venerdì, 7 maggio 2021
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A tavola con gli Dei (a cura di Marisa Scopello)

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Cerco un vestito di lino adatto al clima di Alessandria e per entrare nel Museion. Prendo pure dei sandali infradito di papiro intrecciato e vado a osservare i philologoi che vivono in comunità intenti ai loro studi su papiri scritti in lingua assira, persiana, ebraica, indiana oltre che greca. Dalla poesia al teatro, dai trattati di filosofia all’astronomia, dalla matematica alla geometria. È incredibile vederli passeggiare lungo le passerelle coperte dei giardini, sostare in dialogo sui sedili esterni, giocare al Mehen (il serpente attorcigliato da cui spunta la testa di un’oca), chiudersi nelle camere di studio individuale e pranzare insieme nel synodos comunitario. Tra molti anni qui studierà anche Ipazia, ma quello è un altro tempo e un’altra storia. Ora, benché i re e le regine di questa età siano spesso corrotti e spinti dall’ambizione di potere, hanno il merito di aver saputo tutelare la cultura della parola scritta creando un modello bibliotecario che si affermerà nei secoli e nei luoghi più disparati, a partire da Pergamo, creando la catalogazione alfabetica ad opera di Zenocrato.
Mi siedo alla loro tavola e mangio il loro cibo: pane, uova, carne di piccione stufata con aromi, e birra. Il commensale seduto accanto a me decide di descrivermi il procedimento di fabbricazione della birra:
“I pani di orzo vengono sfornati prima della cottura completa, si imbevono d’acqua in cui sono stati macerati i datteri, quindi si fanno fermentare, si pressano e se ne filtra il liquido con un setaccio. Questa birra molto alcolica viene conservata in giare accuratamente sigillate. Ti piace?”
“Certo la birra che ho bevuto finora è molto diversa, ma questa la trovo ottima. Oltre ad essa, consumate anche il vino?”
“Come no? Siamo sul Delta del Nilo e ci sono molti vigneti da cui si ottengono vari tipi di vino. Ce n’è uno che in lingua greca si chiama Aigleucos o Acinatus,alla Latina. Se stasera vieni con me, andiamo in un posto speciale per cenare e bere vino. Io mi chiamo Zenone”.
Lo ringrazio dell’invito ed esco per recarmi nella Biblioteca. Che spettacolo, tutti quei rotoli riposti in fila e impilati gli uni sugli altri mentre ai tavoli gli scribi trascrivono testi con grafie diverse in religioso silenzio. Ecco, il silenzio è quel filo rosso che va oltre ogni tempo, anche nel mio.
Gli ebrei sono tanti, riconoscibili per la kippah, capelli e barba lunghi e curati, nel reparto in cui si commentano i libri sacri della loro fede; i persiani intenti a copiare testi di Zarathustra. Tutti affiancati senza mostrare arroganza o superbia, come dovrebbe essere ogni comunità umana.
Si avvicina Zenone e usciamo in silenzio per non disturbare il lavoro altrui. Andiamo verso il porto, alla ricerca della taverna per cenare insieme. Ci accomodiamo sotto una tettoia di canne intrecciate prospiciente il mare; l’aria è tiepida e la luce del tramonto imporpora il paesaggio, le barche in secca, quelle che stanno partendo per la pesca notturna, tutte decorate con l’occhio blu di Horus, simbolo di protezione e di fortuna.
“Non so se hai mai mangiato i piatti tipici della nostra cucina ma qui sono bravissimi a fare il fen medames di fave…”
“L’ho assaggiato stamattina e mi è piaciuto molto. Per me va bene.”
Zenone tira fuori dalla tunica un’ampolla di vetro, toglie il tappo e mi dice:
“Questo unguento è importante per non diventare noi la cena delle zanzare! Spalmiamocelo sulle parti esposte e ci lasceranno in pace per tutta la sera. Ti aiuto io. Ha anche un buon profumo.”
Così, con le sue mani, comincia a massaggiarmi braccia, collo e faccia soffermandosi con delicatezza su di me. Lo guardo: è bello, giovane, con occhi scuri come la notte. Mi piace, e intuisco che anche io gli piaccio.
Arriva la zuppa accompagnata da ortaggi al forno e spiedi di sardine arrostite sul fuoco.
Mangiando gli parlo di me e dei miei viaggi nel tempo, mentre le nostre mani si incontrano sempre più spesso tra le stoviglie…
Arriva l’anfora sigillata di vino, la si apre ed esce il nettare fresco, spumeggiante dell’Aigleucos.
Sarà l’ebbrezza delle bollicine, sarà l’atmosfera, i suoi occhi ardenti, la leggera brezza marina e la luna che è sorta da un pezzo, sarà che doveva succedere, ma ci ritroviamo avvinghiati sulla sabbia senza altri pensieri che godere l’uno dell’altra…

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