mercoledì, 29 Giugno 2022

FRA GLI ARCHI TORNA BUFALINO

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Archi simmetrici, archi che hanno abbracciato pubblico e spettacolo la sera del 16 agosto nell’attimo di Palazzo S. Domenico. Un luogo di memorie modicane come “Argo il cieco”, il romanzo andato in scena nella lettura di Giuseppe Bisogno e Simonetta Cartia, scandita da video e musica e danza.
Se qualcuno non conosceva il testo di Gesualdo Bufalino, ha avuto l’occasione di entrarci dentro e di andare a quell’estate del 1951 nella Modica “in figura di melagrana spaccata” e di “mirabilia… un paese teatro che odorava di gelsomino sul far della sera”. Un valido esercizio per chi sa quanto sia complessa la ricerca della morte nell’età dell’infelicità e come sia vitale trovarvi soluzione nei ricordi felici custoditi nella memoria, sogni o menzogne non ha importanza; essi sono pur sempre una terapia, nutre di struggenti nostalgie che si fanno metafore e ossimori, miraggi scherzosi di un “tempo sospeso”.
La sera del 16, i miraggi hanno preso forma nel canto della ammaliatrici Simonetta Cartia e Fiammetta Poidomani che passavano dai “Tulipani” a “Morena me llaman”, dalla delicata “Ninna nanna della rosa”, da “Ay, mi vida” alla “Habanera” di Carmen, nei movimenti scenici di Serena Cartia, spagnola e Persefone, nelle figure femminili di Maria Venera, Cecilia, Isolina, rievocate per fare da contrappunto dialogato al narrare di Bisogno.
C’era anche un motivo molto personale legato a questo testo e alla sua rappresentazione; me lo ha ricordato Rossella Zagami (presente insieme a Lorenza Baglieri, Francesco Biscione e Margherita Di Rauso negli intermezzi in video), mia sensibilissima alunna liceale, che ha letto il romanzo di Bufalino nel 2005 dietro mio suggerimento è ora si è adoperata per realizzarne questa splendida messinscena.
Così, come l’Autore, anche io cerco nella mia zona oscura la luce di immagini vivide e, forse, di rimpianti incantati…

Marisa Scopello

 

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