sabato, 3 Dicembre 2022

A tavola con gli Dei (a cura di Marisa Scopello)

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Riprendo il mare e mi sento a casa perché il Mediterraneo unisce dividendo, infonde energia con la sferzata della brezza salina e predispone all’avventura, alla scoperta di altri mondi e modi di vivere. Le sue tempeste fanno crescere e per questo la mia disavventura nel mar Egeo mi è stata così  utile da provarne adesso un sacro rispetto.
Dicevo l’odore del mare, il fascino del suo colore cangiante, dal blu profondo che accoglie la costa precipite e i promontori boscosi all’azzurro cristallino dei fondali sabbiosi, al bianco merletto delle onde, degli sprizzi improvvisi se un delfino decide di salutare i naviganti con una doppia capriola acrobatica. Guardo la costa e il Circeo a sinistra, le isole Pontine a destra che sembrano un preambolo a Ischia e Procida pensando che sono fortunata a godere di tanta bellezza. Ora a sinistra appare Napoli come una cavea teatrale e ne immagino i sapori che conosco (la pummarola, la pizza, il babà) ma che non esistono nella realtà in cui sono immersa ora. Ci vorranno ancora molti secoli e molta storia…
Alle spalle di Napoli c’è la collina di Posillipo dove, tra un po’, l’epicureo Siróne farà della sua villa una scuola di filosofia (frequentata anche da Virgilio), mentre Filodemo di Gadara ne creerà una a Ercolano, nella villa dei Pisoni.
Basta coi rimandi culturali, i morsi della fame si fanno sentire. Approdiamo a Ercolano con una sorpresa: a un remo è rimasto attaccato un polpo enorme che faremo cucinare nella prima cauponaincontrata; si chiama, recita l’insegna lignea, “Ad cucumas” che si riferisce alle brocche contenenti le bevande, ci sono infatti dipinte quattro brocche di colori diversi oltre al nome del “grafico”, scr(i)ptor Aprilis a Capua (anche allora il designer aveva la sua importanza!). In una località marinara il pesce è l’alimento principale, se ne sente l’odore provenire dalle pentole sul fuoco. In attesa che il polpo sia pronto, comincio ad assaggiare i piatti messi  in tavola e, da buona epicurea, afferro al volo l’occasione. Alici crude marinate con olio e aceto, fette di pane rustico abbrustolite sul fuoco, sfregate con aglio, olio e origano, pastinache viola in insalata con garum, aceto e prezzemolo, gamberi fritti e olive, tante olive verdi e nere e rosse. Mi lecco le dita stillanti sapori genuini. Insieme al polpo affogato nel vino e nelle spezie, così tenero nonostante i tentacoli siano grossi come salsicce (ho visto che lo hanno battuto sugli scogli appena estratto dal mare per renderne morbide le fibre),  arriva anche un grande tegame con un rombo cotto al forno con fette di limone, erbe aromatiche, cipolle rosse, garum e olio. Squisito.
Mi servono anche la frutta: mele annurche e fichi secchi. Chiedo alla giovanissima serva bruna di pelle e di capelli da dove venga; mi risponde che è nata a Sulky, in Sardegna, il suo nome è Autas e dai suoi occhi neri traspare, benché schiava, una grande fierezza. Mi ha affascinato. Esco per esplorare la città ricca di ville che si affacciano in alto sul mare, ci sono tre decumani, insulae  a più piani, e strade ortogonali secondo la matrice greca. Il muro di cinta verso il mare è in opus reticulatum con archi prospicienti alla riva del mare. C’è un quartiere termale con decorazioni a mosaico e affreschi come nei peristili  di tante case patrizie, abbelliti da fontane e statue. Una località bellissima che già conoscevo dagli scavi ottocenteschi ma che ora si mostra ricca di quella vita azzerata dal Vesuvio nel 79 d.C.
Ho visto abbastanza e già mi prende la curiosità di andare nella terra di Autas tra nuraghe e cultura punica.

 

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