domenica, 11 aprile 2021
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L’ULTIMO GOL

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Modica ha “salutato” Pippo Macrì, uno dei simboli del calcio rossoblù ma anche siciliano, storico giocatore/panzer, che aveva giocato vinto anche con lo Scicli. Era stato anche allenatore dello stesso Modica, del Ragusa e del Pozzallo.

La sua carriera da giocatore la chiuse nella compagine modicana, rivestendo il doppio ruolo e giocando non più da attaccante ma da libero.

Negli ultimi anni si era dedicato, anche in questo caso con discreti risultati, al tennis.

Nato il 29 aprile del 1945, era arrivato da Messina appena ventitreenne al Modica del presidentissimo Orazio Rizza. Nonostante le ristrettezze economiche del tempo (raccontava che con l’amico Tino Sgroi raccoglievano bottiglie di vetro per rivenderle), si innamorò di questa città e dei suoi abitanti, che lo “adottarono”.

102 i gol messi a segno nelle diverse categorie in cui ha vestito la maglia rossoblù per 182 volte. Con le sue reti aveva contribuito fortemente a portare il Modica dalla Prima Categoria alla Serie D, passando attraverso diversi allenatori, da Moschella a Cesarato a Biagini. Indossava la maglia numero 9 ed era dotato di qualità spiccate (aveva fatto il provino con la Juventus). Il sinistro e il colpo di testa erano le sue armi migliori.

Nella stagione 1972/73, il Modica vinse il campionato di 1^ categoria, con 30 reti del centravanti.

Lo stacco da terra era impetuoso. Prima di entrare in campo, al vecchio “Vincenzo Barone”, era sua abitudine attendere che gli altri 21 giocatori e l’arbitro fossero già tutti in campo. Poi spuntava lui, fascia da capitano al braccio, per raccogliere l’ovazione del pubblico assiepato nelle tre tribune. Era sempre un’esplosione di gioia quando scendeva quei quattro gradini che dagli spogliatoi portavano sul rettangolo di gioco, irrimediabilmente in terra battuta.

Quando la società gli consegnava gli scarpini nuovi (allora si chiamavano “scarpette”) “Pantofola d’oro” non le indossava subito. Il giovedì precedente alla partita, le consegnava ad uno di noi che giocavamo nelle formazioni giovanili così che, nel corso della partitella infrasettimanale indossate da altri, assumevano una forma più comoda. Per noi era come ricevere una medaglia.

Pippo Macrì, come dicevo, aveva anche allenato il Modica, registrando 92 presenze. Solo Pino Rigoli ha fatto meglio.

Aveva scelto Modica, diventandone cittadino a tutti gli effetti, costruendo la sua famiglia e mantenendo la stima incondizionata da parte di tutti.

Aveva lavorato alle dipendenze dell’Azasi, durante e immediatamente dopo la carriera di calciatore, poi aveva anche seguito il suocero, l’ex presidente del Modica, Carlo Catania, nell’attività commerciale, avviando insieme i grandi magazzini Sofin. Negli ultimi anni, con la figlia, gestiva un centro di spedizioni postali. Aveva 75 anni.

Subito dopo i funerali, la bara, portata da alcuni ex compagni di squadra, ha fatto un passaggio nello stadio che più lo aveva acclamato, il “Vincenzo Barone” (ora in erba sintetica), e poggiata sul dischetto del rigore, per l’ultimo tiro, quello che gli avrebbe dato il pass per prati più verdì.

Saro Cannizzaro

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