domenica, 11 aprile 2021
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VOTO AI SEDICENNI INIEZIONE DI IDEALI PER LA POLITICA?

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Enrico Letta, nel suo discorso di insediamento a segretario del Partito Democratico ha avanzato la proposta di estendere il diritto di voto ai sedicenni. Naturalmente in questo scorcio di legislatura non se ne farà niente, questa roba si potrà discutere dopo le prossime elezioni, quando si sarà delineata una maggioranza e un’opposizione, per adesso c’è l’ammucchiata che blocca la normale dialettica.

Non è un’idea nuova, lo stesso Letta la aveva esposta in passato, allora io l’avevo liquidata frettolosamente pensando che a sedici anni i giovani non sono ancora maturi per scegliere. Adesso la proposta  dentro di me ha avuto un’altra eco, ha avuto l’effetto di un campanello d’allarme, non mi sono sentita di liquidarla, piuttosto mi ha spinto a riflettere, mi ha sollecitato ad analizzare la condizione in cui versa la società, la politica, la stampa, la democrazia, lo stato di salute del pianeta.

Su questa sollecitazione mi sono avviata a meditare, mi sono allontanata dallo stato di paralisi in cui il protrarsi della pandemia inchioda tutti noi, mi sono inoltrata in un cammino attraverso il contesto attuale, ho aperto una ad una le varie porte:

– La società, più che mai è gravata da squilibri nella distribuzione delle risorse, squilibrio indecente fra ricchi e poveri, nella distribuzione dei poteri, delle opportunità, dei diritti, squilibrio fra i generi, fra nord e sud, fra centro e periferia, insomma la società è in grande affanno da parecchio tempo perché incapace di adeguarsi ai mutati equilibri che il tempo genera, subiamo tutti di una inadeguatezza generata da un sistema bloccato da troppo tempo.

– La politica, fragile e impotente più che mai, almeno a mia memoria, priva di visione prospettica sul futuro, accartocciata su se stessa, attenta solo ai sondaggi, cioè dipendente dall’umore e dall’emotività della piazza, sganciata dai valori dell’esistenza, dai bisogni dei cittadini, sorda e cieca rispetto ai sogni dei giovani, bendata e muta rispetto alla denatalità, insomma ha perso la funzione di guida dei processi.  Gli eletti, cioè rappresentanti del popolo nelle istituzioni, i deputati alla guida dei processi sociali ed economici della collettività, nella maggioranza sono affetti da narcisismo, alcuni in stato di delirio patologico, tutti completamente distanti dagli elettori, concentrati sulla gestione del potere per fini personali, dimentichi del concetto di servizio, dimentichi del giuramento che prestano, dimentichi del fatto che vengono pagati dal popolo e che di conseguenza per lui dovrebbero lavorare. Alcuni palesano scarsa cultura istituzionale e scarso senso dello Stato, ignorano l’etica della funzione, nel migliore dei casi assolvono alla funzione di oscuri funzionari burocratici, nella peggiore si dimostrano demagoghi solamente capaci di fare propaganda. Leader di partito che si delegittimano vicendevolmente tramite la calunnia e la menzogna con una comunicazione condotta sul registro della volgarità. Partiti in guerra spietata tra loro, sempre pronti ad attaccarsi come nemici piuttosto che fronteggiarsi come avversari nelle idee e nella visione di società.

– La stampa (altro che quarto potere, piuttosto serva!) ha rinunciato alla sua funzione di pungolo verso la politica, ha svenduto la libertà di opinione schiacciandosi, per comodità, sui poteri.

– La democrazia è solo apparente, svuotata dalla sostanza, lo dice la composizione della rappresentanza politica costituita solo da un genere con l’esclusione dell’altro, lo dice l’irrilevanza dei giovani considerati incapaci di pensiero fino a diciotto anni, e poi lasciati emigrare senza che nessuno batta ciglio. La democrazia è diventata un fatto solo formale, lo mostra la ridondanza burocratica che blocca i processi attuativi.

– Lo stato del pianeta è compromesso, ma continuiamo a fare finta di niente perché non sappiamo voltare pagina, perché abbiamo perso il senso del futuro, perché viviamo come se fossimo l’ultima generazione.

La condizione in cui versiamo è davvero drammatica, peggio di come le cose sono state condotte non potevano esserlo, allora dovremmo smettere di continuare a perseverare sulla medesima strada. Se vogliamo che la vita sulla terra continui ad esistere, se vogliamo scongiurare la guerra come regolatore dei conflitti sociali, conflitti che se continuiamo nell’attuale andazzo non potranno che verificarsi,  bisogna cambiare rotta, bisogna che la politica cambi rotta.

Bisogna che si riveda il modello di sviluppo che ha prodotto gli squilibri sociali e ambientali che abbiamo sulla groppa.

Il mutamento certamente non può venire da chi gode dei privilegi, perché il privilegio rende ciechi e cinici, bisogna aprire i canali oggi chiusi e dare voce a chi oggi è inascoltato, a chi oggi è escluso, è arrivato il tempo di considerare risorsa chi oggi è considerato scarto.

Questo canale non può non prevedere i giovani e le donne, i giovani come portatori di speranza e come soggetti invocanti un futuro ecocompatibile, e le donne come soggetto economico capace di produrre risorse utili al miglioramento della condizione delle famiglie, cioè della società.

Perché ciò possa verificarsi occorre fare dei piccoli gesti, aprire quelle porte oggi serrate, bisogna mettere i giovani in condizione di esprimere i loro bisogni e le loro angosce, bisogna dare loro l’opportunità di esprimere il voto, concedere loro il diritto civile di soggetto portatore di idee e prospettive. A sedici anni non sono maturi? Chi lo ha provato? Non è forse vero che non spingendoli a mettersi in gioco ritardiamo il loro processo di maturazione? Se si concede loro l’opportunità di esprimersi saranno spronati a fare il salto per cogliere l’occasione, perché non riflettiamo sul fatto che la bambagia in cui li releghiamo è un ostacolo alla maturazione? Non è nelle difficoltà che si cresce? Abbiamo dimenticato il proverbio che recita “la fretta insegna a correre e il rispetto induce a piangere”?

L’atteggiamento iperprotettivo è un frutto avvelenato del paternalismo, vale per i giovani come per le donne, bisogna smetterla di negare soggettività ad entrambi. Alle donne va data l’opportunità di concorrere al benessere economico familiare mettendole in condizione di lavorare con parità di condizioni di partenza, tramite l’alleggerimento della cura con servizi utili.

Ai giovani va dato il potere di incidere nelle scelte della classe dirigente in modo da rinnovare e rinvigorire la classe politica.

Carmela Giannì

 

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