lunedì, 25 gennaio 2021
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A tavola con gli Dei (a cura di Marisa Scopello)

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Il magister bibendi avanza seguito dal cratere di vino che viene deposto al centro del Triclinio, dosa la quantità di acqua, miele e pepe nero da mescolare al vino che accompagna le secundae mensae e riempie le coppe dei commensali. Subito dopo, i servi portano una tavola dipinta di blu che contiene la prima delle portate dolci: sembra il cielo notturno, ornato da nuvolette, costellazioni e luna.
“Questa sera mangeremo gli astri per diventare anche noi parte della volta celeste. Le nuvole sono anch’esse favorevoli a noi e non minacciano pioggia, solo la dolcezza degli albumi montati col miele e rappresi leggermente nel forno. La luna è per Atistia, la squisita padrona di casa; la stella più grande, Venere, per l’ospite d’onore di questo banchetto. Luna e stelle sono di pasta tenera ripiena di mandorle tritate, fichi secchi, uvetta di Corinto, buccia di limone, cannella e altre spezie preziose impastate col miele.” dice il galante cuoco della cena.
Arriva un’altra grande tavola azzurra che sembra una distesa marina le cui onde sono evidenziate dalla spuma, in realtà è morbida ricotta di pecora lavorata a crema. Al centro è posta una grande conchiglia che mi ricorda la botticelliana nascita di Afrodite; a simulare la sabbia della riva ci sono mandorle abbrustolite e pestate finemente mentre gli scogli sono biscotti globosi di nocciole impastate col mosto dolce.
Sono estasiata di questa cena romana e della teatralità delle sue vivande che imitano, mascherano e intrigano.
Eurisace batte le mani per richiamare l’attenzione: “Amici, dopo il lusso dei cibi, è giunto il momento della commissatio, la cerimonia conclusiva. Disponiamoci in cerchio e passiamoci a turno la coppa di vino brindando alla salute della nostra ospite. I Lari stasera ci perdoneranno se vengono trascurati a favore di Marisa, la viaggiatrice che ha onorato la nostra casa.”
Ringrazio e bevo con gli altri, anche se non ne posso più, satolla di cibo e di bevute.
Quando vanno tutti via, Atistia mi chiede dove andrò domani dopo il sonno ristoratore. Dico che vorrei riprendere il viaggio per mare seguendo la costa verso sud.
“Fermati, se puoi, dalle parti di Ercolano. Lì vicino ci sono Pompei e Neapolis. Valgono bene una sosta. Domattina ti farò preparare una barca che rapidamente dal Tevere ti riporterà ad Ostia. Da lì potrai proseguire il viaggio.”
Eurisace merita il mio ringraziamento con un abbraccio.

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