lunedì, 30 novembre 2020
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INFANTILISMO SCONCERTANTE

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La seconda ondata virale, per la potenza con cui procede, ci costringe ad adottare misure draconiane in modo da evitare assembramenti umani. Fatte salve le attività essenziali, è stato decretato di chiudere quasi tutto, ovviamente innanzitutto i luoghi della cultura, cinema, sale da concerto, musei, teatri, ma non per questo siamo privi di spettacolo, esiste una rappresentazione a ciclo continuo cui, anche a volerlo, non si sfugge: è lo spettacolo miserevole, triste, volgare, imbarazzante, perfino sconcertante realizzato dagli uomini al potere. Il titolo della tragicommedia è “l’infantilismo”.

Mi riferisco al pietoso balletto dello scaricabarile da parte dei presidenti di regione di fronte alla necessità di assumere responsabilità nell’applicazione delle strette necessarie per contenere l’indice di trasmissione del virus che, diventato esponenziale, mette in ginocchio le strutture sanitarie.

I cosiddetti “governatori” titolo auto-coniato per ampliare l’immagine del loro potere, per accampare poteri di autonomia decisionale nei confronti del potere centrale, titolo auto-affibbiatosi con l’intento di rendere meno conto nel maneggio del denaro che lo Stato, in nome del maledetto decentramento, trasferisce loro; “governatori” che, di fronte all’assunzione di responsabilità cui sono stati chiamati dal governo centrale per attuare chiusure chirurgiche sul territorio, utili ad evitare la paralisi totale del sistema produttivo, si sono messi a strillare come bambini impauriti di fronte ad un compito superiore alle loro capacità. Vergognoso! Si, per un adulto, rinunciare all’assunzione di responsabilità  è patetico e vergognoso, è ammettere di essere infantili.

Poiché esercitare un po’ di memoria è esercizio utile, è bene ricordare come nella prima ondata virale, di fronte al provvedimento di chiusura generalizzato, tutti loro hanno strillato e sottolineato che si sarebbe potuto procedere isolando le zone focolaio per evitare il crollo produttivo, ora che si è deciso di procedere con questa modalità proprio per non gravare ulteriormente nell’ambito del lavoro, tutti strillano per reclamare un provvedimento nazionale.

E’ elementare comprendere che le misure nazionali non possono prevedere l’isolamento chirurgico di zone sparse a macchia di leopardo sul territorio, questa conoscenza di realtà possono averla solo i presidenti di regione sul territorio che ricade sotto il loro governo, è chiaro anche alla logica dei bambini.

Il declinare la responsabilità di assumere il compito cui sono stati chiamati svela che, ai cosiddetti governatori, della salute dei cittadini non gliene frega niente; svela che della pandemia ne hanno fatto un gioco politico, strumentale all’opportunità di creare consenso verso lo schieramento di riferimento; rende noto che il loro unico cruccio è raggiungere la vittoria alle prossime elezioni, insomma palesa come costoro  lavorino, anzi brighino, per la carriera personale e la mangiatoia.

Se gli italiani conservassero un poco di lucidità (compito difficile rispetto ai problemi da cui sono gravati) e di spirito critico, anziché scendere in piazza per protestare, col rischio di vedere inquinata (da mascalzoni) la loro rimostranza,  dovrebbero intonare un coro di risate per seppellirli, un coro di risate per dire che l’egoismo e la disonestà intellettuale non sono armi per combattere la pandemia.

Già in tempi di routine amministrativa il decentramento costituiva una fragilità del sistema perché dava spazio alla disomogeneità sul territorio nei servizi essenziali come scuola e sanità, adesso che viviamo tempi di emergenza la fragilità si è dimostrata patologia, patologia narcisistica grave, preoccupante, tanto da costringere il Presidente della Repubblica a intervenire.

L’aspetto sconcertante e preoccupante dell’atteggiamento assunto dai presidenti di regione sta nel fatto che tutti sono mossi dalla bramosia di lucrare sul malcontento popolare, cioè dalla ipocrita e paternalistica pretesa di atteggiarsi a consolatori degli afflitti, dei tanti a cui le chiusure rovinano, o addirittura cancellano, percorsi lavorativi costruiti con lunga fatica ed enormi sacrifici.

Se qualcuno avesse dubbi sulle ragioni vere che spinge costoro a protestare basta fare quella che in aritmetica si chiama “la prova del nove” cioè ascoltare l’accusa che rivolgono al governo: lo accusano di avere deciso i colori delle regioni in base al colore politico, questo meccanismo di difesa infantile si chiama “proiezione psichica”, vi ricorrono  proiettando sul governo quello che stanno facendo loro, aggredire politicamente il governo che prende misure per combattere il virus. E’ operazione miserabile. E’, anche, operazione bugiarda perché le regole che il governo sta applicando le ha concordate e decise con tutti i rappresentanti delle regioni. Le misure che si è deciso di adottare poggiano su dati oggettivi, non nascono da arbitrarietà di natura politica o da suggerimenti di esperti, scaturiscono da parametri di rischio noti e certificati.

Certo che siamo tutti preoccupatissimi per il contraccolpo economico, certo che siamo in ansia per il futuro duro, anzi nero che si prospetta, ma se ci salveremo la vita troveremo faticosamente la strada, tutta in salita, per la ripresa, se non evitiamo l’ecatombe invece non c’è storia.

Ecco perché ci sarebbe da ridere a tanto infantilismo, ma non possiamo ridere, siamo bloccati dall’impulso di piangere al pensiero di che razza di gente ha in mano il destino della società, destino su cui hanno giurato di agire con “disciplina ed onore”, basta, viene da ridere!

Carmela Giannì

 

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