venerdì, 7 agosto 2020
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LO STRUZZO, L’UCCELLO CHE NON VOLA

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Lo struzzo è una specie di uccello che risulta essere il più alto e il più grande tra i teropodi pennuti viventi, ed è incapace di volare. Ad un osservatore inesperto può sembrare che lo struzzo metta la testa sotto la sabbia, ma in realtà si china con il collo disteso e con il corpo appoggiato a terra cercando di imitare il cespuglio o la roccia a cui vuole assomigliare, mimetizzandosi; per sfuggire ai predatori che tentano di catturarlo, scappa a grandi falcate raggiungendo i 70 km/h. Da questo pennuto molto originale possiamo capire tante cose, se proviamo ad immaginare la sua vita, riusciamo a trovare qualche elemento a noi familiare, forse… Durante questa estate, così stramba dal punto di vista meteorologico, con bombe d’acqua che dilaniano strade e riesumano salme, con brevi e furiosi temporali che fanno volare tetti e tettoie, eccoci come gli struzzi a tentar di apparir trasparenti per sfuggire e magari per cogliere di sorpresa quel nemico che fino a qualche settimana fa temevamo seriamente. Nei lidi i giovani struzzi sono tutti lì a stramazzar le penne, i locali sono pieni di conviviali che brindano al presente in barba al passato più recente, e sulle spiagge c’è chi lotta furiosamente per il suo “posto al sole” nella vetrina più ambita della città, dove cunti e curtigghiu d’estate ritornano sotto gli ombrelloni colorati!

Il distanziamento, il lockdown, la pandemia, la paura, vanno tutti a farsi benedire! Ma la mia non vuole essere una delle innumerevoli polemiche che si dipanano tra post e postini di gruppi e gruppetti, sto solo tentando di fotografare un’estate che nessuno si aspettava, un’estate che tutto sommato è un regalo davvero, dopo quei mesi così oscuri dove il futuro sembrava così incerto e pauroso. La cosa che mi auguro vivamente è che noi tutti invece non stiamo giocando a fare gli struzzi, perché sarebbe sciocco ricadere negli errori già commessi e pensare che “mimetizzandoci” tra le oasi calde della frivola e bella stagione possiamo sfuggire a quell’ignoto e spietato predatore che forse silente aspetta un nostro caduco momento di debolezza per colpirci là dove siamo più fragili e indifesi. Allora il mio invito è quello di goderci questo dono estivo di leggerezza e convivialità, senza magari dimenticare del tutto ciò che abbiamo vissuto e, con maturità, ringraziare quella Forza amorevole lassù che ci concede tanto ogni giorno a noi ingrati pennuti mimetizzati!

Graziana Iurato

 

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