lunedì, 30 novembre 2020
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“DONNAFUGATA”, UN LIBRO AFFASCINANTE

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Il pomeriggio dell’8 ottobre si stava in S. Maria del Gesù, uno dei tanti gioielli modicani, per incontrare Costanza DiQuattro, autrice del bel romanzo “Donnafugata”, il suo appassionato tributo alla figura del nonno, Corrado Arezzo, barone di Donnafugata.
Un libro che viene difficile mettere da parte, e per le vicende personali e per quelle storiche che non sono semplicisticamente rievocate come sfondo, dato che esse entrano con impeto nelle figure dei tanti personaggi, che siano gli attori principali o semplici comparse, corollari anonimi di quasi un secolo (il libro abbraccia gli anni che vanno dal 1824 al 1895) che ha segnato la Sicilia e il suo essere fulcro intorno al quale girano i fatti del Risorgimento, quell’operazione pensata ai tavolini sabaudi come un gioco di carte, con le sue Donne e i suoi Re. Solo che la bella favola risorgimentale dell’Unità d’Italia, dietro il paravento dell’ufficialità, ha lasciato spesso macerie.
Storia di gioia, lacrime e sangue lo scorrere della vita del barone Corrado: lui ci credeva, ci credeva davvero a quegli ideali dai nomi luminosi, Giustizia, Libertà, soprattutto Umanità. Egli era uno di quei galantuomini d’antan che, se davano la propria parola, la rispettavano fino in fondo, a costo di rimetterci. Anche a lui, come a tanti di quei galantuomini, l’arrivismo avanzante avrebbe mostrato la risata laida e l’accanimento sfrontato.
Costanza fa rivivere la figura del nonno da un’angolazione privilegiata sedendosi sui divani del palazzo avito di Ibla, sfiorando le stesse sete e gli stessi tendaggi scostati dal nonno, curando e valorizzando – con la sorella Vicky – il piccolo teatro prezioso annesso al palazzo.
Il romanzo percorrere la vita del barone Corrado, di sua figlia Vincenzina e tutti gli altri con amore filiale e una prosa limpida nella ricostruzione di feste di palazzo, feste patronali, le varie vicende, con un originalissimo taglio sincronico, con lunghi flashback che illuminano e spiegano i capricci del destino e gli errori degli uomini, perdendosi dietro i sogni di un uomo perbene, un uomo che progettava e realizzava giardini adorni di bossi tagliati in forma di stelle, che aveva costruito un labirinto per la figlia, perché “solo chi sa perdersi, può trovare la strada giusta”.
Dopo il lavoro teatrale “Barbablù” e “La mia casa di Montalbano”, “Donnafugata” spicca come opere della memoria, “quella scia debole di un profumo che è stato intenso”.
Un viaggio á rebours che Costanza ha fatto per noi con matura intelligenza letteraria.

Marisa Scopello

 

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