sabato, 3 Dicembre 2022

NON SI MUORE SOLO DI COVID

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Oggi, faticosamente e con tanti sacrifici, dobbiamo affrontare una pandemia della quale ancora poco sappiamo e che ci spaventa, è vero, ma non dobbiamo mai dimenticare che non è solo di Covid che si muore.

Nelle chiacchiere della gente abbiamo sentito attribuire a questo virus gravi malattie e morti che nulla con questo avevano a che vedere. A parte il cancro, che continua a falciare la vita della gente senza fermarsi, oltre alle malattie cardiache, cerebrali e quant’altro, che da sempre hanno insidiato la nostra vita, quest’anno, che ha visto ammalarsi o morire tanti atleti, tanti campioni sportivi che avevano esaltato la nostra fantasia regalandoci momenti bellissimi, dobbiamo riflettere bene su quello che ci era stato raccontato un tempo a proposito dello sport e del doping, ma che oggi pare sia stato dimenticato.

Fin dai tempi di Bartali e Coppi i corridori, specie quelli più forti, raccontavano che i loro allenatori prima di una corsa facevano bere un “bibitone”, come lo chiamò qualcuno, che dava la carica. Cosa ci fosse dentro non ce lo disse mai nessuno, sicuramente nessuno se lo chiedeva, ma in seguito, quando si scoprì che gli atleti, per rendere al meglio e anche di più, assumevano sostanze dannose, a lungo andare, alla salute, allora si cominciò a porre attenzione a queste sostanze e degli esperti furono incaricati di redigere un elenco di quelle dannose. Il problema però fu che laboratori chimici all’avanguardia creavano sostanze che non facevano parte della lista di quelle vietate ma ottenevano gli stessi effetti ed erano altrettanto dannose. E, mentre si allungava la lista dei farmaci dopanti, si andò avanti così per molto tempo, chissà, probabilmente ancora oggi. Tra l’altro, non si deve ignorare che questa pratica così dannosa non si limitava, e sicuramente non si limita nemmeno oggi, agli sportivi di alto livello, ma anche nelle palestre frequentate da studenti o impiegati circolavano, e molto probabilmente circolano ancora, sostanze molto dannose alla salute.

Oggi ci chiediamo: con l’ossessiva preoccupazione per il Covid, non saranno stati allentati i controlli su queste sostanze? Nel calcio, ad esempio, notiamo che alcune squadre si muovono a ritmi diversi e imprevedibili rispetto agli impegni di Campionato e Coppe. Ci auguriamo che sia solo il tipo di allenamento, la bravura dei preparatori atletici, insomma qualcosa che in alcun modo possa, per un momento di gloria, danneggiare la salute di giovani che hanno tutta la vita davanti a loro e la vita non è fatta solo di prestazioni sportive.

Quello che ci preme ricordare e chiedere è che il panico per la pandemia non ci distragga dal tenere sotto controllo tutto ciò che, dati i tempi, potrebbe sfuggirci di mano, come l’attenzione a quei fenomeni che, solo pochi anni addietro, erano stati evidenziati da ricerche e indagini specifiche. Come, appunto, nello sport, un mondo che dovrebbe rappresentare un trionfo della salute, della giovinezza, così come della lealtà, dell’onestà, dell’amicizia… Ma di che stiamo parlando? Forse ci siamo persi, perché tutte queste cose, queste parole che inevitabilmente si dovrebbero associare al termine “sport” da tempo se ne sono staccate, non ne fanno più parte, per lasciar il posto ad altre, come interesse, arricchimento, guadagno spropositato… insomma, per dirla con una parola che non ci piace, per trasformarsi in business.

 

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