lunedì, 30 novembre 2020
l'editoriale di Luisa Montù

IL POPOLO DELLE STELLE

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C’era una volta un popolo bellissimo. Forte, fiero, coraggioso. Viveva libero nelle terre sconfinate dell’America del Nord. Venerava il Grande Spirito, la forza fondamentale che dà vita a tutte le cose, terra, acqua, animali, piante, per questo anche gli uomini si consideravano parte del tutto. Non padroni. Mai!

Andavano a caccia. Dovevano farlo per mangiare, per vestirsi con le pelli degli animali uccisi. Non lo facevano mai per divertimento. La caccia era una necessità di vita, non uno sport, un passatempo, un capriccio. Ogni volta che uccidevano un bufalo gli rendevano onore e ne veneravano lo spirito.

Quando arrivarono gli europei li definirono “selvaggi”. Gli europei, quegli ometti pallidi ricoperti d’oro e di perle, che si sentivano signori e padroni di tutto il creato, persino di tutti quegli uomini che non vivevano come loro! Furono accolti con rispetto e con rispetto furono trattati finché non rivelarono la loro vera natura: quella di predatori. Già, perché gli europei si sono sempre sentiti una “razza” superiore pretendendo così d’imporre le loro esigenze e il loro stile di vita a tutto il creato, creato rispetto al quale altro non erano che formiche e come tali avrebbero dovuto continuare a vivere, in armonia col tutto di cui facevano parte.

Gli europei avevano un carattere dominante che li condizionava: l’avidità di ricchezze. Per questo andavano in cerca di quelle terre che nascondevano tesori (oro, argento, diamanti, in seguito poi il petrolio), le depredavano, quindi le impoverivano. Invero, erano degli incapaci, perché non riuscivano a far tesoro di tutte le ricchezze che la terra offriva senza consentirle di continuare a offrirle all’infinito: anziché prendere ringraziando, come facevano i pellerossa, prendevano distruggendo. Così non ebbero l’intelligenza di stabilirsi sul terreno americano, talmente vasto da essere in grado di accoglierli tutti, ma furono capaci di farlo solo massacrando i nativi, insediandosi non con loro ma al posto loro.

Altrettanto fecero con tutte le popolazioni con le quali vennero in contatto: non convivenza e comprensione, ma esclusivamente assimilazione o, se questa non era possibile, distruzione.

Con quali risultati? Ostilità e  rancore da parte delle genti ma anche della natura stessa, violentata giorno dopo giorno, massacrata come i pellerossa a Wounded knee.

Adesso la terra si ribella. Si ribella alla prepotenza, all’avidità, all’egoismo, solo che l’uomo moderno non ha avuto l’intelligenza di capire e ha continuato a venerare sempre più l’interesse economico come gli antichi pellerossa veneravano Manitou.

I nativi dell’America raccontano che un tempo lontano uomini dalle stelle scesero su questa terra. Alieni, come sostiene chi è convinto che non siamo soli nell’universo? O forse, semplicemente, i primi uomini, i veri Uomini, quelli che sapevano o soltanto capivano.

Capivano quale fosse il loro posto, il loro scopo, il senso della loro esistenza. Ma soprattutto avvertivano nel profondo di sé il rispetto, il rispetto per quelle immense ricchezze delle quali anch’essi erano parte e delle quali, come di sé, dovevano avere cura. Poi, come una pestilenza, arrivarono gli uomini, quelli piccoli, quelli che non capivano nulla, bianchi, neri o gialli che fossero. Da dove? Non lo sappiamo. Ma, quello che è peggio, proprio non capiamo perché.

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