domenica, 11 aprile 2021
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CHISSÀ

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A quanto pare, si è giunti alla fine. Ma è meglio non dirlo troppo forte se il Covid, come l’antica divinità latina Vertumnus, sa trasformarsi in qualcosa d’altro e la scelta è varia come quella di un menù á la carte di vini pregiati: variante africana, australiana, inglese… mancano solo la tahitiana e l’indiana per dare un tocco ancora più esotico. L’imperterrito virus però non ha fatto i conti con la scienza e le trappole a forma di vaccini sono diventate tante: Pfizer, Moderna, Johnson&Johnson, Sputnik, AstraZeneca. Che dire? C’è l’imbarazzo della scelta, o forse no? No, perché ne sono nate, al solito, di polemiche per l’ultimo dell’elenco che sembra nel nome evocare stelle e galassie ma si comporta in modo estremamente mutevole in base al soggetto che lo riceve; ad alcuni non provoca nessuna reazione, ad altri procura febbre alta, tremori e indolenzimenti vari. In più, non si può scegliere quale ricevere, una lotteria tipo Gratta e Vinci; si può vincere una vacanza sotto le coperte per qualche giorno in compagnia della Tachipirina, ripetibile con la seconda dose, oppure essere immunizzati senza conseguenze.
Quelli di una certa età ricorderanno senz’altro i pustedda, il vaccino antivaioloso che si è fatto in età scolare. Era quasi un rito di passaggio che faceva tremare i più pavidi e lasciava un duplice tatuaggio sull’avambraccio sinistro, quasi una scarificazione come ricordo tangibile. Oggi il vaccino anticovid è una necessità, un nuovo rito di passaggio e, se il traguardo è la fine della pandemia, non possono esserci indugi. Tutti aspettiamo sulla riva del fiume il passaggio del suo cadavere, senza applausi però , perché una parte della nostra umanità è rimasta impigliata in quella lugubre fila di camion che trasportava tanti e tanti morti nell’attonito silenzio di un gelido inverno. Sono nate sensazioni da cui non ci si può liberare, sensazioni che si sono sedimentate come tatuaggi dell’anima. Verrà tra qualche giorno, insieme all’ora legale, la capacità di smaltire nel mastello dell’indifferenziata quei ricordi dolorosi e ritornare alla luce di nuovi abbracci? Quien sabe

Marisa Scopello 

 

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