domenica, 11 aprile 2021
l'editoriale di Luisa Montù

NON SI SA PIÙ RIDERE

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Sono passati cent’anni dalla nascita di Nino Manfredi, quel grande comico, ma anche grande attore, che tanti ricorderanno sempre come Rugantino, il vero Rugantino. Già, perché poi ci sono stati altri Rugantino… che parlavano il romanesco… con accento milanese!

Se n’è andato anche Gigi Proietti, lo straordinario Meo Patacca dei nostri giorni felici, pure lui attore a tutto tondo di sopraffina qualità, ma con la satira nel profondo del cuore.

C’erano dei locali, come il Bagaglino a Roma, dove i comici si esibivano in battute una più divertente dell’altra, perché allora il senso della battuta esisteva davvero. Da sempre l’italiano ama la battuta; certo, non in tutte le regioni allo stesso modo, perché il carattere degli abitanti è differente: se, ad esempio, per il romano la battuta è simile al respiro, gli scappa fuori dalle labbra senza che nemmeno se ne renda conto, per il piemontese è diverso, sarà ponderata, pronunciata più raramente, ma verrà fuori e colpirà nel segno. Persino la Sicilia, considerata la terra tragica per eccellenza, in arguzia state certi che non sta dietro a nessuno. Insomma, gli italiani, ognuno a modo suo, amano e soprattutto eccellono nella battuta. Forse però dovremmo dire eccellevano.

Oggi infatti il comico che faccia ridere per davvero è diventato sempre più raro, a parte qualche allievo della vecchia guardia che ancora cerca di mantenere alto lo stile italiano. In primo luogo, si è perduto uno dei pilastri della vera comicità: la capacità di far ridere senza ridere. Già, perché ascoltare un comico che ride alle proprie battute… fa capire quanto poco queste valgano, perché, se non ride lui, non riderebbe nessun’altro… Infatti il pubblico non ride, a meno che non siano le scimmiette ammaestrate degli spettacoli televisivi.

Si è anche perduta, e quella perduta proprio del tutto, la grinta. Chissà, forse perché ci si è adagiati sulla possibilità di parlare senza freni, di qualsiasi argomento, per esempio di sesso, cosa assolutamente impensabile fino a un po’ di tempo fa, e questo ha illuso chi intendeva fare il comico senza averne la capacità, e soprattutto l’istinto, che bastasse parlare di sesso per scatenare l’ilarità. Sicuramente il sesso è una componente importante della nostra vita, ma fa ridere se è al centro di una battuta satirica o comunque spiritosa, come qualsiasi altra cosa, altrimenti no, è ovvio. 

A guardare i vari spettacoli di comici che si presentano in televisione o che si esibiscono nelle piazze, si direbbe che la comicità italiana oggi si sia concentrata sull’imitazione. In questo, almeno finché non la portiamo all’esasperazione, siamo abbastanza bravi. Inevitabile chiedersi il perché. La risposta potrebbe essere tragica: perché abbiamo perduto la nostra personalità, quindi ci aggrappiamo a quella degli altri, caricandola un po’, spesso pure troppo, allora, come sempre quando si esagera, si cade nel ridicolo, ma un ridicolo che non fa più ridere, tutt’altro.

C’è anche un altro tipo di battute, che forse fanno ridere gli sciocchi, ma che non sono battute, solo insulti. Ricordiamo certe uscite di un noto giornale francese che si definisce satirico, la cui comicità si aggrappa all’offesa nei confronti di altri popoli o di altre religioni. Che squallore! Fortunatamente questo tipo di… “comicità” non ci appartiene, ma fino a quando? Fino a quando riusciremo a non farci prendere dalla smania di scopiazzare anche questo? Sempre, invero, che in realtà ciò non stia già accadendo.

Forse questo conferma, e in parte spiega, il successo dei social, dove, anche solo per dire “buona Pasqua”, si devono cercare i disegnini con ovetti e cuoricini pensati da altri, disegnati da altri, insomma, tutte cose che appartengono ad altri, non certo a chi li copia e se ne fa vanto.

Riusciremo a riconquistare noi stessi? A smetterla di scimmiottare chi è tanto diverso da noi ma non migliore? Magari potremmo imparare dagli altri un po’ di ordine, un po’ di serietà nel lavoro, un po’ di rispetto per i regolamenti, ma reinventiamo i nostri sorrisi, la nostra allegria, quello spirito che ci rendeva tanto diversi da tutti, sì, un po’ speciali, anche un po’ matti, se vogliamo, ma capaci di ridere esclusivamente grazie alla nostra fantasia.

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