sabato, 3 Dicembre 2022

BRUTTI TEMPI E BRUTTE DONNE

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Che si stessero vivendo brutti tempi è cosa che a nessuno può essere sfuggita.

Sono già diversi anni che la parabola della crescita della qualità della vita è nella fase discendente.

L’economia mondiale nelle avide mani di pochi manovratori, con le banche di credito trasformate in banche d’affari, spesso loschi, protette al limite dell’indecenza da organismi transnazionali a danno dei cittadini comuni salassati da tasse inique.

La sanità pubblica vergognosamente smantellata a favore di quella privata e in balìa dei favoritismi politici al posto della competenza e della professionalità, le facoltà di medicina blindate dal “numero chiuso” che, di fatto, impedisce il rinnovamento della classe medica, l’assurda politica che ha trasformato l’attività sanitaria in azienda produttrice di utili, gestita in maniera diseguale su tutto il territorio nazionale da regioni governate troppo frequentemente da ingordi incapaci, alla faccia del dettato costituzionale che non ammette differenze di trattamento tra le persone.

La scuola, oggetto di continue “attenzioni” dai ministri di turno, personaggi quasi sempre lontani anni luce dalle problematiche scolastiche, e spesso anche privi di titoli scolastici di un qualche rilievo. In una farraginosa fioritura di scuole, istituti e licei specializzati si è persa la geografia, la storia dell’arte e gran parte della storia: orari ridotti a minimi ridicoli, senza spazio per l’interdisciplinarità così importante per far comprendere i nessi che collegano idee e fatti alle nuove generazioni. La scuola pubblica avvilita e depauperata nei confronti di quella privata, con ulteriore allargamento della forbice tra ricchi privilegiati e poveri lasciati alla ventura.

L’elenco delle sciagure potrebbe continuare a lungo – trasporti, informatizzazione, etc. – ma ce n’è una planetaria che è veramente sconvolgente: la deriva nazionalista che ha portato allo scoperto e ha dato spazio a ripugnanti rigurgiti di razzismo, all’egoismo di chi ha nei confronti di chi è nel bisogno, al tracotante trionfo dell’ignoranza ostentata come titolo di merito, all’esaltazione muscolare della forza bruta contro la dialettica della diplomazia e della mediazione.

In questo esaltante scenario è piombato come mattatore il Covid19.

All’iniziale reazione di solidarietà dovuta all’improvvisa ed imprevedibile riduzione di movimenti e di autonomia delle persone costrette a casa da un lockdown che si sperava di breve durata ma foriero di positivi cambiamenti nei rapporti reciproci tra umani e tra questi e la Natura, la durata del fenomeno e l’approssimazione dovuta all’inesperienza dei governanti nell’affrontare un problema globale del tutto nuovo e sconosciuto, ha portato all’esplicitazione di fenomeni deteriori quali il negazionismo e il complottismo, già presenti nella società, spinti  oltre ogni limite dell’incoscienza e dell’autolesionismo.

Chi sperava che l’umanità avrebbe saputo trarre insegnamento e saggezza da questo crudo raffronto tra la boria da padroni del mondo e il potere distruttivo di un microscopico virus, si è illuso: a quanto pare questo “coso” alieno, organismo parassita ai margini della vita, non colpisce solo con polmoniti micidiali ma innesca anche processi degenerativi neuronali. Il numero di cretini a tutti i livelli cresce in maniera esponenziale, ed è un fenomeno particolarmente pernicioso quando riguarda personaggi che occupano posizioni di rilievo mediatico o di potere politico.

Lasciando da parte i soliti Trump, Bolsonaro, Erdoğan e soci, la nostra italietta recita bene la sua parte con le urla scomposte della Meloni e le intemperanze dei Mattei. Mentre Salvini mette in mostra la sua proterva ignoranza e un intollerabile, irrispettoso cinismo – la mascherina con l’effigie di Paolo Borsellino ne è, speriamo, l’ultima efferata dimostrazione -, Renzi dà la stura al suo ego smisurato e patologico che lo porta ad essere la quintessenza dell’inaffidabilità, capace com’è di trasformismi e tradimenti.

In mezzo al riacutizzarsi della crisi pandemica, col Paese ridotto ai minimi termini per non poter lavorare, andare a scuola, viaggiare, ammalarsi se non di Covid, il “rottamatore” decide che è il momento giusto per provocare una crisi di governo e gettare il Paese nel caos. Costui, dopo aver favorito la nascita del secondo governo Conte all’insegna dell’accordo tra acerrimi nemici quali PD e 5stelle ottenendo due ministeri ed un sottosegretariato, il giorno dopo ha formato il suo gruppuscolo dissidente, uscendo dal PD, ma non dal governo a cui ha cominciato a fare una guerriglia intestina, intessuta di scaramucce e trabocchetti.

In vista del saporito boccone che l’Europa ha promesso di elargire all’Italia sotto forma di Recovery Found, fidandosi di Giuseppe Conte che non sarà un politico esperto ma almeno parla le lingue e non fa le corna nelle foto ufficiali dei consessi internazionali, il Renzi e i suoi accoliti sono corsi a chiedere lumi e consigli a Denis Verdini, grande esperto di maneggi finanziari, anche se al momento risulta ospite delle patrie galere. La fregola del potere lo ha spinto, dal basso del suo 2%, a chiedere al governo cose, alcune anche giuste, che però al momento non si possono fare nell’emergenza in corso. Rispolverando la sua nota tattica autolesionista del “muoia Sansone con tutti i Filistei”, si suppone conscio di fare una mossa incomprensibile e sgradita all’elettorato che lo farà sparire dalla scena politica alle prossime elezioni, ha dichiarato il ritiro dei suoi ministri dal governo, mettendolo così in minoranza.

I suoi ministri sono due donne. Costoro hanno lasciato il capobranco libero di usarle a suo piacimento, come pedine perdenti a dama, come cose senza diritti. La Bellanova, in particolare, è sembrata essere vittima della sindrome di Stoccolma per quanto si è prodigata ad esaltare le prodezze del padrone mentre questi la buttava tra gli scarti di quella che si è andata a caratterizzare come una partita a poker personalizzata contro Conte.

Purtroppo un’altra donna, ricca e potente, ha espresso il peggio della ideologia della parte politica che l’ha voluta al posto di Giulio Gallera, partner del governatore Fontana in irresistibili, tragiche performances che hanno aiutato di fatto la diffusione del virus, come assessore alla sanità lombarda. Letizia Moratti ha pensato bene di esordire nel suo nuovo ruolo chiedendo al commissario Arcuri di rivedere i criteri di distribuzione dei vaccini tenendo presente il PIL delle regioni: quindi la fetta più grande è da destinarsi alla Lombardia che produce più di tutti ricchezza nazionale!

Il cinismo di questa proposta del resto è in linea con quanto sostenuto da un esponente leghista circa il valore della vita di un meridionale, che è della metà di quella di un lumbard…

Quando fu ministro della pubblica istruzione fece di tutto per favorire le scuole private e, non a caso, financo da Modica partirono in massa gli studenti delle superiori per partecipare alle dimostrazioni davanti al ministero di Viale Trastevere al grido  “Demorattiziamo la scuola”!

Altra piccola perla della signora: come la sua collega Santanchè usa il cognome del marito, più famoso e potente del suo.

Che brutte donne!

Ma c’è un diamante di novant’anni che brilla oggi in Parlamento: la senatrice a vita Liliana Segre che, mettendo a rischio la propria salute, è scesa a Roma da Milano per votare la fiducia al governo, conscia com’è del momento drammatico che sta vivendo l’Italia e delle nefaste conseguenze che potrebbe avere una crisi di governo.

Una gran bella donna.

Lavinia de Naro Papa

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