venerdì, 30 ottobre 2020
l'editoriale di Luisa Montù

MAL VOLUTO

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Eppure lo sapevamo. Lo sapevamo al punto che l’avevamo raccontato in tanti film, ma abbiamo lasciato che le cose andassero da sé, senza stare in guardia, senza usare alcun accorgimento per impedire quelle conseguenze prevedibili e previste: i giochi su internet possono trasformarsi in trappole mortali. L’abbiamo visto proprio in questi giorni, quando un bambino, per obbedire all’ordine impartitogli dal gioco, si è gettato dalla finestra.

Mal voluto non è mai troppo, si dice in Toscana, e qui si tratta appunto di qualcosa che, pur essendo stato previsto, seppur facendo uso di una certa fantasia, si è lasciato che accadesse. Un mal voluto, insomma.

Il web è una cosa meravigliosa, che consente possibilità di crescita inimmaginabili per l’essere umano, eppure, come tutte le cose che ci capitano per le mani, siamo riusciti a deformarlo, a renderlo troppo spesso stupido, molte volte addirittura cattivo.

Il problema più grave nasce quando comincia ad apparire più realtà della realtà stessa. Prima ancora di arrivare a quei giochi che volutamente mescolano la realtà virtuale con quella reale, basta prendere in considerazione un qualsiasi social e ci si rende subito conto di quanto questo e le persone che vi compaiono stiano diventando man mano più importanti e presenti di quelle che frequentiamo ogni giorno. Questo non vi fa paura? Probabilmente vi sembra normale. Eppure ci dovremmo chiedere come sia possibile che ci siano persone che passano ore e ore su Facebook a cercare di dare un’immagine di sé, il più delle volte infinitamente distante dalla loro realtà, anelando approvazione e partecipazione ai loro pensieri (pensieri che quasi sempre sono solo frasi prese in prestito da personaggi famosi), persino alle loro immagini, offendendosi addirittura se qualcuno dei virtuali amici dimentica di salutarli al mattino, di dar loro la buonanotte o di fare gli auguri per onomastico o compleanno. Questo non è vivere ma fingere di vivere! Non ci si deve dunque meravigliare se ai blogger si dà più credito che ai giornalisti seri, se si finisce per credere che la terra è una pizza ai quattro formaggi.

Venne il giorno in cui nacque la x-box. I genitori erano felici di metterla davanti i loro figli, così, pensarono, non andranno a giocare in mezzo alla strada sporcandosi e sbucciandosi le ginocchia. Quei figli poi diventarono genitori a loro volta. Ormai si erano abituati a passare il loro tempo davanti a uno schermo e consideravano del tutto normale se i loro figli facevano altrettanto. Solo che non si sono resi conto che, col passare del tempo, evolvendosi, i giochi avevano cominciato a offrire sempre maggiori possibilità, di divertimento, sì, ma pure di rischio. Perché la cattiveria, purtroppo, è radicalmente insita nell’essere umano e offrirle maggiori possibilità di espandersi facilmente porta alla catastrofe.

Il progresso tecnologico, nelle intenzioni, nasce per migliorare la vita dell’uomo e spesso ci riesce, portando benefici, ma facilmente, troppo facilmente, degenera, perché, se da un lato esistono delle menti superiori, capaci di ottenere il progresso, dall’altro c’è una pletora di umanità priva di cervello e quindi di scrupoli, capace solo di usarlo per i propri interessi o, peggio ancora, per divertimenti malsani.

Forse è possibile intervenire dall’alto. Forse. Forse non interessa. Non lo sappiamo e, in ogni caso, non possiamo e non dobbiamo aspettare che altri tolgano le castagne dal fuoco per noi. Dobbiamo rimboccarci le maniche, imparare a vivere e insegnarlo ai nostri figli. Dobbiamo imparare a distinguere ciò che è buono da ciò che è cattivo, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, dove sta la vita, la nostra vita, e dove la finzione.

No, non è facile, ma senza un impegno reale, concreto e continuo, diventeremo ben presto quelle marionette che Pinocchio cercò di non essere più. Lui voleva diventare umano, noi che cosa vogliamo?

 

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