lunedì, 30 novembre 2020
l'editoriale di Luisa Montù

LIBERTÀ O SOPRAFFAZIONE?

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Davvero non ce l’aspettavamo? Ma davvero pensavamo che, col giungere del freddo, già di suo portatore di sindromi influenzali di vario tipo, la curva epidemica del covid19 non si sarebbe alzata costringendo il Governo a imporci un nuovo più o meno rigido lockdown (se lo chiamassimo italianamente “chiusura”, come preferiremmo, probabilmente nessuno capirebbe di che stiamo parlando…) visto che non avevamo fatto e ancora non stavamo facendo nulla per evitarlo?

Adesso ci lamentiamo, protestiamo, ma non ci lamentavamo quando ci si ammassava l’uno accanto all’altro senza mascherina in discoteca, ai matrimoni o semplicemente per le strade a non far nulla, in fondo, di particolarmente importante.

La libertà è bella, ma quando la nostra libertà costringe qualcun altro a restare chiuso, soffrendo, in ospedale o anche semplicemente isolato da ogni contatto umano per giorni e giorni, sempre che gli vada bene, allora non si può parlare più di libertà ma di sopraffazione. Chi non crede all’esistenza o alla pericolosità del covid19 è padronissimo di farlo, ma, invece di sproloquiare sulle proprie convinzioni in televisione, sui social o in piazza, vada ad aiutare chi si prodiga per assistere i malati e, se non gli succederà nulla, magari avrà pure la conferma delle sue teorie. Dai tempi di Archimede, qualsiasi scienziato che abbia avuto un’idea nuova nella quale credeva profondamente, prima di divulgarla al mondo, l’ha sperimentata, controllando nella realtà se era un’idea giusta o sbagliata.

Adesso molti ristoratori protestano per la chiusura alle diciotto che non comprendono. E molti di loro infatti hanno ragione, perché avevano speso dei soldi per adeguare i loro locali a quelle norme che avrebbero dovuto garantire la sicurezza dei clienti, ma, a fronte, troppi sono stati coloro che quelle norme non le hanno rispettate e adesso, come sempre, a pagare sono quelli rispettosi delle regole.

Il risultato è che i pronto-soccorso sono intasati e che molti malati, anche gravi, non possono essere curati, anche i tamponi scarseggiano così come il personale medico, col risultato di turni sfibranti per coloro che sono presenti. Non solo, ma il ritardo nell’eseguire i tamponi costringe in quarantena pure chi di quarantena non avrebbe bisogno.

Durante il precedente lockdown la gente si lamentava perché non aveva soldi, ma poi i soldi li ha trovati per andare in vacanza, per affollare le spiagge, i locali, per recuperare i giorni di solitudine con le feste più sfrenate.

Si è constatato che nei matrimoni sovente si verificano contagi. Perché? Perché gli invitati devono essere tanti, il distanziamento non è possibile, le mascherine danno fastidio, e poi si deve mangiare, bere, persino ballare, stretti stretti l’uno all’altro. Inconcepibile un matrimonio con pochi intimi e senza eccessi! Abbiamo persino sentito dire che ci si sposa per festeggiare con gli amici, altrimenti che ci si sposa a fare? Così, abbiamo trovato una spiegazione in più per tanti divorzi!

Forse, se tutti noi avessimo la sensibilità di quel ragazzino di tredici anni che, positivo, vivendo in una casa piccola coi genitori, per non contagiarli era andato a vivere in macchina, oggi la situazione sarebbe meno grave.

Invece è grave e in via di peggioramento, eppure, nonostante questo, le forze politiche, anziché far fronte comune per aiutare la popolazione a uscirne con meno lividi possibile, approfittano dello smarrimento dei cittadini per ottenere vantaggi politici, tanto del prossimo chi se ne frega!

Che squallore!

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