venerdì, 30 ottobre 2020
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SOPRAVVIVEREMO?

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Finalmente è finita questa buia notte regno dell’inciviltà pre-elettorale, non se ne poteva più.

Questa povera Italia, piena di problemi serissimi ai quali la classe politica presta poca e strumentale attenzione, è tenuta in uno stato di continuo marasma dalla fregola elettorale. A parole, tutti vogliono le elezioni salvo, pare, una grossa fetta dell’elettorato che ha smesso da tempo di andare a votare. La promessa di rivoltare il Paese come un calzino, o di aprire il Parlamento come una scatola di sardine non incanta più nessuno.

Da più di vent’anni, da quando “Mani Pulite” fece fuori tutto il sistema partitico scoprendo corruzione, ruberie e magagne invereconde, l’italiano medio ha sperato e confidato nell’avvento del Salvatore, dell’Uomo Forte capace di accollarsi l’onere della guerra contro il malaffare e l’onore di vincerla. Evidentemente la memoria corta italica ha dimenticato di essere stata trascinata in una guerra mondiale da un personaggio fatale, di cui è in atto una rivalutazione agiografica sconcertante.

L’attuale primo ministro viene dipinto dai suoi detrattori come un despota, un tiranno liberticida, un calpestatore della Costituzione, mentre una gran parte degli italiani ritiene che, trovandosi a dover gestire il paese in un momento di difficoltà inimmaginabili e mai affrontate in epoca moderna da nessuno, lo stia facendo al meglio possibile, sia pure con incertezze e qualche caduta.

La cosa curiosa è che la politica nostrana sembra essere interessata da un fenomeno simile a quella della precessione degli equinozi, in cui l’asse tradizionale risulta invertito: destra e sinistra si sono scambiati ruoli e ideali… almeno in apparenza.

Mentre quel che resta della sinistra, che solo l’anziano cavaliere di Arcore insiste a chiamare comunismo, languisce dilaniato da diatribe interne che non interessano più di tanto chi fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, in balìa di capetti di correntucole in cerca solo di affermazione del proprio ego, la destra si è momentaneamente ricompattata e cavalca spavalda temi tradizionalmente di sinistra: la tutela del lavoro e dei lavoratori e la difesa della libertà dei cittadini al primo posto.

Il leader della Lega, non più Nord ma fatta cosa propria, è quello che si propone come colui che salverà l’Italia. Ha girato per il paese senza sosta impegnato su due fronti, quello del referendum confermativo per il taglio del numero dei parlamentari e quello del rinnovo di sei amministrazioni regionali, tra simpatizzanti negazionisti, rigorosamente senza mascherina e distanza sociale, cui non negare mai un selfie, e programmi frettolosamente ridimensionati in piazze ostili pronte al lancio di ortaggi.

A Pontassieve, infine, l’aggressione fisica. Una trentenne di origini congolesi è riuscita a strappargli dal collo il rosario e la catenina col tau francescano, ed anche la camicia gridando “ io ti maledico!”

Ghiotta occasione! Aggredito da una negra congolese, praticamente una scimmia come la ex ministra Kienge che, pur essendo africana, fu dal leghista Calderoli fatta diventare un’asiatica orangutan. Mostrando la camicia azzurra strappata alle telecamere, il Capitano si è mostrato caritatevole e cristianamente pronto al perdono del gesto di una squilibrata immigrata clandestina, dall’oscuro passato criminale…

Mentre autorevoli giornali dispensatori di bufale spaziali arrivavano al punto di ipotizzare magia nera e riti vudù nel vilipendio dei simboli religiosi di cui Salvini abusa da tempo, alcune menti maligne hanno ipotizzato che l’evento potesse essere un tentativo estremo della BESTIA per fornire al padrone la palma del martirio a pochi giorni dalla consultazione elettorale. Secondo i malpensanti la camicia presentava non lacerazioni da strappo ma tagli fatti con la forbice a zig zag, attrezzo che non manca mai in una sartoria, e il fatto che la camicia strappata fosse stata immediatamente sostituita da un’altra bianca fresca di bucato ha fatto presumere che l’atto aggressivo fosse premeditato e che la camicia sostitutiva attendesse nel retropalco.

Il gesto della dottoressa Auriane Fatuma Bindela, da anni impegnata in Italia in attività di assistenza e integrazione degli immigrati, laureata, con regolare permesso di soggiorno e mai coinvolta in crimini malavitosi, resta comunque esecrabile e, al di là dell’atmosfera gravida di odio razziale che il leader leghista continua a fomentare, appare immotivato e fuori contesto.

La santificazione di Salvini, tuttavia, è durata ben poco: solerti magistrati milanesi pochi giorni dopo hanno operato una serie di arresti di commercialisti di chiara fama che esercitano la loro funzione a servizio della Lega. La retata è conseguenza di lunghe indagini su un giro vorticoso di soldi da riciclare con compravendite compiacenti e appoggi in paradisi fiscali, che hanno già portato in gabbia un imprenditore.

Che la magistratura faccia il suo dovere è cosa sacrosanta, specie se fa chiarezza su oscuri episodi di furto estortivo ai danni dei contribuenti, come i celebri 49 milioni dei rimborsi elettorali percepiti abusivamente: quello che lascia interdetti è il tempismo di certe azioni giudiziarie. Abituati ai tempi biblici della giustizia italiana, che è talmente lenta da diventare ingiustizia, alcune accelerazioni sembrano sospette. Sembra di essere tornati ai tempi della P2 di Licio Gelli e all’ipotesi del Grande Burattinaio.

D’altra parte mai come in questo travagliato momento il complottismo fa strage della Ragione in tutto il mondo ed a tutti i livelli.

Per qualche giorno la barbarie della campagna elettorale verrà messa nel dimenticatoio perché diventeremo vittime di montagne di commenti dei risultati di una consultazione che è stata caricata di aspettative di rivalsa e di vendette punitive. È stata data a una consultazione amministrativa la connotazione di test politico e al referendum quella di una sorta di censimento dei buoni e dei cattivi, su un quesito approvato ben quattro volte dal Parlamento ma che, in prossimità dell’espressione popolare ipotizzata ampiamente confermativa e quindi premiale per la stranchellata coalizione di governo, ha visto leader come la Meloni rinnegare anni di lotte per il ridimensionamento del Parlamento per tentare il colpo di far cadere Conte e con lui, probabilmente, tutto un paese agonizzante che verrebbe ferito a morte da una crisi politica senza sbocco.

Riusciremo a sopravvivere alle urla scomposte di Mario Giordano, alle implacabili Maratone di Mentana, alle Piazzepulite, ai Floris e ai Giletti? Rimpiangeremo le fiumane di dati sul Covid nel mondo e sulla querelle dei banchi a rotelle? Ce la date l’ora d’aria?

Il livello di abiezione pare non vedere mai il fondo…

Lavinia de Naro Papa

 

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