venerdì, 30 ottobre 2020
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LA STORIA, NEL CENTENARIO DELL’EDIFICAZIONE, DI VILLA CASCINO

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Periodicamente Modica apre lo scrigno del suo passato, orgogliosa di pescare in questo portagioie dove giace roba di valore. Questa volta lo ha fatto Fabio Lorefice, un giovane appassionato di storia che alla Villa Cascino è legato da ricordi d’infanzia. La mamma di Fabio, educatrice, prestava la sua opera nella struttura, quando la villa divenne proprietà del Comune, portava il piccolo Fabio a giocare nel giardino della villa.

Fabio ha impiegato ben due anni di impegno per consultare documenti d’archivio, ricercare testimonianze, raccogliere materiale in possesso degli eredi del professore e, nel centenario dell’edificazione del sanatorio è riuscito a presentare il libro, edito dall’associazione “Centro studi Placido Garrafa” , “CASCINO, la famiglia, il sanatorio, la villa”.

Il libro è stato presentato al pubblico sabato 3 ottobre presso la chiesa di S. Maria del Gesù ed ha registrato una grande affluenza di pubblico. Ad illustrare il testo tre competenti relatori: la dottoressa Laura Bruno, modicana ma operante a Catania, grafologa, intervenuta attraverso un messaggio video, dolente di non potere essere presente causa impegni di lavoro, che ha redatto  il il profilo personologico del chirurgo Cascino attraverso la decodifica della sua calligrafia; il prof. Uccio Barone, che ha illustrato sia la vita che l’opera del professore chirurgo negli anni, nonché il contesto storico in cui visse ed operò, fornendo un quadro dettagliato della situazione sociale e culturale del tempo, delle condizioni della medicina e della chirurgia in particolare, e le ricadute dell’opera del Cascino nell’ambito del nostro territorio; l’architetto Carmelo Arezzo Trifiletti (nipote del disegnatore della villa) che ha ricostruito la storia architettonica sia del sanatorio (opera dell’architetto Francesco Fichera) che della villa, avvenuta in secondo tempo con l’opera del nonno omonimo.

Marcella Burderi ha svolto il ruolo di moderatrice curando l’avvicendamento dei relatori, dell’autore del testo, ha dato il microfono a Saro Jacopo Cascino (nipote del chirurgo) che ha letto una delicata poesia di Corrado Govoni, poeta ferrarese nato alla fine dell’800 e morto nel 1965, una composizione deliziosa, un inno alla leggiadra leggerezza aerea tanto da sembrare dedicata proprio a Villa Cascino. Microfono ovviamente anche all’Amministrazione Comunale che ha concesso il patrocinio all’evento, nella figura dell’assessore alla cultura Monisteri.

Le presentazioni di libri a volte riescono noiose perché i relatori scelgono di cavalcare la loro erudizione, quella del testo di Lorefice invece si è basata su pennellate espositive di rara efficacia, definizioni sintetiche e suggestive che  invogliano a leggerlo questo libro, cito il prof. Barone:    Fabio Lorefice ha scavato “nelle carte e nelle pietre” (alludendo alla storia umana e medica del Cascino nonché alla storia architettonica del sanatorio) ed ha tirato fuori una storia di scienza e di bellezza, di scienza e d’arte, di professionalità e di architettura.

Scienza e bellezza, non poteva farne sintesi migliore per fare emergere l’ambizione del Cascino, che si era formato nella prestigiosa Università di Napoli, e da grande professionista ambiva a lavorare in una struttura che garantisse i crismi dell’igiene e della sicurezza (lui era già a Modica, operava al S. Martino, dove ne constatava l’inadeguatezza) e per questo si adoperò, dopo essere diventato docente presso l’Università di Palermo, per avere una clinica tutta sua, dove la sua scienza potesse garantire la salute di tutti.  Il professore, consapevole che la salute del corpo viene influenzata dal contesto strutturale e ambientale che accoglie per la cura, per posizionare il sanatorio scelse un sito suggestivo dal punto di vista della visuale prospettica nel Quartiere d’Oriente. Volle una struttura sicura ma anche bella, circondata da un giardino ameno, tutti elementi che contribuiscono alla ripresa in salute del paziente. Una clinica di 25 posti letto dove cura e delizia si potessero tenere per mano.

Altrettanto felice l’attacco della relazione dell’architetto Carmelo Arezzo Trifiletti nel definire il chirurgo Cascino: “una stella che ha lasciato una scia”, anche questo incipit una pennellata di rara efficacia, dove la grazia poetico-pittorica dell’immagine predispone l’ascolto dell’uditore all’illustrazione dell’escursus storico/architettonico dell’edificazione della villa per la famiglia Cascino, adiacente al sanatorio, edificata in un secondo tempo rispetto al sanatorio già in opera, la cui realizzazione viene affidata a un giovane architetto allievo del Basile, il nonno del relatore, che, con amore verso la memoria familiare, ha raccolto tutte le carte e i documenti professionali per conservare e far brillare le scie di due personaggi che non a torto definisce stelle. Certo, la conclusione dell’illustrazione dell’architetto non ha potuto tralasciare la nota dolente dello sviluppo urbanistico del circondario avvenuto negli anni successivi alla chiusura del sanatorio, i numerosi edifici sorti come funghi purtroppo hanno tolto prospettiva e suggestione al magnifico edificio mettendo in ombra un pezzo di storia che testimonia progresso della civiltà.

E cosa dire dell’intervento della grafologa Bruno per tracciare l’aspetto biografico del Cascino? Una visuale insolita, ma anche per questo assai efficace, tutto basato dalla deduzione degli aspetti psicologici e di struttura della personalità emergenti dal tratto grafico. Un’analisi dettagliata dalla quale far emergere un ritratto puntuale che lo dipinge come uomo dotato di notevole curiosità e dai molteplici interessi, dal carattere stabile ed equilibrato, dotato di grande energia vitale e padronanza di sé, con caratteristiche da leader, a tratti autoritario ma capace di ascolto del prossimo, soggetto dotato di intelligenza intuitiva oltre che cognitiva, nonché dotato di spiccata sensibilità.

Una bella storia, un bell’esempio, un bell’evento, capace di regalare fiducia nell’umanità, cosa di cui c’è tanto bisogno in questo tempo martoriato.

Carmela Giannì

 

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