lunedì, 30 novembre 2020
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LA CERTEZZA DEL DUBBIO

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Per esperienza, è sempre meglio diffidare di chi vive di certezze, di chi è convinto di conoscere la verità, specie se crede che questa gli sia stata rivelata da un’entità superiore. Tra costoro si trovano spesso persone incapaci di riconoscere, o di ammettere, di aver sbagliato. Integralisti, negazionisti, complottisti e fanatici di ogni genere sono sempre certi di essere nel vero: la pancia prende il posto del cervello.

Tanto è facile mangiare quanto a volte è ostico doversi fermare a ragionare.

Tuttavia, questo tempo infame in cui ci troviamo costretti a vivere, o meglio, a cercare di sopravvivere nonostante l’insidia di una pandemia subdola e sfuggente, ci costringe ad ammettere che una certezza esiste, ed è quella del dubbio.

In realtà, almeno per noi italiani, vivere nel dubbio è uno stato scalpellato nel nostro DNA da decenni di insabbiamenti, di devianze, di omertà, di menzogne. Non c’è un solo accadimento epocale che abbia trovato la pace nello scioglimento del mistero senza possibilità di ripensamenti o di riletture, dalla stagione delle stragi di Stato ai delitti di mafia, da Tangentopoli alla P2, da Cogne ad Avetrana…

Si mette in dubbio che ci sia veramente stata la Shoà e che la Terra sia effettivamente rotonda. Le testimonianze e le prove scientifiche non contano nulla per chi è strenuamente, fideisticamente convinto del contrario.

Eppure di una qualche certezza avremmo bisogno, anche piccola, e invece siamo quotidianamente travolti da notizie contraddittorie, troppo di frequente distorte da chi ha interesse a diffondere il panico tra la gente o da chi cerca di approfittare di ogni minimo appiglio per continuare a mestare nella palude di una politica miope e miserabilmente attaccata alla difesa dei propri privilegi.

Saremmo più sereni se sapessimo se e quanto le mascherine, oramai nostre compagne obbligatorie, siano in grado di proteggerci dal difendere il prossimo dal contagio o se siano in grado di impedire l’ingresso del virus: quando arriva la notizia che la Guardia di Finanza ha sequestrato un carico di migliaia di mascherine non a norma, viene spontaneo chiedersi quale sia questa norma visto che da mesi ci viene detto che basta anche una sciarpa, purché copra naso e bocca!

Vivremmo meglio ed accetteremmo con più serenità le restrizioni alla libertà di movimento e alle manifestazioni tipiche della società umana – un sorriso, un abbraccio – se non fossimo continuamente inondati di numeri difficilmente controllabili e paragonati sulla base di parametri fantasiosi, quando non manipolati.

In questo guazzabuglio mediatico trova posto tutto, ed il contrario di tutto. Governatori regionali contro le decisioni del Consiglio dei Ministri, sindaci contro governatori, le ragioni dell’economia in guerra contro quelle della salute pubblica, la scuola, che con parole roboanti viene definita come il più importante baluardo della civiltà, confermata purtroppo come mero parcheggio dei figli di genitori lavoratori…

Avremmo bisogno di serie riforme nel campo della sanità, dei trasporti, della scuola, e di un serio ripensamento del modello economico che l’umanità ha finora perseguito con risultati catastrofici per l’ambiente e per una grandissima parte della popolazione mondiale, costretta a subire l’iniqua distribuzione delle risorse, lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo: in una parola, l’ingiustizia sistematica.

Invece siamo praticamente obbligati ad occuparci, e portati a discutere inutilmente, di questioni di importanza planetaria fondate sull’ignoranza e la protervia di personaggi che, per colpa di chi ha dato loro il potere, possono decretare anche la fine del gioco.

Putin e Erdoğan, Bolsonaro e Xi Jin Ping, Kim Jong-un e Johnson e Macron e Netanyhau, Trump o Biden…

Amen.

Lavinia P. de Naro Papa

 

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