lunedì, 25 gennaio 2021
l'editoriale di Luisa Montù

MA DOV’È FINITO IL NATALE NORMALE?

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C’era una volta il Natale normale. No, non intendiamo parlare di un Natale “normale” per contrapporlo allo strano Natale del 2020, lontani da tutti, isolati, spaventati. Intendiamo parlare di quel Natale in cui per farci gli auguri si prendeva il telefono, si parlava, si chiedevano e davano notizie delle rispettive famiglie o magari si scriveva addirittura una lettera.

Oggi quel Natale normale non esiste più e quanto diremo vale anche per il primo dell’anno, l’Epifania, la Pasqua, insomma per tutte le feste tradizionali. Oggi non si riesce a fare gli auguri se non s’invia un’immagine, dall’esplosione di fuochi d’artificio al disegno melenso debordante di cuoricini, dall’immaginetta pia che inneggia alla santità della festa con presepi, Madonne e santi vari a quella totalmente laica dell’abboffata davanti a una tavolata rigorosamente apparecchiata in rosso.

Già di per sé è una cosa oltre i limiti del ridicolo farsi mettere in bocca  (o in chat, visto il tema) frasi prelevate da qualche parte, da qualsiasi parte anziché dal nostro cervello. Eppure esistono in rete siti ampiamente noti a tutti dai quali si prelevano gratuitamente (si spera!) immagini e video di tutti i tipi. Solo che i tipi si ripetono, allora ti vedi arrivare a raffica, a seconda del numero di “amici” (certo, tra virgolette, perché, se tutti quelli che t’inviano mitragliate di disegnini identici fossero davvero amici tuoi potresti dormire tra due guanciali ma ovviamente, questi, amici davvero non lo sono!) che ti contattano, sciami di queste immaginette e di lunghi quanto inutili video che ti fanno perdere un’infinità di tempo per eliminarli tutti dal telefono. Allora non riesci a fare a meno di pensare: se fossero sciami di api o di vespe mi darebbero meno fastidio!

Il bello è che a nessuno viene in mente di rispondere, semmai il cervello si trasforma immediatamente in una calcolatrice che sforna nomi a raffica ai quali girare quanto appena ricevuto.

Non è facile riuscire a capire che cosa è successo al nostro cervello. Non è facile perché, in realtà, non si riesce a individuare un “cervello”. Chiariamo: si ha la sensazione di trovarci davanti a un unico cervello, sempre lo stesso, che ragiona sempre allo stesso modo, suddiviso tra i milioni di abitanti della terra. Insomma, è come essere circondati da un’infinità di pupazzetti Lego che qualcuno fa muovere o star fermi a suo piacimento. In pratica, che fine ha fatto l’individuo? Esiste ancora o è finito in un cassetto come un vecchio telefonino privo di WhatsApp?

E allora ci si scopre a cercare intorno a noi, come Diogene con la sua lanterna, l’Uomo, quello vero, quello che pensa, quello che ha creato capolavori d’arte unica e immensa, dalla pittura alla musica, dalla scultura all’architettura, dalla letteratura alle costruzioni più elevate del pensiero, quello che ha fatto progredire la scienza… ahi, forse è proprio qui che ha preso la strada sbagliata. Già, perché, credendo di facilitare la vita ai suoi simili, ha inventato marchingegni da usare sul web in modo da far riposare, riposare, riposare… il cervello. Ecco allora che in questo modo il cervello si riposa troppo e finisce per atrofizzarsi. Mazzabubù, il cervello non c’è più!

E allora, adesso che si fa? Sentite, qui abbiamo individuato il problema, ora cercate un po’ di risolverlo voi. Mica pretenderete che pensiamo a tutto, no? In fondo, noi siamo solo normali giornalisti che possono unicamente guardare, analizzare, commentare e, al più, gridare l’allerta. Insomma, a questo punto sbrigatevela voi!

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