domenica, 11 aprile 2021
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LE DONNE PER LE DONNE

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Mercoledì 7 aprile, si è tenuta a Modica, proprio sul Belvedere del nostro paese, intorno alle 17,30, la prima azione del movimento “Non una di meno” da poco più di un mese costituito e insediato a Modica grazie ad una giovane studentessa universitaria modicana, Miriana Giurdanella che ha vissuto il movimento a Pisa dove studia ma che, per colpa dell’attuale pandemia, è costretta a studiare da casa in smart working.

Una prima iniziativa è stata quella di venerdì 2 aprile, dove altri giovani l’hanno affiancata per fare volantinaggio e attaccare manifesti in tutta la città e far conoscere dialogando il movimento femminista che in primis vuole mantenere vivo il ricordo delle vittime di femminicidio che in Italia ha visto un incremento preoccupante soprattutto nei mesi di lockdown. I dati Istat, infatti, riportano una non indifferente crescita di femminicidi nel primo semestre del 2020, il 45% sugli omicidi totali, rispetto al 35% del primo semestre del 2019 e hanno raggiunto il 50% nei mesi di marzo e aprile 2020. Solo nei primi tre mesi dell’anno corrente 2021, sedici vite sono già state stroncate.

Ieri, in presenza soprattutto dei giovani che stanno aderendo responsabilmente e interessati a crescere umanamente, dall’assessore alla Cultura, Sport, Turismo, Spettacolo, Maria Monisteri Caschetto, in questo caso alle politiche della famiglia, che ha appoggiato da subito questo nuovo progetto in città, dal vice sindaco Rosario Viola e da Santina Amato, presidentessa dello sportello antiviolenza donne, sono state commemorate una ad una, giorno per giorno, mese per mese, leggendo e ricordando il nome di ogni donna uccisa con brutale violenza. Nome che, scritto su un pezzo di stoffa rossa, è stato attaccato insieme ai tanti altri nella lunga ringhiera del Belvedere che dall’alto si affaccia al paese modicano, bello quando partecipa ad ogni singola e costruttiva iniziativa, un poco di meno quando si mostra assente. Poi un minuto di silenzio per le vittime e sulle note di una chitarra, la giovane Angela Roccasalva ha cantato “Thea Team” dedicando la canzone alle vittime “E’ troppo freddo fuori per morire un angelo”.

Il movimento “Non una di meno” è solo al suo inizio e con questo grande gesto, nel rispetto delle normative anti-Covid19, ha chiesto a chi era presente ma anche a chi ha voglia di aderire nelle successive manifestazioni in piazza, vietate in questo momento per causa pandemia, di prendere parte a questa grande azione di memoria alle vittime, per protestare e dire “BASTA AL FEMMINICIDIO” in una società che troppo a lungo ha incoraggiato una sbagliata e ingiusta concezione della donna. Per dire basta anche alla violenza contro le donne e le persone LGTBQIA+ che sta crescendo nelle case per via della distanza sociale, per l’oppressione di chi non ha una casa in cui restare, di chi è rinchiusa o rinchiuso in un centro di detenzione o di accoglienza, di chi sta in carcere o preme per attraversare i confini.

“Non una di meno” arriva in Italia subito dopo “ Ni una menos” il collettivo femminista nato nel 2015 in Argentina e che in questi anni non ha mai smesso di alzare la voce scendendo in piazza per chiedere che i diritti delle donne vengano rispettati. Colei che inventò lo slogan Ni Una Menos, in inglese Not One Dead, per affermare che nessuna donna sarebbe più dovuta morire per mano di un uomo, si chiamava Susana Chàvez, era una poetessa e attivista messicana, nata nel 1974 a Juàrez (la città più popolosa e violenta dello Stato di Chihuahua, in Messico), fu assassinata a trentasei anni nel 2011. Quello che non voleva sarebbe successo a nessun’altra è accaduto proprio a lei. Scomparsa il 5 gennaio, il giorno successivo fu trovata cadavere in mezzo alla strada, come un sacco di immondizia: il corpo seminudo, una mano mozzata e la testa avvolta in una borsa nera. Un omicidio di una violenza inaudita. I tre presunti giovani assassini furono arrestati ma di lei dissero che se l’era cercata. La frase “Ni una menos” usata da Susana come protesta contro i femminicidi nella sua città natale, diventò presto un simbolo di lotta femminista.

Se davvero le donne vogliono essere vive e libere da qualsiasi forma di violenza e oppressione, devono continuare con sempre più forza a lottare credendoci e gridare forte al mondo intero “non una di meno”! lo devono a tutte le donne che da sempre hanno lottato, lasciando un’eredità davvero importante: il diritto della libertà di essere.

Sofia Ruta

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