mostra il Maestro Sergio Carruba che ha ricordato l’inizio della sua amicizia con Salvatore nata dalla loro collaborazione artistica, all’inizio degli anni 80, grazie alla compagnia teatrale del caro amico attore non più presente, Giorgio Sparacino; ha poi suonato col suo pianoforte “L’alba sul Mediterraneo” primo di tre brani con i quali ha allietato la serata negli intermezzi degli intervenuti che lo hanno lodato coi loro ricordi stessi d’infanzia: il sindaco Ignazio Abbate, l’assessore alla cultura Maria Monisteri Caschetto, Giuseppe Barone, Andrea Guastella, Salvatore Parlagreco; relatore della serata, il giornalista Salvatore Cannata.

Tantissime sono le Mostre Personali del Maestro che sono state esposte durante tutti questi anni, dal 1961, al Museo Civico di Modica la prima, a Roma, Milano, Treviso, Torino, Pavia, Messina, ecc. ecc., fino ad arrivare al 2020 proprio con quest’ultima, ma solo per ora, all’ex Convento del Carmine. Sono più di 60 e oltre a queste ci sono le Collettive e le Opere in Permanenza che nel corso del suo lungo viaggio hanno riempito Gallerie, palazzi storici, alberghi. Soprattutto tante sono le corsie e gli ambulatori ospedalieri, e fra questi anche l’ospedale Maggiore di Modica, ai quali Salvatore ha donato molte delle sue opere che allietano i pazienti e gli accompagnatori in ogni reparto donando luce e respiro ai loro occhi tristi.

Importante è anche il suo impegno progettuale presso il Dipartimento di Salute Mentale di Modica, dove conduce per il quarto anno consecutivo un laboratorio di pittura dedicato agli ospiti del Centro ma anche a persone esterne che amano l’arte e dove ha inoltre curato l’allestimento della Galleria “Fermata d’Arte” inaugurata nel 2018.

Augurando al Maestro Salvatore Fratantonio altri sessant’anni di viaggio e ringraziandolo per la bellezza che ha saputo, durante la sua crescita, cogliere con grande sensibilità umana, il mio suggerimento è quello di andare tutti a visitare la Personale del maestro che rimarrà esposta fino al 18 agosto e di approfondire le pagine della sua monografia, perché, leggendo la sua vita e i suoi incontri e ammirando ogni sua tela, al loro interno vi si può trovare molto più di quello che ho scritto, conoscendo e apprezzando personalmente le opere del nostro grande pittore contemporaneo modicano che non si è mai fermato un momento per migliorarsi sempre.

Un cammino lungo sessant’anni non si fa mai da soli ma si porta tutto sulle proprie spalle, alleggerirlo e prolungarlo rendendolo infinito spetta solo a chi, grato, sa apprezzarne tutta la bellezza sentendosi così parte di ogni tela stessa.

Sofia Ruta

 

 

 

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